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4.938 euro: questo il costo, secondo l’idea del governo Meloni, che un migrante dovrebbe corrispondere al nostro paese per evitare di essere detenuto in un CPR, in attesa che la sua domanda di asilo venga esaminata e decisa.
Quanto vale la libertà di una persona? 4938 euro
Dopo le settimane drammatiche che ha vissuto (di nuovo) l’isola di Lampedusa, dopo le immagini, i racconti, l’incapacità di saper garantire una accoglienza dignitosa per centinaia di uomini, donne e bambine arrivati vivi dopo un viaggio che prometteva morte certa, ti ostini a pensare che, nonostante i proclami e la propaganda, l’umanità e la logica trovino prima o poi uno spazio.
Invece ci siamo trovati a dover leggere e tentare di capire una nuova disposizione del governo. L’Italia è riuscita a stabilire quanto vale la libertà di una persona: 4.938 euro.
Questo il costo che una persona migrante dovrebbe corrispondere al nostro paese per evitare di essere detenuto in un CPR, in attesa che la sua domanda di asilo venga esaminata e decisa.
Lasciando le specifiche ai giuristi, che (per fortuna!) sono già all’opera per svelare l’assurdità e la sostanziale inapplicabilità di questo provvedimento, proviamo ad immaginare come dovrebbe funzionare.
Dopo aver fatto un viaggio sconvolgente, lungo, costosissimo e pericoloso, dopo essere entrata da una delle frontiere di questo paese (pensiamo più facilmente a Lampedusa, affacciata sulla frontiera d’acqua, la più mortale, ma che dire delle rotte di terra!), spesso scalza, con i vestiti e le carni a brandelli, con gli occhi pieni di paura e di angoscia, una persona migrante dovrebbe avere con sé, in contanti, 4.938 euro da corrispondere alle polizie frontaliere per restare in attesa, in condizione di libertà, che la propria domanda di asilo venga esaminata.
E, nel massimo dell’ingiuria, lo Stato italiano stabilisce anche che, in mancanza di contanti, sarà possibile attivare una fideiussione bancaria! Certo, lo sappiamo tutti quanto è facile poter entrare in un istituto bancario di un paese che non conosci, dove arrivi per la prima volta in uno stato di disperazione, prendere un appuntamento con il consulente di turno e accendere una fideiussione. Certo.
E con la stessa facilità, un attimo dopo, consulti le offerte del mercato immobiliare e trovi un appartamento da prendere regolarmente in affitto, da poter pagare per un tempo congruo alla valutazione della domanda di asilo e che abbia, si badi bene, tutte le idoneità alloggiative e di abitabilità.
Già, perché anche se sembra una follia, è esattamente questo che prevede la norma pubblicata in Gazzetta Ufficiale da questo governo. Un dettaglio, un chiarimento di quanto già contenuto nel Decreto Sicurezza Piantedosi 2 (quello scritto dopo la strage di Cutro).
Non una parola sulla possibilità di consentire alle persone di ottenere dei visti regolari prima della partenza, così da evitare di intraprendere viaggi mortiferi o di finire nelle mani di trafficanti e aguzzini. Non un atto sulla possibilità di superare il trattato di Dublino e consentire una reale e operativa redistribuzione delle persone nel continente europeo.
Non un impegno e un’azione per aumentare il personale degli uffici pubblici preposti alla valutazione ed al rilascio dei permessi di soggiorno, così che le pratiche possano essere evase nei tempi di legge, piuttosto che in tre o quattro anni! No.
Questo governo sceglie ancora una volta di considerare la migrazione di uomini e donne come un problema securitario e di ordine pubblico, che si può affrontare solo con repressione, carcerazione, espulsione. E se i reati non sussistono, piuttosto si impiegano tempo e risorse per crearli ex novo.
Il 3 ottobre di quest’anno ricorrerà il decennale della strage di Lampedusa. Quello sconvolgente naufragio al largo delle coste dell’isola che accumulò decine di bare in una palestra e che fece gridare a governanti ed amministratori la frase “mai più”.
Ce l’avevano insegnata a scuola questa frase, quando ogni 27 gennaio si ricorda l’orrore della shoah e dei campi di concentramento e di internamento nazisti e fascisti.
“Mai più”, ci hanno insegnato, l’essere umano perpetui la barbarie ai danni del suo simile.
Mai più vite innocenti sacrificate in nome della propaganda e del pensiero unico.
Mai più restare fermi e zitti davanti alle grida di dolore e alle richieste di aiuto.
A 80 anni dalla Shoah e a 10 anni dalla strage di Lampedusa, assistiamo all’impegno convinto nel sostenere economicamente la costruzione di lager sulle sponde opposte del Mediterraneo e alla carcerazione ingiustificata di migliaia di persone innocenti.
C’è chi, in questo Paese, ha scelto coscientemente, di ripercorrere quegli orrori e di far diventare legge dello Stato la più violenta azione di riscossione di tangenti messa in opera dai trafficanti dei nuovi schiavi.
Il 3 ottobre 2018 è però anche la data della partenza della prima missione nel Mediterraneo centrale della Mare Jonio, la nostra nave impegnata a salvare vite umane. Noi, come tante altre persone, non resteremo mai fermi e zitti davanti alla barbarie, non lasceremo nessuna persona indietro, nessuna voce inascoltata. Al fianco di tutte le persone in movimento, per la tutela e il rispetto dei diritti umani, per la libera circolazione di tutti!
Laura Marmorale, presidente di MEDITERRANEA Saving Humans*

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