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martedì 17 Maggio 2022
NewsIl caffè di Gramellini sempre più indigesto, avamposto bellico "garbato"

Il caffè di Gramellini sempre più indigesto, avamposto bellico “garbato”

Il caffè di Gramellini emblema di quel giornalismo “che guarda solo la tv, ascolta solo se stesso quando parla in tv, legge solo i suoi caffettini, e parla col direttore e mai con i sottoposti.”

Il caffè di Gramellini sempre più indigesto

Gramellini, dalle pagine del Corriere della sera, è l’avamposto bellicista dal volto “umano”, in cui “garbati” guerrafondai fanno continuamente riferimento ai valori dell’Occidente non negoziabili, da difendere con intransigenza e determinazione contro la protervia di Putin e dei russi.

Gramellini rifiuta qualsiasi riflessione, qualsiasi ragionamento, riduce il tutto allo schema amico/nemico e chi esce fuori da questa dicotomia è bollato con le stigmate del “collaborazionismo”.

E per questo viene punito, mediaticamente, con metodi che se fossero avvenuti su altre questioni o su testate considerate di area politica “avversa”, sarebbero stati bollati come “squadrismo mediatico”.

Come giudicare altrimenti i suoi articoli nello stile del character assassination riservati al professor Canfora e alla professoressa Di Cesare, accostati a Povia, o quello sul professor Orsini considerato la “star del Pacinarcisismo è lui, grazie alla faccia sofferta e a quel tono di voce tra l’assertivo e il piagnucoloso con cui ricostruisce le cause della guerra ucraina dai tempi di Gengis Khan”. 

Luciano Canfora

L’ultima perla di Gramellini nel suo caffè è destinata ai pacifisti: “Parecchi di coloro che contestano gli aiuti all’Ucraina ritengono irrilevante che in Russia ci sia un regime non democratico”.

Questo l’attacco del pezzo sul Corriere, questo il livello delle invettive oggi: senza fonti, dati, conoscenze, senza storia, solo estremizzazione del banale.

Il caffè di Gramellini sempre più indigesto, avamposto bellico garbato

 

Il giornalista Antonio Cipriani, oltre la sua storica rubrica Polemos, dalle pagine di Remocontro ha così commentato quest’ultima, ennesima, uscita infelice di Gramellini.

“Prendi un concetto ad capocchiam: ‘parecchi di coloro che contestano gli aiuti all’Ucraina‘.
Aggiungi una definizione disegnata su misura dell’avversario politico imbecille e ideale: ‘ritengono irrilevante che in Russia ecc. ecc‘.

Ed ecco pronto il sermone tagliato e cucito sul suo condominio immaginario di giornalista che guarda solo la tv, ascolta solo se stesso quando parla in tv, legge solo i suoi caffettini, e parla col direttore e mai con i sottoposti.

Aiuti al popolo ucraino? Non ho sentito neanche una delle persone che conosco criticare gli aiuti. Anzi, i pacifisti che conosco sono tutti in viaggio per portarne… Se avesse scritto armi avrei potuto dire che, legittimamente in democrazia, si può avere un’idea diversa su guerre e pace.
Ma poi questo dover disegnarsi l’avversario che “considera irrilevante l’assenza di democrazia”, è penoso.

In democrazia, nel rispetto dell’altro, esistono le idee diverse, altrimenti siamo nell’area Putin (come logica informativa). Costruirsi l’avversario ottuso e ideale è una roba da regime.

E non ho neanche letto il resto, viste le premesse. Perché questo continuo tintinnare di sciabole da intrattenimento tutto elmetto, pantofoline mimetiche e certezze assolute basate su pregiudizio, comincia a darmi sui nervi.”

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