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giovedì 19 Maggio 2022
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Briatore: “Trovo lavoratori in Arabia e in Italia no, colpa del reddito di cittadinanza”

Per il proprietario del Billionaire è colpa del Reddito di cittadinanza se non trova lavoratori in Italia al contrario di quei luoghi all’avanguardia del diritto del lavoro e delle conquiste sociali come l’Arabia Saudita.

Briatore d’Arabia e il reddito di cittadinanza

L’estate si avvicina e inesorabilmente riparte l’attacco al grande satana: la guerra? L’epidemia? La crisi energetica? No, il Reddito di cittadinanza. Come ad un segnale prestabilito, sui grandi giornali e gli house organ confindustriali, sono comparsi i soliti articoli di imprenditori e vip che denunciano la scarsa voglia di lavorare dei giovani, la difficoltà di trovare personale e tutto il campionario sempre uguale, identico negli anni, di banalità e ipocrisie, completamente scollegate dalla realtà, che abbiamo imparato a conoscere.

Ha iniziato lo chef volto noto della tv, Alessandro Borghese lamentando l’assurda pretesa dei giovani di essere pagati anche se nel frattempo imparano il “mestiere”.

A ruota è arrivato l’ineffabile Briatore che sulle pagine del Corriere, ha dichiarato:

“I ragazzi? Preferiscono tenersi stretto il fine settimana per divertirsi con gli amici. E quando decidono di provarci, lo fanno con l’arroganza di chi si sente arrivato e la pretesa di ricevere compensi importanti. Da subito. Sarò impopolare, ma non ho alcun problema nel dire che lavorare per imparare non significa essere per forza pagati”.

Il proprietario del Billionaire continua dicendo che non avrebbe alcun problema a trovare il personale di cui ha bisogno a Dubai e in Arabia Saudita, come tutti luoghi all’avanguardia del diritto del lavoro e delle conquiste sociali.

“Io sono uno che paga bene e che paga tutti. Da me il contratto base parte da 1.800-2000 euro netti al mese. Anche lo stagista è pagato. Chiunque entri nel mio gruppo viene formato, fa dei corsi, viene retribuito. E se sei bravo cresci, c’è chi prende 4-5-10 mila euro e oltre. Ma il problema è che i ragazzi hanno perso il valore del lavoro: io da giovane raccoglievo le mele per due soldi, e lo facevo con passione. Adesso l’obiettivo è opposto, non lavorare. Lo ripeto: colpa del reddito di cittadinanza, una vera catastrofe”.

Cioè ci sarebbero lavori con contratti regolari che arrivano fino a “4-5-10 mila euro e oltre” ma i ragazzi preferiscono basare il loro futuro su un assegno di 18 mesi che quando va bene arriva a 450 euro? qualcosa ci sfugge.

E deve sfuggire anche a quelli dell’Istat e dell’Inps che dicono esattamente l’opposto, cioè che i lavori stagionali, i lavori a tempo determinato continuano a salire, sopra i valori precedenti l’introduzione del reddito di cittadinanza.

Ma il problema è che  questa falsa polemica scatta puntuale alla vigilia di ogni estate, la stagione in cui c’è più bisogno di giovani da sfruttare e sottopagare, in un settore che in cui le condizioni di lavoro e contrattuali sono di tipo “saudita” e dunque la misura del Rdc è un argine a queste derive, che invece fanno gola ai mecenati d’Arabia alla Briatore.

Basta leggere quest’articolo di qualche mese fa, in pieno delirio estivo confindustriale contro il satanico Reddito, in cui l’Ispettorato del lavoro comunicava gli esiti delle ispezioni di Ferragosto: il 71% di aziende della ristorazione e del turismo sono risultate irregolari.

Una classe dirigente come quella italiana, fatta in larga parte di ereditieri – di patrimoni familiari, aziende, titoli, corsie preferenziali – fa la morale a chi è aggrappato a qualche sussidio come il Rdc che dura al massimo18 mesi, sempre più raramente ormai arriva ai 500 euro (checché ne dicano nei numeri buttati a caso per far colpo nei dibattiti) e con il quale, grosso modo, ci puoi fare solo la spesa e comprare medicine per tutti i vincoli d’uso che ha.
Siamo al vampirismo sociale esibito e rivendicato.

 

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