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domenica 6 Giugno 2021
PolisIl lavoro nella Costituzione Italiana e nei Trattati europei

Il lavoro nella Costituzione Italiana e nei Trattati europei

Il lavoro nella Costituzione Italiana è elemento fondante, essenziale per la sua importanza come fattore di crescita dell’individuo e della collettività.

Il lavoro nella Costituzione Italiana

Il primo articolo della Costituzione italiana afferma che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro: esso è dunque uno dei principi cardine del nostro ordinamento giuridico, rappresenta la base su cui si regge tutta l’architettura normativa dello Stato. È elemento essenziale per la sua importanza umana e sociale e come fattore di crescita dell’individuo e della collettività. Rappresenta, al tempo stesso, uno strumento per la realizzazione dei principi di libertà, eguaglianza e dignità della persona.

Il lavoro nella Costituzione Italiana

Il lavoratore viene tutelato in molti altri articoli della nostra Carta, in particolare nel 36, dove si afferma che la sua retribuzione deve essere proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) è, accanto al trattato sull’Unione europea (TUE), il c.d. Trattato di Maastricht, una delle basi giuridiche dell’Unione Europea (UE). Assieme costituiscono le basi del diritto primario nel sistema politico dell’UE.

 

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In un’ottica di gerarchia delle fonti, occorre ricordare che: la giurisprudenza costituzionale […] pur riaffermando la netta separazione di competenze tra l’ordinamento interno e l’ordinamento comunitario, ha finito con l’ammettere, […] il primato dei regolamenti comunitari sulle leggi statali e la loro applicabilità diretta.

Che importanza viene data al lavoro dai due Trattati? Poiché essi guidano e indirizzano le politiche europee attraverso l’emanazione dei regolamenti che prevalgono sulle leggi del Parlamento, è essenziale comprendere bene questo aspetto.

L’articolo 127 del TFUE recita: l’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali, in appresso denominato SEBC, è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo una efficace allocazione delle risorse e rispettando i principi di cui all’articolo 119.

Per quanto riguarda gli obiettivi previsti dal TUE, l’articolo 3 afferma che l’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico.

Qualche anno fa, Vladimiro Giacchè, autorevole filosofo e saggista, ha pubblicato un libro dal titolo Costituzione italiana contro i Trattati europei. Intervistato in proposito, ha spiegato: dal punto di vista del lavoro, il problema è che l’obiettivo della stabilità dei prezzi, se assunto come prioritario, è contraddittorio rispetto al diritto al lavoro e a una retribuzione decente previsti dalla nostra Costituzione.

Il lavoro nella Costituzione Italiana e nei Trattati europei
Vladimiro Giacchè

Il costo del lavoro equivale, per le imprese italiane, a oltre la metà del loro valore aggiunto, grandezza che indica la somma della remunerazione dei redditi da lavoro e dei redditi da capitale/impresa, dopo aver pagato le materie prime e i servizi necessari alla produzione, in sostanza la torta che si dividono dipendenti e imprenditori.

È immediato capire cosa significhi: se i salari aumentano, le imprese saranno costrette a trasferire questo incremento sul prezzo finale, se vogliono mantenere immutati i profitti. Così facendo, genereranno inflazione. Ne consegue che in una situazione economica normale, ogni riduzione delle retribuzioni o riduzione dei diritti che in qualche modo faciliti la flessibilità dei salari verso il basso, sarà qualcosa di positivo, ai fini del TFUE, visto che l’obiettivo principale dell’Europa è la stabilità dei prezzi.

Vi è un conflitto non solo con il primo articolo della nostra Costituzione, ma anche con tutti gli altri articoli che proteggono il lavoratore. L’articolo 11 potrebbe in qualche modo giustificare la preminenza del controllo dei prezzi sul miglioramento delle condizioni del lavoratore, poiché la nostra repubblica consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni, ma la giurisprudenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che esistono i cosiddetti controlimiti.

Cosa significa? Semplicemente che le norme europee non possono mai oltrepassare i principi fondamentali dei primi 12 articoli e gli altri diritti inviolabili riconosciuti, dalla nostra Carta.

 

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Il lavoro nella Costituzione Italiana. Il referendum 


Massimiliano Scarna
Ha scritto di cinema e informatica su svariate riviste nazionali (Horrormania, IdeaWeb…), insegna diritto ed economia nelle scuole superiori. Ha pubblicato tre antologie di racconti – Istanti d’istanti, Extra e Ultrabizzarro– più una manciata di storie su riviste, e siti web. Ama i libri, la musica metal e il cinema.

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