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martedì 17 Maggio 2022
In EvidenzaL'Europa frena sui diktat energetici dagli Usa, l'Italia subisce passivamente

L’Europa frena sui diktat energetici dagli Usa, l’Italia subisce passivamente

Washington continua a far pressioni affinché si arrivi all’embargo totale anche sul fronte energia verso la Russia ma l’Europa Frena. Non pervenuta l’Italia.

Embargo totale sulla Russia ma l’Europa frena, non può permetterselo

Washington continua a far pressione sull’Europa affinché si arrivi all’embargo totale’ anche sul fronte energia verso la Russia. Il Parlamento Ue annuncia di volere il blocco totale di gas e petrolio ma siamo ancora fermi agli annunci e iniziano le manovre dietro le quinti con i distinguo e le resistenze, quelle francesi ma soprattutto quelle della Germania: il suo Pil perderebbe il 6,8% finendo nel nuovo anno in recessione.

“La Germania ci sta ripensando, sull’Ucraina“, ha titolato a tal proposito il Post. L’Italia invece, come tradizione negli ultimi anni, fa da arredamento e si accoda al vento atlantico senza fornire, oltre alle generiche dichiarazioni a mezzo stampa del Governo sulla progressiva rinuncia alle forniture russe, spiegazioni credibili su come farlo.

Tutto questo mentre diversi analisti ci spiegano come l’economia russa è in crisi, ma Mosca si è preparata per anni a subire sanzioni e il surplus record della bilancia commerciale nel primo trimestre -58 miliardi, in larga parte ottenuti coi prezzi altissimi di gas e petrolio- , per il momento, paradossalmente, la sta tenendo al riparo.

Dunque l’Europa fa i conti con i contraccolpi delle sanzioni e gli Usa ci guadagnano.

Olaf Scholz fa marcia indietro?

Il settimanale tedesco Spiegel ha scritto: “Sembrava che la Germania avesse finalmente deciso di accettare un ruolo da protagonista nella politica della sicurezza europea. Sei settimane dopo, però, quell’entusiasmo è del tutto evaporato”.

Nei primi giorni dell’invasione russa dell’Ucraina, il cancelliere tedesco Olaf Scholz, annunciava 100 miliardi di euro da investire della difesa oltre l’obiettivo del 2 per cento del proprio PIL nelle spese militari.

Ma ecco che piano piano c’è un ritorno alla tradizionale prudenza nella politica estera, specialmente nei confronti dei rapporti con la Russia. Cosa sta accadendo?

C’è una strisciante opposizione tedesca al Consiglio Europeo per una riduzione delle forniture di petrolio e gas naturale dalla Russia, mentre funzionari tedeschi hanno continuato a frenare sulla concessione all’Ucraina dello status di candidato a entrare nell’Unione Europea.

Il magazine Politico nel frattempo ha scoperto che Scholz ha sospeso l’invio di un centinaio di carri armati all’Ucraina ordinato dalla sua ministra degli Esteri Annalena Baerbock, per ragioni non ancora chiarissime.

Il caso Steinmeier

Si è sfiorato l’incidente diplomatico questa settimana, quando il governo ucraino ha fatto sapere al presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier, storico leader politico dei Socialdemocratici, che una sua eventuale visita a Kiev non sarebbe stata gradita per via dei suoi noti legami con politici e imprenditori russi e per il suo coinvolgimento nelle trattative sui cosiddetti accordi di Minsk fra Ucraina e Russia del 2014, che secondo l’Ucraina portò a un accordo finale eccessivamente sbilanciato a favore della Russia.

Ma a frenare la Germania ci sono anche ragioni storiche, “un certo senso di colpa”, come lo definisce il New York Times, per il fatto che durante la Seconda guerra mondiale milioni di russi furono uccisi dai nazisti.

Inoltre la Germania, da un punto di vista commerciale, ha legami strettissimi con la Russia già dalla fine della seconda guerra mondiale, con il boom dal 1973, che non  ha più conosciuto rallentamenti fino allo scoppio della guerra in Ucraina.

Il New York Times ha scritto ancora: “Circola un certo scetticismo sul fatto che la classe politica tedesca sia pronta per rompere del tutto i legami con Mosca, o che gli elettori tedeschi saranno felici di pagare un prezzo molto più alto per l’energia nel breve termine”.

Frank-Walter Steinmeier

E gli Usa sorridono…

In caso di embargo totale verso l’energia proveniente dalla Russia, tutta l’Europa sarebbe colpita subito e duramente e per almeno un paio d’anni, probabilmente tre, prima di trovare adeguate sostituzioni.

Gli Usa invece ci guadagnerebbero: non è noto il prezzo dei 50 miliardi di metri cubi di gas liquido aggiuntivo che Washington ha promesso di mandare via nave all’Europa dal 2023-24, ma un’analisi del Sole 24 Ore ha svelato che quello venduto a fine 2021 costava dal doppio a cinque volte più di quello di Gazprom.

L’Italia? Fa tappezzeria in queste discussioni.

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