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lunedì 10 Maggio 2021
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Anna Dello Russo: pensi che la moda sia frivola? Fa pure, ma ti perdi tanto

Anna Dello Russo, l’icona del mondo della moda, creative director di Vogue Japan, ci spiega cosa è la moda. Un’arte autonoma e libera, tutt’altro che frivola, che, in anticipo rispetto a qualsiasi altra forma di comunicazione, veicola potenti messaggi di cambiamento sociale.

Anna Dello Russo: perché la moda non è frivola

Una creazione di moda può essere equiparata ad un’opera di arte in senso tradizionale?

Ognuno deve fare la sua parte.

La moda è una musa ispiratrice, come la musica, la letteratura, l’arte, il cinema, e le arti minori, sono tante sorelle accomunate dallo spirito di ricerca e da un’ispirazione tendente all’elevazione sia dell’occhio sia dell’anima.

Sicuramente si contaminano, si divertono, c’è osmosi, ma quando si parla di moda e arte in senso troppo strict non mi piace.

Le references ci sono ma nella moda diventano segni, e quando i segni sono di rimando non sono mai quello che sono. Sono paradossalmente veri e propri riferimenti ad altro.

Non c’è la presunzione di far sì che la moda diventi arte, la moda ha tutto un altro circuito di consumo, ha un’altra funzione, è posta su un piano differente.

Il segno di “moda”, il segno di “vestimentario-culturale” rimanda sempre ad un tessuto reale, ad un contesto sociologico sempre in cambiamento. Ecco perché la moda è la cartina tornasole di quelli che sono i cambiamenti sociali.

Arte, Musica, Cinema, Letteratura, le arti minori, tutto influenza la moda e tutto viene anche rimandato dalla moda alle muse stesse ma ognuno ha il suo feel, non sono comparabili, sono rimandi osmotici, come vasi comunicati ma con funzioni diverse più o meno incisive nel contesto sociale e spesso legate anche al periodo storico.

Questo è un periodo dove nella moda c’è tanta militanza. La moda molto spesso è vista come una cosa frivola invece la moda in questo periodo è molto militante, e prende posizioni molto forti. In verità lo faceva già dagli anni ’70 quando ad esempio Yves Saint Laurent si mise nudo per il primo profumo della maison.

Yves Saint-Laurent
Yves Saint-Laurent, 1971

La moda è sempre stata dalla parte dei diritti civili, basti ricordare Jean Paul Gaultier che sfilava in tacchi e guêpière.

La moda è emancipazione culturale e sociale. Magari la si capisce con gli anni, la moda è leggera ma non è frivola. La moda è un linguaggio di segni e rimandi che ridendo e ballando arriva dritto al cambiamento sociale, epico.

In questo momento, è in corso un grandissimo cambiamento sociale che abbraccia le diversità, l’inclusività, genderless, abbattimento delle identità di genere. Sempre Jean Paul Gaultier, contro razzismo, omofobia, diversità (body shaming). Anche le etnie sono sempre state tutte rappresentate nella moda.

Nella moda ho trovato la mia emancipazione, parlare in varie lingue contemporaneamente, lavorare con culture diverse. Sono 13 anni che lavoro con il Giappone e mi sono dovuta aprire ad un modo di pensare e di percepire la moda totalmente diverso.

Le arti sorelle non avranno mai una fine si evolvono di continuo, si incontrano, si intrecciano danzano insieme ma ognuna ha la sua collocazione.

Anche la musica sta dando un grande contributo avendo per di più la possibilità di arrivare a fasce di consumo più popolari, al fast fashion, quindi va inclusa nel contributo al cambiamento.

Harris Reed rappresenta proprio questa nuova generazione, che in pandemia ha trovato una sua strada espressiva.

Fa la prima couture genderless e la propone durante l’alta moda della settimana digitale di Parigi, facendo sfilare su un modello di colore, alta moda dalle caratteristiche femminili.

Non si parla più di maschile o femminile ormai, si parla di neutral gender.

