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giovedì 19 Maggio 2022
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La lezione della Ex-GKN e il corteo Insorgiamo

Il significato della grande manifestazione indetta a Firenze il 26 marzo dal collettivo della Ex-GKN con il corteo Insorgiamo.

di Umberto Franchi.

Il corteo Insorgiamo

Sabato per le vie di Firenze e fino a piazza Santa Croce è sfilato un lungo corteo con circa 30.000 persone – fatto soprattutto di giovani, ma anche di lavoratori e pensionati – sotto lo slogan “Insorgiamo”.

Un corteo duro, conflittuale, di battaglia, partecipato, gridato anche con rabbia, che non si vedeva da tanto, nato dal basso sotto la guida del Collettivo della Ex-GKN.

I 400 lavoratori dello stabilimento sono in lotta con assemblea permanente davanti la fabbrica da circa 8 mesi: sono riusciti a  difendere  lo stabilimento e tutti i lavoratori occupati in esso raggiungendo un accordo con il nuovo proprietario e ora si intravede la possibilità di intraprendere una nuova attività che sarà anche più compatibile con le problematiche ambientali.

I lavoratori della ex GKN con la loro lotta hanno fatto molto di più che salvare la loro fabbrica: si sono messi all’avanguardia di un movimento composto da operai, studenti, intellettuali, tecnici: intelligenze collettive, capaci di non restare ancorati al solo moto di indignazione e di protesta ma di indicare una strada  da percorrere sia sulle tematiche economiche e sociali, sia per quelle della riconversione economica ambientale, sia per cercare di fermare le atroci guerre nel mondo e la rincorsa al riarmo del nostro Paese.

La guerra non è solo in Ucraina, nel mondo ci sono ben 60 guerre. Questo dimostra che l’imperialismo globale non ha alcuna possibilità di garantire il proprio equilibrio sulla natura “dell’ordine del ciclo bellico”.

La guerra non è mai solo un fatto di potenza nazionalistica ma anche un fenomeno economico: imperialismo significa essenzialmente conquista e ripartizione dei mercati che avviene tramite  la supremazia negli scambi commerciali e l’esportazione dei capitali, nonché gli interventi sulle politiche economiche legate alla costruzione di armi e sulle politiche delle sanzioni, quelle monetarie.

La lotta fra le diverse potenze non è mai neutra: ha sempre ricadute negative sui ceti subordinati. Anche la guerra in Ucraina va fermata con la diplomazia e la ricerca di un accordo che tenga presene gli interessi delle due parti in causa.

In questo contesto i lavoratori della ex GKN, attraverso una dura e radicale lotta, hanno coinvolto tutto  il territorio facendo rete con le istituzioni disponibili, con i movimenti sociali pacifisti e ambientalisti, con i partiti della sinistra, con studenti, pensionati e i tanti cittadini che non ne possono più della realtà sociale che stiamo vivendo.

Essi ora cercano  di dare  una speranza anche sulla possibilità di estendere a livello generale la lotta su tutte le problematiche del lavoro, dell’ambiente, della pace.

In una realtà sociale dove:

il valore reale dei salari è ridotto del 15% rispetto al 1990 e la maggioranza dei salari non superano 1.200 euro mensili;

il valore reale delle pensioni è ridotto del 20% rispetto al 1990 e con il 50% inferiore ai 1.000 euro al mese (di cui il 15% inferiore a 500 euro mensili);

– i giovani sono costretti a lavorare in modo precario con paghe di merda e andranno in pensione a 67 anni con pensioni inferiori al 40% dello stipendio;

il 90% delle assunzioni al lavoro avvengono in modo precario a causa della “legge Biagi” voluta da Berlusconi-Maroni nel 2003 con ben 45 forme di lavoro precario, flessibile ,frantumato; oggi il 50% di chi ha un lavoro è precario;

– la scuola è ridotta in uno stato penoso con l’80% dei plessi scolastici fuori legge rispetto al decreto Unico sulla sicurezza; gli studenti sono obbligati ad accettare come “formazione” lo sfruttamento sul lavoro senza retribuzione e di recente due sono morti sul lavoro;

