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mercoledì 18 Maggio 2022
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Bucha, il frutto amaro di ogni guerra, per questo va fermata questa follia

In un lungo thread su twitter Nico Piro, il pioniere italiano del giornalismo mobile, ha commentato l’eccidio di Bucha in Ucraina, sottolineando alcuni aspetti poco analizzati: “Bucha non è un’eccezione imputabile ad un gruppo di SuperCattivi, è un frutto amaro ma fisiologico della guerra stessa come Abu Ghraib 2004, Gerani 2008, Wardak, Jalalabad 2007.”

Di Nico Piro*

Bucha, il frutto amaro di ogni guerra

Molti mi hanno chiesto perchè non abbia ancora scritto di Bucha. Ho riflettuto che spiegarne il perchè forse può essere utile ad approfondire il tema della guerra e dell’informazione. In sintesi, l’ho fatto per motivi professionali e umani.

Non sono sul posto quindi il mio accesso alle informazione è limitato, non ho camminato sullo stradone di Bucha, non ho parlato direttamente con le persone, non ho accesso a nient’altro che a fonti aperte (foto, video, mappe), gli stessi bravissimi colleghi che sono stati sul posto ieri sono stati accompagnati dalle autorità ucraine e con la presenza di Zelensky (misure di sicurezza) hanno avuto tempo limitato nell’area (almeno quelli che ho sentito io). Anche loro hanno bisogno di tempo per tornare nel villaggio e approfondire.

Insomma non ho scritto su Bucha per un fatto di serietà professionale. Sulla base degli elementi che ho raccolto, sulla base delle mie esperienze belliche, ho formulato delle ipotesi ma non le condividerò perchè non sarebbe ne serio ne giusto.

Vedo selfie di soldati, presi dai social, usati per “identifica” generici assassini, dimenticando che in un reggimento ci sono fino a 1500 unità e che un BTG – formazione chiave russa per le operazioni in Ucraina- ne contiene 800-1000 Se plaudo al Visual Desk del NYtimes
che spendendo qualche centinaio di dollari per delle immagini satellitari da “matchare” con i video amatoriali “a terra” ha probabilmente vinto un Pulitzer, resto perplesso da tutto quello che sta accadendo a Bucha.

Lo stradone, la cantina, le fosse comuni avrebbero dovuto essere trattate come scene del crimine, senza toccare nulla, facendo rilievi, successivamente portando i corpi in istituti specializzati per analisi autoptiche. Necessario capire, per esempio, la sovrapposizione (che a me pare altamente probabile) di episodi diversi – temporalmente distanti nella stessa location. La distanza degli spari, i calibri delle armi, le traiettorie. Invece i corpi sono stati esibiti come prova dell’orrore. Ne è stato fatto un uso propagandistico da parte delle autorità ucraine.

Non le biasimo, una mossa del genere è parte della feroce normalità della guerra ma dobbiamo sapere che mettere prima la propaganda e poi le indagini non aiuta a trovare la verità e quindi ad assicurare alla giustizia i colpevoli. Evidenze video non implicano automaticamente responsabilità, nomi, cognomi, catene di comando.

Alcuni anni fa il collega Silvio Giulietti al Journalism fest di Perugia mostrò come era cambiata l’informazione di guerra per immagini alla luce delle varie carte deontologiche e norme a tutela dei minori. Siamo passati dai cadaveri di Sabra e Chatila, e da quelli dei curdi gasati da Saddam ad immagini dove persino le chiazze di sangue vengono “blurate” cioè coperte.

Se non ci deve essere, a mio avviso, un indulgere sull’orrore, una pornografia della morte, lo “sterilizzare” l’immagine della guerra non ha aiutato la comprensione della drammaticità di ogni conflitto. Credo che i giornalisti di volta in volta dovrebbero giudicare se un’immagine d’orrore (con un disclaimer ovviamente) possa o meno aggiungere qualcosa alla comprensione, al racconto di una strage.

Bucha invece queste regole mediatiche sono state sospese (con la felice eccezione di alcuni, compreso il Tg3web) e l’orrore è stato esposto quadi voler forse aggravare le colpe già stabilite e dettagliate del nemico. E veniamo a quello che definivo aspetto personale, umano

Ho provato molto dispiacere a vedere quelle immagini, lo stesso che ho sentito stamane di fronte alle immagini di soldati russi prigionieri all’apparenza uccisi a sangue freddo da militari ucraini o quelle dei soldati ucraini che si arrendono e vengono umiliati verbalmente dai nemici.

In questo gorgo dell’orrore, dove le certezze hanno cancellato ogni dubbio e dove persino la più banale richiesta (verità) viene bollata come sostegno al nemico e complotto interno, avrei voluto però leggere una cosa in particolare ma non l’ho vista.

No! Attenzione non mi riferisco ad altri scenari, ricostruzioni, plastici e video della strage! No avrei voluto che qualcuno avesse ricordato che quelle vittime non sono solo vittime del nemico di turno, sono vittime della guerra e usare quelle vittime x aggiungere odio all’odio non rende loro giustizia nè le restituisce ai propri cari.

Scrivo questo post quindi non per cimentarmi nel CSINY_CBS degli sfigati ma per ricordare a tutti che l’unico modo per fermare gli orrori della guerra è fermare la guerra, non aggiungere altra guerra a quella già in atto.

Bucha non è un’eccezione imputabile ad un gruppo di SuperCattivi, è un frutto amaro ma fisiologico della guerra stessa come Abu Ghraib 2004, Gerani 2008, Wardak, Jalalabad 2007. Sconfiggiamo la guerra, vinciamo l’orrore,  anche quando la vendetta può apparire come l’unica forma di giustizia, ma giustizia non è, l’unica arma è la pace.

*Nico Piro è un giornalista, scrittore e blogger italiano, attualmente inviato della redazione esteri TG3.

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