Harris Reed, For Now, Unexplained

 

Viene poi preso dalla MAC Cosmetics e realizza la prima cosmesi per fluid, per generazioni z.

Stiamo contribuendo all’emancipazione, creando nuovi codici, nuovi comportamenti che porteranno a non inibire più un bambino o una bambina a mettersi lo smalto o il rossetto. Loro devono fare ciò che vogliono e usare i rossetti, i colori come devono usarli i bambini, completamente, nella loro creatività assoluta.

Far crescere le nuove generazioni in questa ottica già cambia tanto perché significa abbracciare la diversità con naturalezza e capire che proprio nella diversità è la ricchezza della nostra bellezza.

Ti definisci una collezionista di moda?

Io sperimento nel mio percorso, supero e vado avanti. Ho fatto collezionismo di moda per tanti anni, poi ad un certo punto mi sono detta, questo non è collezionismo, questa è un’ossessione, non è bello. Aveva un nonché di macabro.

Questa mia sensibilità è emersa nel 2018, 3 anni fa, quando si iniziò a parlare di sostenibilità, di inquinamento, di spreco e ho cominciato a percepire il mio collezionismo come un fardello, pesante e macabro.

I miei vestiti messi così nell’armadio, non avevano più un senso evocativo, la loro “non-fruizione” li aveva trasformati in un enorme peso sulle spalle.

Tutti i vestiti per quanto tenuti bene se non li indossi acquisiscono un’aria dismessa.

Quindi nel 2018 ho deciso di fare un’asta con Christie’s e dare tutto in beneficenza. Sono stati 6 mesi di lavoro intensissimo con il mio team durante i quali abbiamo ricomposto tutti i look.

Anna dello Russo
Anna Dello Russo

Abbiamo venduto una parte all’asta a prezzi irrisori per far sì che gli abiti andassero alle nuove generazioni e l’altra parte in beneficenza online su Net-à-Porter.

Ci avevo visto lungo perché da lì la moda ha iniziato ad occuparsi di sostenibilità, re-editing, re-cycling, re-up, re-commerce.

Il re-commerce è la novità degli ultimi tempi in cui grandi gruppi, come ad esempio Karin con Vestiaire Collective, o Arnoult da un’altra parte, stanno acquisendo all’interno dei loro brand anche abiti di seconda mano.

Anche Dior, Gucci, Balenciaga, Saint Laurent hanno preso un sito di abiti di seconda mano dove rimettere in circolo tutto il wast che loro stessi vanno a creare.

Quindi collezionismo No! Tutto deve avere una funzione, utile fresca e portata d’uomo.

Vivere nella moda è come entrare nella musica del flauto magico, la moda ti fa riflettere, se vuoi capirla, deve sempre cercare di andare oltre.

Ogni concetto appena acquisito, già non va più bene, qualcosa sta già cambiando. La moda è in fieri, non l’acchiappi mai. Non ha nulla di frivolo ma è molto simile al linguaggio dell’inconscio, è molto avanti e proprio per questo, è piena di splendide persone che da anni si interrogano su queste tematiche.

È un po’ come la psicanalisi su sé stessi, ti avvantaggia, hai una lettura più veloce delle cose, da un punto di vista di atteggiamenti corporei, di body language, di body shaming, di diversità, di accettazione delle culture diverse.

Anche il fatto di non volerti mai omologare, perché la moda non omologa cioè ti dice proprio il contrario ovvero ti chiede di parlare della tua libertà espressiva. La moda sembra un dictat ma in realtà è esattamente il contrario, è educativa, ti porta fuori dalla tuo comfort zone e ti insegna giocando a metterti in gioco.

Parlando di moda e musica, che pensi della performance di Achille Lauro al Festival di Sanremo?

La moda non è mai presuntuosa, mai arrogante. Quando c’è quel tipo di presunzione la moda non piace. Come se ti vestissi bene per una serata e poi incontrando qualcuno gli dici “Guarda come sono figa stasera“.