– a causa di un tipo di sviluppo tutto fondato sulla centralità del profitto si lavora senza prevenzione, senza formazione, senza condizioni di sicurezza con un aumento dei morti sul lavoro passato dai 1.000 nel 2019 ai 1.400 dell’anno scorso;

aumentano in continuazione le disuguaglianze , con il 55% della ricchezza complessiva in Italia che è in mano al 10% di popolazione mentre un 20% di popolazione deve vivere con lo 0,20% delle ricchezze esistenti;

–  nella sanità pubblica si aspetta anche un anno per avere una visita specialistica e a causa dei tagli avvenuti negli ultimi 30 anni (circa 47 miliardi) l’Italia ha il triste primato di morti per Covid con 158.000 deceduti;

gli orari sono i più lunghi d’Europa e i salari più bassi d’Europa;

tutti i beni pubblici e le aziende di Stato sono state svendute e privatizzate, con i cittadini che pagano di più i servizi e con servizi di qualità inferiore rispetto a quando erano gestiti dallo Stato;

lo sviluppo economico del nostro Paese è incompatibile con l’ambiente: favorisce inquinamento, effetto serra, con stagioni aride e fiumi in secca, con bombe d’acqua cementificazione, con frane, tracimazioni dei fiumi, tracolli dei ponti eccetera;

È questa realtà sociale che bisogna cambiare: una realtà costruita e portata avanti dalle forze padronali e politiche negli ultimi 30 anni.

L’impresa è molto difficoltosa perché i padroni sono riusciti in parte a distruggere il grande movimento operaio del secolo scorso e a cambiare la pelle al sindacato, che da soggetto politico-contrattuale è diventato un attore che gestisce in termini assistenziali le scelte fatte dalla Confindustria e dal governo; dopo lo sciopero di CGIL e UIL, il 16 dicembre, sono trascorsi oltre tre mesi senza che sia stato fatto nè ottenuto niente.

Siamo un Paese che da decenni si è abituato a vivere senza alternative reali, con uno scontro politico fra schieramenti di centro-destra e centro-sinistra che si sono accusati  a vicenda di non saper realizzare le stesse cose ma che alla fine hanno sempre fatto le stesse cose: distruggendo il sociale, i diritti, il lavoro e svendendo, privatizzando le aziende e i settori portanti dell’economia italiana.

Un Paese sotto il dominio di un pensiero unico liberista, che continua a considerare  il mercato, l’impresa, il privato e il profitto i soli valori utili mentre tutto il resto è superfluo o un costo da tagliare.

Oggi siamo anche in presenza  del crollo di quasi tutti i pilastri della democrazia con il mercato globale che è sfuggito a ogni controllo politico e ha imposto lo smantellamento dello Stato sociale.

Lo Stato-nazione ha perso la sua sovranità delegandola ad organismi transazionali privi di legittimazione democratica, quali Banca Mondiale, BCE, FMI, NATO che impongono anche al governo italiano di portare la spesa per acquisto armi a 43 miliardi l’anno con il PIL per armamenti che passerà da 1,2% al 2% come richiesto da USA-NATO.

Eppure in questi 8 mesi il Collettivo GKN ha prodotto due grandi manifestazioni nazionali  dimostrando che – anche se la crisi del modello produttivo fordista e  la finanziarizzazione speculativa globale dell’economia, la corruzione del sistema hanno indebolito il potere di contrattazione dei sindacati e dei lavoratori – resta comunque forte la centralità del lavoro e delle lotte operaie e studentesche.

I processi mediatici sviluppati soprattutto nel ventennio berlusconiano sono ancora in atto e quasi tutti i giornali – a eccezione de “il manifesto” – hanno minimizzato o censurato una grande manifestazione come quella di sabato a Firenze.

Ma la manifestazione e il proseguo della lotta dei lavoratori dell’ex GKN dimostrano che possono rinascere con la lotta le conquiste economiche e sociali, di democrazia dal basso, diretta, rappresentativa e partecipativa, capace di ricostruire anche una egemonia culturale di popolo per riprendere il cammino nato dalla Resistenza partigiana  fino a quel grande periodo chiamato “il 68” (durato fino agli inizi degli anni 80) sui contenuti presenti anche nella nostra Costituzione.

Quindi oggi va il mio grande grazie ai compagni del collettivo GKN, che stanno ridando la speranza a molti di noi.

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