Berlusconi e Putin, un impegnativo ingaggio amoroso

Putin e Berlusconi si rispecchiano l’uno nell’altro. Il momento nel quale l’amore per l’altro coincide con l’amore di sé. Caso emblematico di affinità elettiva. Un androceo a due.

Berlusconi e Putin

Di Fausto Anderlini*

Con Putin scambia affettuosi regali e lettere dolcissime. Fra i due c’è un evidente transfert amoroso, ampiamente trascendente i sodalizi amicali occasionati dal ruolo e dall’interesse come si riscontrano tra gli statisti e i potenti in genere.

La cosa ci sta. Le innumerevoli testimonianze da lui stesso fornite ci restituiscono il carattere proprio di Berlusconi quale ‘puttaniere galante’. Eterosessuale sans doute adora le femmine e si compiace di circondarsi delle stesse. Anche come emblema estetico del potere.

Un aspetto platealmente condiviso con Gheddafi che si muoveva con un seguito di splendide amazzoni come guardie del corpo. Analogamente desidera essere adorato dalle femmine, alle quali dedica una generosa attenzione (emblematico il caso delle olgettine) spesso peritandosi di redimerle dal meretricio ben remunerato e avviandole a ben altre carriere. Come un premuroso maitre di bordello. Ricevendone in cambio una dedizione spinta sino all’eroismo.

Tutto questo tanto quanto rifugge, vero Dongiovanni, da ogni impegnativo ingaggio amoroso o fatuo amour fou. Seguendo la buona regola borghese patrimoniale, nonchè dinastica, non ha figli fuori del matrimonio, essendo la famiglia non una comunità di affetti ma una mera funzione istituzionale.
Ma sono proprio questi aspetti conclamati che conducono allo scandaloso stato di fatto.

Ogni incallito puttaniere eterosessuale se ci si pensa bene, non può avere altro destino. La mancata capacità di amare la donna se non come diletto e facile conquista non può che sublimarsi nell’amore per un altro uomo. Col quale, o coi quali, solamente si può concepire quella vera comunanza sentimentale che nella sua autenticità è ben distinta dal piacere erotico. L’amicizia inter-fallica, l’amore maschio che non ammette tradimento.

Putin e Berlusconi si rispecchiano l’uno nell’altro. Il momento nel quale l’amore per l’altro coincide con l’amore di sé. Caso emblematico di affinità elettiva. Un androceo a due.

Intanto sono simili morfologicamente, anche a dispetto del logorio anagrafico: entrambi di piccola statura e muscolari, aitanti e sportivi. Stesso stile di tarchiata virilità esibita. Tutti e due oranghi calvi, o quasi, per quanto glabri. Ma soprattutto entrambi sono self made man forgiatisi dal nulla e sfruttando situazioni equivoche e oscure frequentazioni.

Entrambi parvenu senza quarti di nobiltà e coperture dinastiche. L’uno che ha costruito un impero economico nazionale appoggiandosi al potere politico, l’altro che ha conquistato un impero multinazionale facendo le scarpe a oligarchie imbelli.

Entrambi sono autocrati muniti di un partito personale. Nuova Russia come Forza Italia. Simili anche nella denominazione e intercambiabili. Nuova Italia e Forza Russia. Nuovo link di quella che un tempo fu la memorabile ‘Italia-Urss’ con le matrioske e i charter per Leningrado.

Questo amore fra autocrati della stessa risma ha suggellato una intera stagione in termini di linea politica internazionale. Dopo la sbandata filo-americana che lo ha portato a condurre l’Italia a belligerare in Iraq, Berlusconi ha avuto l’intelligenza di capire che proprio il cambio di regime al vertice del Cremlino offriva lo spazio per una rinnovata ostpolitik foriera di buoni affari e prestigio per l’Italia.

Con la conseguenza di una ricollocazione del paese nel solco storico della politica estera perseguita nella prima repubblica. E con ciò divergendo da una sinistra orfana dei vecchi riferimenti internazionali e convertitasi ad un fanatico euro-atlantismo.

La caduta del 2011, terzo ed ultimo governo Berlusconi, è stata l’esito, in effetti, di un complotto a vasto raggio (subito dopo la distruzione della Libia gheddafiana) volto a ripristinare in modo più stringente che mai il vincolo euro-atlantico.

Berlusconi era diventato inaffidabile sia rispetto a Washington che Bruxelles. Un ingombro. Che però adesso si ripalesa, con la clamorosa confessione della mai sopita intimità con Putin. Per gli strepiti scandalizzati dei guerrieri atlantici. Le giuste cause seguono spesso vie umane imponderabili.

Una storia italiana: quando un po' di Putin era in Berlusconi. E viceversa

* Grazie a Fausto Anderlini

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