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mercoledì 19 Gennaio 2022
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Il mondo della famiglia De Filippo e la napoletanità brilla sullo schermo

Indubbiamente è la stagione cinematografico-televisiva del teatro napoletano quella che stiamo vivendo, con la famiglia De Filippo al centro di nuove rivisitazioni.

Dopo la riproposizione televisiva di Natale in casa Cupiello, e dopo Qui rido io, biopic sulla vita del grande attore e comico napoletano Eduardo Scarpetta diretta da Mario Martone e interpretata da Toni Servillo, arriva I fratelli De Filippo di Sergio Rubini, che parla di Peppino, Eduardo e Titina.

Il mondo della famiglia De Filippo

Ho passato fine e principio in una immersione non programmata nel mondo della famiglia De Filippo e della napoletanità.

Una settimana fa casualmente sono capitato alle prime battute del Natale in casa Cupiello e non ho saputo staccarmi fino alla fine. Si tratta dell’edizione a colori, con Pupella Maggio e Lina Sastri, un autentico capolavoro.

Luca De Filippo recita mantenendo alcune caratterizzazioni di De Vico che lo aveva preceduto, compresa la balbuzie, ma è molto superiore da ogni punto di vista. Ma giganteggia Pupella Maggio in una parte che da allora sembrerà scritta apposta per lei.

Non c’è partita rispetto all’onesta caratterista (Nina De Padova) che l’aveva preceduta nell’edizione in bianco e nero. Non possiamo sapere fino in fondo come recitassero Titina e Peppino negli anni ’30 perché i filmati sono precari e introvabili.

Foto Sulsud

Dal Natale in casa Cupiello parte e si conclude anche il film di Rubini sui Fratelli De Filippo, ben fatto e ben recitato da giovani attori che sanno calarsi nella psicologia dei personaggi. Molto si può discutere su alcune forzature, che riguardano il rapporto con la famiglia “legittima” degli Scarpetta e la personalità di Peppino.

È utile il confronto su come la stessa materia venga rappresentata nel film di Martone, Qui rido io, centrato sulla personalità di Eduardo Scarpetta, interpretato da un Servillo debordante (mentre era Giancarlo Giannini nel film di Rubini).

Film forse penalizzato dalla centralità eccessiva attribuita alla querelle con D’Annunzio, il cui aspetto più interessante ma non sviluppato del tutto è la rivolta di parte dell’intellettualità cittadina contro la raffigurazione della napoletanità impersonata da Felice Sciosciammocca.

Sappiamo che fece eccezione Benedetto Croce, ma qui Martone rinuncia a giocarsi questa carta: lo fa assistere al processo ma non gli fa pronunciare nessuna parola.

Ma in ogni caso qui il rapporto con i fratelli “legittimi” viene reso con maggiori sfumature, soprattutto quello con Vincenzo, l’erede designato, del quale Eduardo ebbe stima e ne rappresentò anche alcuni lavori, mentre nel film di Rubini la svalutazione del personaggio è accentuata anche dalla interpretazione caricaturale di Biagio Izzo.

Foto MadMass

Il film di Rubini rende con maggiore complessità la figura tormentata e ribelle di Peppino, anche nei compromessi e nelle incoerenze, che mancano nel film di Martone, che disegna un ragazzo compattamente in rivolta dal principio alla fine.

Ma il ribellismo disperato e incoerente di Peppino si tradurrà nella ricerca di una rispettabilità borghese, che evidentemente era mancata, presente in tutta la sua opera come autore.

La ricerca ostinata di autonomia e indipendenza di Eduardo darà luogo a una visione alta e originale, in grado di comprendere e raffigurare una umanità che si libera dalle convenzioni e dai pregiudizi.

Il film di Martone inizia e finisce sulle note di Indifferentemente cantata da Sergio Bruni, canzone bellissima ma dei primi anni ’60.

La colonna sonora rifiuta volutamente il criterio della storicità ed è interamente affidata alla voce di Sergio Bruni (tranne una sola canzone cantata da Roberto Murolo, a sua volta nipote “illegittimo” di Eduardo Scarpetta).

E qui veniamo alla tappa conclusiva del tour, la serata dedicata a Sergio Bruni a tarda notte su Rai Uno e presentata da Marisa Laurito. Piacevole sorpresa, trasmissione condotta con ritmo e rifuggendo da ogni napoletanità deteriore, con interpreti “moderni” e autorevoli come Tosca, Raiz, Gragnianiello.

Anche qui si può vedere un rapporto col mondo di Eduardo, non solo per la poesia che dedicò alla “voce di Napoli” e che qui è stata letta, ma per una concezione del mondo popolare che rifuggiva dagli stereotipi e dalle melensaggini della tradizione più affermata.

Qualche immagine che mi resta nella memoria: Bruni scelto da Billy Wilder come interprete della canzone napoletana nel film con Jack Lemmon girato a Ischia. Il piano di Dudù in Operazione San Gennaro che fissa il momento del colpo durante l’interpretazione di Sergio Bruni al Festival di Napoli, nella certezza che non ci sarà anima viva nelle strade di Napoli.

Sergio Bruni era stato partigiano, aveva partecipato alla rivolta contro i tedeschi ed era stato ferito in uno scontro a fuoco che lo aveva lasciato per tutta la vita leggermente claudicante.

E infine le foto della sua camera ardente pubblicate dal Mattino, che rivelano una originale e personale concezione del sacro: la salma attorniata dai ceri nel letto di morte e con il rosario in mano. Sul comodino, ben visibili e affiancate, le foto di Padre Pio e Che Guevara.

 

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Gianpasquale Santomassimo
Storico e docente italiano. Ha insegnato presso il Dipartimento di storia dell'Università di Siena. Autore di "Antifascismo e dintorni" (Manifestolibri, 2004)

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