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mercoledì 19 Gennaio 2022
BiblosC.L.R. James, il giacobino nero dimenticato

C.L.R. James, il giacobino nero dimenticato

C.L.R. James ha mostrato per primo che i lavoratori del sud del mondo possono liberarsi da soli, senza aspettare i paesi cosiddetti sviluppati. E che le loro lotte sono decisive sul piano globale

Buon compleanno C.L.R. James

Il 120° compleanno di C.L.R. James non ha fatto molta notizia. Eppure è un gigante del Novecento. Il marxista nero che, nato a Trinida il 4 gennaio 1901, dai Caraibi emigrò in GB nel 1932. Poi negli USA da dove fu espulso durante il maccartismo per fare ritorno in Gran Bretagna.

Io l’ho scoperto nei primi anni ’80 perchè ero un patito della poesia dub di Linton Kwesi Johnson via Clash. Lkj faceva parte del collettivo e della rivista di giovani immigrati delle Indie Occidentali Race Today che era ispirata proprio dal vecchio CLR James che viveva al piano di sopra.

I giovani delle rivolte di Brixton e Tottenham di quegli anni avevano un grande vecchio che gli spiegava Marx, Lenin, Shakespeare, Moby Dick, il colonialismo, il razzismo e il capitalismo mondiale. Lo racconta sul Guardian il poeta dub Benjamin Zephaniah:

“C.L.R. James James era un visionario, uno dei più grandi intellettuali che siano mai vissuti – e per la maggior parte della sua vita ha vissuto a Brixton. A differenza di Martin Luther King, o Malcolm X, lo abbiamo avuto proprio qui – l’ho persino incontrato. È davvero uno dei nostri eroi.

È stata la prima persona che non mi ha fatto temere la parola “intellettuale”. Pensavo che fossero persone che volevano solo sconcertarmi con la scienza o che provenissero da un altro pianeta. Sentivo che gli intellettuali erano qualcosa che non sono.

Ma conoscere C.L.R. mi ha insegnato a pensare in modo critico; leggere tra le righe, pensare mentre leggo (non ero un grande lettore a scuola).

Per esempio, quando ero giovane c’erano le leggi Sus in vigore [che consentivano alla polizia di arrestare le persone basandosi esclusivamente sul sospetto di un ufficiale di polizia], c’era il Fronte Nazionale di estrema destra, e pensavo solo che ci fossero “persone come loro” e “persone come noi”. Ma attraverso CLR ho scoperto l’intera idea di prendere una posizione politica e sapere perché l’hai presa. (…)

Ha vissuto per quasi un secolo e la sua ampiezza di conoscenze mi ha stupito: non solo la sua comprensione della politica – poteva parlarne all’infinito, amen – ma poteva parlare con altrettanta passione di cricket (e io non anche come il cricket!)”.

Foto Infoaut

Mi è tornato in mente che in un libro Mario Tronti scriveva che ogni rivoluzionario è un visionario. E proprio Tronti e Operai e Capitale più di qualcosina secondo me devono a C.L.R. James.

Un marxista nero indipendente che non è stato solo un protagonista delle lotte degli afroamericani e dei movimenti anticoloniali, ma anche un precursore dell’operaismo francese e italiano, con il suo gruppo di intervento di fabbrica a Detroit.

Il concetto di “autonomia di classe” deve molto al suo gruppo, la Johnson Forrest tendency e anche concretamente la pratica della inchiesta operaia/conricerca e dei giornali operai.

In Francia i suoi compagni erano quelli di Socialisme Ou Barbarie e tramite Danilo Montaldi quell’impostazione arrivò in Italia. La sua vita di intellettuale rivoluzionario, militante, giornalista, critico letterario, teorico, storico è a dir poco incredibile.

Foto Tribune

Le sue opere sono fondamentali. Imprescindibile “I Giacobini neri”, la storia della rivoluzione degli schiavi di Haiti, ma il suo contributo originale di marxista nero antistalinista, anticolonialista, antimperialista, democratico è tra le eredità più importanti per la classe lavoratrice globale del XXI secolo.

