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martedì 11 Maggio 2021
PolisDestra, sinistra e democrazia tra meme e hashtag

Destra, sinistra e democrazia tra meme e hashtag

La balla ideologica della fine delle differenze e lo svilimento della democrazia tra meme e hashtag. Avanti tutta a marcia indietro.

Democrazia tra meme e hashtag: destra e sinistra non esistono più?

Quante volte l’abbiamo sentito dire negli ultimi anni, destra e sinistra non esistono più?

Da Grillo a Salvini, passando per i Di Maio e Di Battista, i Briatore e Bonomi, gli statisti e i grandi manager, fino a tanti altri politologi della domenica: tutti uniti nel sostenere che destra e sinistra sarebbero ormai categorie obsolete, ferri vecchi del Novecento, rottami ideologici.

Già, proprio la parola ideologia è stata bandita dal dibattito pubblico, considerata progenitrice di qualsiasi autoritarismo. Persino Aristotele è visto con sospetto, come qualsiasi cosa che abbia una qualche vaga idea di finalismo.

Ci sono poi quelli che invece la parola sinistra la riesumano solo in occasione di primarie ed elezioni, un po’ come la Raggi che durante la sua campagna elettorale andava al Cinema Palazzo Occupato parlando di presidio di cultura da tutelare, poi viene eletta, lo fa sgomberare e se ne vanta anche;  e che dire di quelli di destra che ti dicono come devi essere di sinistra, che fanno facce strane, come a dire ancora con questa storia? e con malcelato fastidio spiegano che i criteri vanno aggiornati, che siamo entrati in un’epoca nuova, e che ciò che poteva sembrare di destra può essere di sinistra e viceversa.

Insomma, il mantra è ben noto: destra e sinistra come le conoscevamo non esistono più.

La Costituzione Italiana, il PIL e la felicità

Quello che invece non è per nulla chiaro riguarda le implicazioni che tale scomparsa ha comportato e che durante questa pandemia è apparso lampante.  Il leit motive dominante degli ultimi anni è stato, per l’appunto, che non esistendo più steccati ideologici, si dovesse guardare tutti alla stessa meta, il che potrebbe anche teoricamente andar bene. Ma quale meta?

E qui son dolori… Destra e sinistra non esistono più? E allora basta lottare contro le diseguaglianze sociali, contro l’idea di sviluppo corrente, contro il Pil come unico strumento di valutazione della felicità di un paese. Tutte cose che sono ancora non solo centrali ma addirittura acuite dalla crisi sanitaria.

Chi osa farlo viene immediatamente accusato di resuscitare battaglie ideologiche dei tempi che furono, fosse anche il Papa. Anzi, proprio il Papa è stato più volte fatto oggetto di critiche per questa sua mania di nominare sempre i poveri e le diseguaglianza. In sostanza, difendere gli ultimi, il ruolo del pubblico e i diritti del lavoro è visto alla stregua di una grave carenza cognitiva, mentre ridurre o togliere diritti e tutele è sinonimo di modernità, futuro.

Un dibattito surreale che nasce vecchio ma pretende di esser attuale e innovativo. Ogni critica alla globalizzazione, quest’antico termine che ancora è utile per raccontare ciò che è accaduto in questi ultimi 30 e più anni, è per i maître à penser della modernità un inutile donchisciottismo.

C’è solo un unico meraviglioso mercato da salvare e puntellare in questa fase di pandemia coi soldi pubblici -cioè di tutti- per farlo poi ripartire e dividere le ricchezze -tra i soliti pochi.

Tutto naturale, ineluttabile, come se tutto ciò, pandemia compresa, fosse qualcosa nato fuori dalla storia, piovutoci addosso da un altrove misterioso e dispettoso, e non conseguenza di un modello degenerativo di società.

Eppure nulla fa pensare  di trovarci per la prima volta nella storia umana di fronte a un fenomeno fatto e compiuto, immodificabile. Tutto nella storia che conosciamo ha sempre avuto un inizio e una fine, nonché la possibilità di correggere in corsa il modello.

Dunque questo destra e sinistra non esistono più,  non è una constatazione ma una formula esorcizzante di chi lavora incessantemente credendo che per neutralizzare le ragioni basti cancellare le parole. Orwell docet.

Destra, sinistra e democrazia tra meme e hashtag

A proposito della democrazia

Destra e sinistra non esistono più e la democrazia come se la passa? Non sprizza troppa salute. Tornando indietro negli anni, così, ricordando per sommi capi: c’è la discesa in campo di Berlusconi col suo partito azienda e i suoi uomini di Publitalia che da un giorno all’altro, insieme ai kit pubblicitari, tirarono fuori pacchetti politici pronto uso, comprensivi di canzoni, adesivi, bandierine e sacchetti pranzo per le manifestazioni pubbliche a pagamento. Finalmente i militanti non dovevano più preoccuparsi di discutere, aggiornarsi, prendere decisioni: pensava a tutto l’azienda…ops, il partito!

Qualche anno dopo, a demolizione avvenuta, è arrivato Beppe Grillo, con la sua democrazia diretta. Da chi? Da una società privata ovviamente, la Casaleggio, dove non servono nemmeno le sezioni e i gadget. Basta diventare utenti certificati e si entra a far parte della comunità. Tutto è pronto, deciso e perfettamente funzionante. Per cui ti rimane tutto il tempo per sfogarti sui, condividere i post dei portavoce con frasi tipo: Di Battista asfalta tizio, Di Maio è un angelo senza ali e altre brillanti espressioni.

Da quel punto in poi è stato un tana libera tutti. Ognuno può dire la sua, democraticamente, contro la democrazia, con velato disprezzo verso le basilari norme della civiltà come, per dirne una, lo Stato di diritto.

Così ci ritroviamo sondaggi in cui percentuali di cittadinanza  deprimenti per noi vecchia arnesi del ‘900, si dicono favorevoli alla pena di morte; autorevoli esperti di nightclubbing come Briatore che più volte ha proposto la ricetta della dittatura a tempo. Di leghisti e fratellini d’Italia vari nemmeno a ricordare le loro uscite pubbliche su questi argomenti.

Era rimasto il PD, indipendentemente dalla sua collocazione politica, unico partito a resistere con una struttura organizzata novecentescamente, con sezioni, scuola di formazione politica, organismi e direttivi, ma poi arrivò Renzi, il partito liquido e sappiamo tutti com’è finita.

In definitiva la democrazia sta equiparandosi nella percezione generale all’ideologia: una parola desueta, distorta, declassata a negazione dell’ordine e ostacolo allo sviluppo del paese.

Stiamo armando i carnefici tra meme e hashtag.

 

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Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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