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Per anni sulla tv nazionale russa è andata in onda una trasmissione in cui gente comune poteva parlare direttamente con Putin e raccontargli i suoi problemi. E Berlusconi, grande amico del leader russo, forse fu persino ispiratore con l’idea di quel testo monografico che inviò a milioni di italiani: “Una storia italiana”.
Una storia italiana: il Berlusconi in Putin
Quando ero in viaggio in Siberia un amico di Irkutsk mi raccontò un aneddoto imperdibile sull’idillio che c’era all’epoca, 2017, tra Vladimir Putin e una larghissima fetta della popolazione russa.
Per anni sul primo canale nazionale si è tenuta questa trasmissione in cui gente comune telefonava direttamente a Putin, gli raccontava i suoi problemi e il presidente si impegnava a risolverli personalmente.
Non so se ancora vada in onda, ma quella volta mi raccontò che un altro tizio siberiano che conosceva venne scelto per esporre i suoi problemi a Putin in persona in prima serata.
E allora questo tizio tutto eccitato ma anche decisamente incazzato disse che c’era bisogno urgente di rimettere a posto le strade intorno al Lago Baikal, in cui non si riusciva più a marciare.
Putin, dopo aver ascoltato insieme a milioni di telespettatori le lamentele di questo cittadino, mandò gli operai con i mezzi sul posto il giorno dopo. Il mio amico mi raccontava che tanti suoi compatrioti erano entusiasti per queste linee dirette col Cremlino, comuni a tutte le presidenze putiniane.

L’ultima, lo cito da un appunto che mi ero trascritto, era durata più di quattro ore. Con le dovute differenze tra la Russia e l’Italia, mi ricorda il modo con cui Berlusconi, recentemente scomparso e dunque immediatamente inserito nell’alveo dei padri della (seconda) Repubblica, ha generato e poi mantenuto lungamente il consenso presso se stesso, nonostante i disastri ripetutamente procurati alla nazione.
Berlusconi che di Putin si è sempre professato miglior amico, e in questo caso particolare forse persino ispiratore: qualcuno si ricorderà del numero monografico che inviò volenti o nolenti a sessanta milioni di italiani, “Una storia italiana” – che mio padre conserva ancora nel leggio accanto al cesso come panacea davanti all’eventualità di stipsi incrollabili – e nel quale si narravano le presunte imprese del cavaliere in vista delle elezioni politiche del 2001.

Che Forza Italia stravinse anche grazie a questa grottesca propaganda. E allora rispetto a certe assodate tentazioni atlantiche di sentirci i più buoni di tutti e altri osceni discorsi che si sentono fare sui russi, penso che questo aneddoto possa essere utile a ricordarci che, come ogni popolo del mondo, i russi sono nostri fratelli. E ci assomigliano terribilmente, nel bene e nel male.

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