“La questione razziale è sussidiaria alla questione di classe in politica, e pensare all’imperialismo in termini di razza è disastroso. Ma trascurare il fattore razziale come meramente incidentale è un errore solo meno grave che renderlo fondamentale“, questa fu la sua bussola sia nell’impostare della liberazione nera negli USA in chiave multirazziale rifiutando il separatismo e anche nel costruire il movimento panafricanista e anticoloniale con compagni come Aimè Cesaire, Kwame Nkrumah, George Padmore.

La centralità del conflitto di classe per lui non si traduceva nel primato del partito sul movimento sociale o della subordinazione della lotta degli afroamericani a quella del movimento operaio organizzato bianco.

Anzi fu lui, tra i primi a sostenere l’azione indipendente e l’importanza di quello che diventerà il movimento per i diritti civili: “… la lotta negra indipendente, ha una sua vitalità e validità…questo movimento negro indipendente è in grado di intervenire con forza tremenda nella vita sociale e politica generale della nazione, nonostante sia condotta all’insegna dei diritti democratici, e non sia necessariamente guidato né dal movimento operaio organizzato né dal partito marxista… ha un grande contributo da dare allo sviluppo del proletariato negli Stati Uniti…”

Anche le sue compagne erano delle fuoriclasse. Raya Dunayevskaya, segretaria di Trotsky e amica di Marcuse e Fromm, filosofa militante del socialismo umanistico, Selma James femminista autrice di Potere femminile e sovversione sociale.

Foto Verso

Non so se qualcuno ne ha scritto ma in James ci sono molti aspetti che mi ricordano Gramsci. Diceva che Lenin – “il più grande internazionalista di tutti i tempi” aveva tradotto il marxismo “in termini russi e per il popolo russo” e che “ogni principio e pratica del bolscevismo” doveva essere “tradotto in termini americani” perchè “ogni grande rivoluzione è veramente una rivoluzione nazionale, in quanto rappresenta non solo gli interessi storici, ma anche gli interessi immediati di una nazione ed è riconosciuta come tale”.

In Gran Bretagna fece parte dello stesso partito di George Orwell che apprezzò la sua storia dell’Internazionale Comunista. Nel 1939 andò in Messico per conoscere personalmente e discutere con Trotsky. Ruppe col trotzkismo organizzato e ortodosso nella Quarta Internazionale nel 1951.

Mise in discussione la concezione del “partito d’avanguardia” che a suo parere distorceva il pensiero di Lenin e anche la visione dell’URSS come Stato Operaio (per lui era capitalismo di stato). Era contro Stalin, ma apprezzava Mao e Fidel Castro. Pensava che bisognasse combattere sia il colonialismo occidentale che lo stalinismo.

E’ stato uno degli iniziatori del panafricanismo e i meriti di Cuba nel Terzo Mondo e in Africa per lui erano indiscutibili pur non identificandosi con il marxismo-leninismo esportato da Mosca che però non riteneva costituisse l’elemento centrale della rivoluzione di Fidel.

“Sono un marxista. Tuttavia, il mio marxismo – perché, come ogni dottrina largamente diffusa, il marxismo ha molte forme diverse – ha poco a che fare con ciò che si professa nella Cina comunista, nell’URSS o in altri paesi“.

Ricordava sempre che per dittatura del proletariato Marx e Engels intendevano la Comune di Parigi che, in un’Europa senza democrazia, fu un governo democratico eletto a suffragio universale. Quando capita di riascoltare The ‘Guns Of Brixton’ dei Clash ricordiamoci che lì c’era il vecchio C.L.R. James.

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Maurizio Acerbo
Segretario nazionale di Rifondazione Comunista- Sinistra Europea. Attivista, agitatore culturale. Comunista democratico, libertario e ambientalista. Marxista psichedelico.

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