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martedì, Luglio 5, 2022

Le “resistenze” degli altri: il flusso delle armi USA dall’Afghanistan all’Ucraina

Un’inchiesta del “Washington Post” pone i primi seri interrogativi sulla possibilità, da parte del Pentagono, di monitorare il flusso delle armi USA inviate in Ucraina.

Le “resistenze” degli altri e il flusso delle armi USA

Un anno fa circa l’iniziativa militare dei Talebani avrebbe portato a una rapida quanto incredibile riconquista territoriale in Afghanistan, culminata con la presa di Kabul, il 15 agosto 2021.

È ampiamente noto che l’avanzata dell’esercito talebano era stata favorita dal rimpatrio del contingente militare USA, avviato proprio all’inizio di maggio.

Forse è meno noto che l’accordo di Doha tra gli USA e i rappresentanti delle forze talebane, sottoscritto nel settembre del 2020 con l’obiettivo di porre fine al conflitto iniziato con l’invasione americana del 2001, aveva permesso la liberazione di circa cinquemila soldati talebani, dei quali quattrocento erano stati condannati a pene rilevanti per gravi crimini di guerra.

Ritirando il proprio contingente, l’esercito USA aveva lasciato in dotazione alle forze regolari dell’esercito afghano mezzi militari e armamenti per circa 7,2 miliardi di dollari.

La dotazione comprendeva un centinaio di elicotteri, un numero imprecisato di droni militari e decine di aerei da guerra, un migliaio di veicoli militari, un centinaio di tank, ottomila camion, oltre a munizioni e altri strumenti, come visori per la guerra notturna, 125mila tra pistole e armi leggere, più di 358mila mitragliatrici ecc.

Insomma, un arsenale vero e proprio, che pare lecito supporre non poter essere più monitorato dagli USA.

In un articolo pubblicato una settimana fa dal “Washington Post” cominciano a porsi i primi seri interrogativi sulla possibilità, da parte del Pentagono, di monitorare il flusso di armi di ogni tipo che gli USA – oltre ad altri paesi occidentali – stanno inviando in Ucraina.

Non solo si ricorda che l’Ucraina, fin dal 1991, è stata un “longtime hub of arms trafficking” a causa della corruzione endemica degli apparati pubblici ereditata dalla ex-URSS oltre che dalla presenza di potenti organizzazioni criminali locali che sono ben ramificate in Medio Oriente attraverso il Caucaso.

È stato approssimativamente calcolato che ben 7 milioni di pezzi, dal 1992 in poi, abbiano preso la strada dall’Ucraina verso di zone di guerra.

L’invio all’Ucraina di un cospicuo stock di armamenti anche pesanti per affrontare l’attacco russo, in assenza di un sistema di controlli sulla loro circolazione e impiego, sta ponendo degli interrogativi, nonostante l’accordo tra Kiev e Washington preveda che non si permetta la cessione a terzi di nessuna dotazione d’arma di fabbricazione americana.

Nessuno al momento può però assicurare che una parte di tali armamenti non prenda la strada del mercato nero, a beneficio dei molteplici soggetti implicati nel terrorismo internazionale, soprattutto quello di matrice jihadista.

L’articolo presenta anche un paradosso abbastanza gustoso. Dieci anni fa Washington acquistò dalla Russia un lotto di elicotteri d’attacco Mi-17 – quelli che si sono purtroppo visti in azione nel teatro di guerra ucraino fin dai primi giorni dell’invasione – e ora intende “girarli” all’Ucraina, violando così l’accordo sottoscritto con la federazione russa nel quale si affermava che un’eventuale loro cessione a terzi non sarebbe potuta avvenire senza il preventivo consenso della federazione stessa.

Finora lo stock di armamenti che gli USA hanno trasferito all’Ucraina consta di 1400 missili Stinger, 5500 missili antitank, 700 droni Switchblade 90 pezzi d’artiglieria pesante Howitzer, 7000 armi leggere, 50 milioni di munizioni, oltre a mine, esplosivi, sistemi missilistici a guida laser.

Nell’articolo si paventa soprattutto che gli equipaggiamenti anticarro e i missili Stinger, facilmente trasportabili, possano essere trafugati e possano finire nelle mani di gruppi terroristici. Secondo esperti di think tank americani che si occupano di questioni militari, anche rispetto alla situazione afghana il Pentagono non è attualmente in grado di svolgere alcun controllo sul flusso di armi destinate all’Ucraina.

Qui il link all’articolo originale al Washington Post

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Raoul Kirchmayr
Raoul Kirchmayr
Insegna Storia e Filosofia nei Licei e dal 2002 è a contratto all’Università di Trieste, dove attualmente insegna Estetica presso il Corso di laurea in Architettura. Ha al suo attivo oltre un centinaio di pubblicazioni.

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