La moda è il non esplicito, la leggiadria che ti viene quando hai sudato 7 camicie però volteggi in aria, quella sprezzatura, come la chiamavano in letteratura, è quella spinta, effortless in americano, una cosa senza sforzo che invece consiste di una disciplina molto dura.

È un paradosso, la moda è quello che non sembra, che non si dice e soprattutto non si giudica. I look non si giudicano come fanno in alcuni bruttissimi programmi televisivi, ognuno è libero di vestirsi come vuole.

Quello che va apprezzato è proprio l’originalità, una cosa diversa, una riflessione sulla bellezza ma non si può dire quello è giusto, quello è sbagliato, sei bella, sei brutta, questa è l’ennesima discriminazione.

Quando una sfilata fa un grande successo è perché per empatia ha conquistato il mondo.

Achille Lauro con Gucci è l’esempio di un grandissimo lavoro di team, di contaminazione pura, in cui lui racconta che la distinzione dei sessi non esiste, che la sua è una generazione di giovani che si svegliano la mattina e non sanno cosa sono ne lo vogliono sapere. Ci trasporta con bellissima leggerezza sui diritti civili. Da qui è un passo arrivare alla legge ZAN, alla legge sui matrimoni civili, perché si è cresciuti così.

Tornando alla moda come arte, non credi che le creazioni di Schiapparelli siano oggetti di cui godere con la vista, dal valore intrinseco? Mi ricordano le opere di Brancusi…

Schiapparelli è design italiano, è stata comperata da Della Valle. Il design italiano è fortissimo. La differenza fondamentale con l’arte è che la moda è legata al mercato.

È vero che la gioielleria di Schiapparelli ha riferimenti a Brancusi, del resto Elsa Schiapparelli era amica di tutti questi grandi artisti.

Schiapparelli Haute Couture – Summer 2021

https://vimeo.com/534554197

 

Moda e …qual’è il connubio più forte?

Oggi il connubio più forte è musica e moda.

Dalle collaborazioni con la musica, sono nate tante forme di collaborazione della moda con altre arti ma anche nella moda stessa. Nel passato c’era tanta rivalità, specie a livello nazionale.

Oggi ecco che Gucci sfila con Balenciaga. L’ultima sfilata di Alessandro Michele è stata il frutto di una collaborazione con Demna Gvasalia, designer di Balenciaga. Anche Miuccia Prada collabora con Raf Simons.

Sono grandi innovazioni che portano con sé messaggi incredibili, molto forti, come se Ronaldo giocasse con Messi in Champion’s League.

Una collaborazione di cui non si è avuta grande notizia riguarda Kanye West, che oltre ad essere un grande della musica, è stato un vero e proprio sfondatore di porte nella moda, del resto il suo grande amico Virgil ora è direttore creativo della Maison Vuitton.

All’ultima sfilata che ha fatto a Parigi, prima della pandemia, ha portato il suo gruppo Gospel, i Sunday Service, circa 200 persone messe insieme da Kanye stesso nel Wyoming.

Era una domenica, e la sfilata fu preceduta dalle preghiere cantate, riarrangiate da lui, creando una forte suggestione. È stato un momento incredibile.

Kanye West Sunday Service – During Paris Fashion Week

 

Anche con la pandemia, la moda, grazie all’innovazione tecnologica ci ha regalato emozioni, davvero stupefacenti.

La signora Prada, durante una conversazione diceva proprio che in questa pandemia la tecnologia ci ha salvati. Grazie al digitale non abbiamo perso una stagione, siamo andati in onda e abbiamo sfilato.

Ma sfilare in digitale vuol dire metterci ancora più impegno perché non è una passeggiata come prima, devi pensare al set, alla fotografia e a tanto altro. Quando torneremo al reale non dimenticheremo questo insegnamento perché il digitale ci ha portato tanto.

La moda ha perso fatturato, sì, ma non ha perso l’emozione e l’aspirazionalità

Nella moda c’è sempre tutto, basta osservarla.

 

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Sira De Vanna
Sira De Vanna
Speaker radiofonica, redattrice, storico dell'arte. Caporedattore per Kulturjam.it

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