Perchè la forte reazione emotiva alla strage di Cutro non si tradurrà in azioni tese a prevenire efficacemente il ripetersi di simili tragedie in futuro?
Strage di Cutro: “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore”
La reazione emotiva alla strage di Cutro è indubbiamente forte e diffusa anche tra gli xenofobi, ma temo sia meglio non illudersi: è probabile che tra poco tempo tutto torni sostanzialmente come prima.
Ce lo dice innanzitutto la storia: nel 2015 la foto del corpo del piccolo Aylan Kurdi sulla spiaggia di Bodrum commosse profondamente il mondo intero, eppure a distanza di otto anni le politiche antimigratorie non solo non si sono allentate, ma anzi si sono diffusamente inasprite ovunque e con il sostanziale placet degli elettorati europei.
Per capire cosa sta succedendo bisogna innanzitutto considerare l’enorme potere delle immagini e dei bambini. Ciò che rende le immagini così potenti è che il loro impatto elude il raziocinio e prende di mira direttamente il subconscio e l’emotività.
Se a questo associamo l’ugualmente importante emotività associata ai bambini, capiamo subito come qualunque essere umano che veda la fila delle piccole bare bianche allineate nel palasport di Crotone non possa non provare un profondo turbamento.
Ma come mai questa repulsione diffusa non si traduce in azioni tese a prevenire efficacemente il ripetersi di simili tragedie in futuro?
La mia impressione è per soddisfare i problemi di coscienza di tanti “emozionati” anti-immigrazione sia più che sufficiente non dover più vedere immagini così strazianti, e/o non sentirsene responsabili. “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore”: il ridicolo statement meloniano-salviniano che attribuisce ogni colpa agli scafisti e l’orrendo victim-blaming del ministro dell’interno vanno incontro a coloro la cui unica vera esigenza è quella di allontanare da sè la visione delle conseguenze di tale posizione, che inevitabilmente turba anche la loro evanescente coscienza.
Per molti è quindi sufficiente fuggire dalla realtà? Assolutamente sì: nel grande mercato delle idee e delle notizie, ormai espansosi fino a soddisfare qualsiasi bisogno, sono sempre di più le persone che adottano idee e credono a notizie non in base alla loro adesione ai fatti, ma in base a quanto tali idee e tali notizie confortino e confermino i loro pregiudizi.
Lo abbiamo visto con il Covid e lo vediamo ancora adesso con la guerra in Ucraina: difficile immaginare che con l’immigrazione le cose andranno diversamente.
Come sempre, un cambiamento ci sarà quando ci sarà una proposta positiva. L’obiettivo negativo “stop ai sensi di colpa per le immagini di bambini annegati sulle nostre coste” può essere ottenuto in molti modi (inclusa la censura delle immagini, per dire): la strada per creare consenso intorno ad un modello umano di gestione dell’immigrazione mi sembra tanto lunga quanto lo era prima della strage.

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