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martedì, Luglio 5, 2022

L’assurda equiparazione tra Foibe e Shoa: si attacca Montanari per ‘salvare’ i vari Durigon

Tomaso Montanari, rettore dell’Università per Stranieri di Siena in carica dal prossimo ottobre, da giorni è sotto attacco, accusato di “negazionismo sulle foibe”, a seguito di un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano il 23 agosto.

Un attacco folle e strumentale poichè Montanari ha criticato quel revisionismo che, attraverso la Giornata del ricordo tenta di riscrivere il giudizio sul nazifascismo e i suoi crimini,  ricordando i tentativi di equiparare massacri delle Foibe e Shoah, facendo passare i primi come “pulizia etnica”.

Le foibe non sono paragonabili alla Shoah, la industrializzazione tecnica della morte. Montanari non ha mai negato l’esistenza delle foibe. Chi ne chiede le dimissioni come rettore usa un pretesto per attaccare l’autonomia dell’università.

L'assurda equiparazione tra Foibe e Shoa: si attacca Montanari per 'salvare' i vari Durigon

 

L’assurda equiparazione tra Foibe e Shoa

Di Paolo Desogus

È sconcertante l’attacco a Tomaso Montanari lanciato dopo le sue parole sulle foibe e sul loro uso strumentale. Non si tollera che in Italia ci sia un ateneo guidato da un rettore antifascista che, come lui, si rifiuta di allinearsi al conformismo degli alti dirigenti pubblici italiani.

Tutto questo poi si lega allo scandalo del fascista nostalgico Durigon, di cui in molti hanno denunciato la gravità della sua nomina a sottosegretario.

Riguardo quest’ultimo fatto, non capisco molto bene quelli che sminuiscono la faccenda o che parlano di folklore. Probabilmente c’è anche quello. Gran parte dell’immaginario e dei simboli fascisti sono così lontani dalla realtà economica e sociale attuale che la loro rievocazione non ha una vera presa sulla realtà.

Occorrerebbe tuttavia interrogarsi sul perché questi simboli del passato godono oggi di un particolare lasciapassare, concesso anche da molti esponenti della sinistra. Non dimentichiamocelo: la giornata sulle foibe è stata votata dalla sinistra.

L'assurda equiparazione tra Foibe e Shoa: si attacca Montanari per 'salvare' i vari Durigon

Di sicuro gioca una parte importante l’anticomunismo, fatto proprio anche da molti postcomunisti. Non potendo squalificare più di tanto l’esperienza comunista in Italia, che conta un fortissimo apporto nella lotta di Liberazione e nella nascita della Repubblica, si riqualifica un po’ il fascismo con qualche piazza, un po’ di revisionismo, una o due nomine come quelle di Durigon.

Il risultato che si vuole raggiungere è quello di mostrare che non solo i comunisti, ma anche fascisti hanno fatto qualcosa di buono. Entrambe però sono ideologie totalitarie, per cui se escludo dal recinto democratico i fascisti devo fare la stessa cosa con i comunisti.

E non solo con i comunisti, ma con tutto ciò che essi rappresentano anche al di là della loro effettiva identità storico-politica. Da Berlusconi in avanti per comunismo in Italia si intendono tante cose, anche non necessariamente comuniste, come l’intervento pubblico nell’economia, la lotta all’evasione, la lotta sindacale, la difesa dei salari, la protezione dei ceti più deboli, un freno da opporre allo strapotere del capitale privato (e quest’ultimo punto un po’ comunista lo è, dai).

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L’anticomunismo in Italia non è infatti rivolto ai marxisti, ma più in generale alle politiche di sinistra ostili a Confindustria e alle élite economiche.
C’è un altro punto da considerare.

Lo sdoganamento del fascismo e la sua parziale riabilitazione sono possibili per un punto cruciale: la nostra democrazia non funziona. Nessuno pretende, come scioccamente scrisse una volta Einaudi in un articolo spesso sventolato dai liberali italici, che un paese e il suo popolo abbiano la sovranità assoluta sulla loro politica e la loro economia.

Questo è impossibile. In Italia ci troviamo però in una situazione decisamente opposta. Da noi la democrazia non decide. I temi delle campagne elettorali sono decisamente lontani dall’azione di governo. E questo non può più essere giustificato con le menzogne della propaganda elettorale o con la necessità di fare i conti con il nostro debito pubblico, il vincolo esterno e il dominio dei mercati.

Anche su questioni non strettamente legate agli andamenti di borsa l’azione di governo va in una direzione diversa da quella che i partiti in campagna elettorale propongono. Pensate solo alla scuola: quando abbiamo mai votato per la scuola delle competenze, per la riduzione dell’importanza del sapere umanistico, per il taglio delle ore di storia, per l’alternanza scuola lavoro? Quando?

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E la scuola è solo uno degli ambiti in cui i governi vanno per conto loro. Anche le due riforme costituzionali che hanno portato ai due recenti referendum (taglio del senato e taglio dei parlamentari) non erano nei programmi politici di Pd e 5stelle delle ultime elezioni.

In generale dunque la nostra democrazia non decide più. Subisce condizionamenti esterni giganteschi. Parallelamente i nostri partiti sono deboli, formati da un personale politico che dire indecente è poco, in quanto avulso dalla realtà e orientato alla mera riproduzione di se stesso.

Questo è un terreno fertilissimo per i Durigon, per la rievocazione di un passato dominato dall’uomo forte, l’uomo della provvidenza che risolve i problemi. E del resto, considerando il culto della personalità esercitato su Draghi qualche aspetto del vecchio fascismo non è poi così folkloristico.

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