21.6 C
Rome
giovedì 19 Maggio 2022
BiblosDark, o su tempo, amore e pandemia

Dark, o su tempo, amore e pandemia

Tra la serie tedesca Dark e una vecchia canzone di Nena, cresce la consapevolezza che quando passerà la pandemia sarà l’esperienza dell’implosione del futuro a tatuarne il ricordo.

Dark, il tempo, e la pandemia

Nei mesi scorsi ho seguito “Dark“, una serie televisiva tedesca con molti meriti, tra cui quello di avermi ricordato di quanto sia brava Nena. Cantante pop rock di Hagen, nella Renania Settentrionale-Vestfalia, nel 1983 raggiunse una fugace notorietà internazionale (in Germania è ancora molto famosa) con la canzone 99 Luftballons.

Ma il brano che preferisco esce l’anno successivo, anno bisestile in cui Orwell ambienta il suo celebre romanzo e la Apple presenta il primo computer della serie Macintosh. Si intitola Irgendwie, Irgendwo, Irgendwann e fa da colonna sonora alla bella serie su Netflix.

La traduzione del titolo, ottenuta con Google, è In qualche modo, da qualche parte, a volte. Una sfilza di complementi senza soggetto né verbo. Quest’ultimo lo possiamo però intuire, e corrisponderà verosimilmente ad accadere, succedere, qualcosa con cui stabilire un primo incerto contatto, mentre il soggetto ci viene svelato nella seconda strofa:

“Irgendwie fängt irgendwann (in qualche modo a un certo punto inizia) / Irgendwo die Zukunft an (da qualche parte il futuro) / Ich warte nicht mehr lang (non posso più aspettare) / Liebe wird aus Mut gemacht (l’amore è creato dal coraggio) / Denk nicht lange nach (non pensarci troppo a lungo)”.

Finalmente l’ha detto! Nena sta parlando del futuro, ci abbiamo messo un po’ ma alla fine l’abbiamo capito, e più sottotraccia di come alle due dimensioni già individuate da Einstein (spazio e tempo) andrebbe aggiunta anche quella del coraggio, per manifestare l’amore e dall’amore il futuro. Un processo carico di urgenza nella voce che dice io nella canzone, “non posso più aspettare”.

Se e quando passerà la pandemia – se e quando, dunque, ci sarà un futuro –, non credo che ne manterrò l’immagine sotto forma di lenzuola stese con la scritta “andrà tutto bene“, oppure il suono, quello dei cori dalle finestre a cui fanno eco altre finestre, la sensazione sul viso delle mascherine con la loro acquisita conoscenza tecnica (chirurgiche, FFP2, FFP3 ecc.), sulle mani gel igienizzanti prima e dopo essere entrati al supermercato, a cui fa seguito la prossemica dilatata nelle diradate relazioni umane.

Sarà piuttosto l’esperienza dell’implosione del futuro a tatuarne il ricordo. In qualche modo, da qualche parte, a volte non inizia più nulla, il futuro ha smesso di lanciarsi nel vuoto come avviene a chi fa bungee jumping, ma per poi tornare indietro appeso a una lunga corda elastica, a offrirci motivazioni per fare di nuovo una cosa tanto scema.

Un tira e molla tutto batticuore e adrenalina in cui il vettore del tempo sembra non possedere una sola direzione, i protagonisti di Dark lo percorrono in un disinvolto doppio senso di marcia, oppure lo estendono alla maniera di un gatto quando si leva e stira le zampe.

La vita, sotto l’ombra invisibile e minacciosa del virus, somiglia a quel gatto nel momento in cui si acciambella prima di dormire: un loop in cui le giornate si ripropongono tutte uguali, la conta dei morti mentre si imbocca il cucchiaio colmo di minestrone la sera.
Ma senza futuro non c’è nemmeno amore.

L’amore, prendiamo pure alla lettera Nena, “è creato dal coraggio, non pensarci troppo a lungo!” Lungo, lange, è però nel testo una sinestesia applicata alla sfuggente dimensione temporale, che è proprio ciò che qui è venuta meno.

Dove trovarlo mi chiedo allora, in quale futuro prefigurato che retroagisca sul presente, il coraggio per volgersi a un tempo e a un luogo e soprattutto a un sentimento diversi dall’adesso? Un’alterità cronospaziale verso cui dirigersi con fermezza e determinazione, o se si preferisce, ancora, con coraggio.

Massì, possiamo anche dirlo con semplicità, nel suo significato più immediato e letterale: una mano da stringere e due labbra a cui accostarsi con trepidazione.

La paura di essere infettati, oltre al futuro, si è così mangiata anche il presente, che mancando di uno slancio amoroso nella direzione di qualcosa, qualcuno, prima o poi e da qualche parte un nuovo inizio, somiglia a un buco nero, una smagliatura nello spazio-tempo che davvero possiamo definire dark.

Non ci resta che accomodarci davanti a un televisore da 55 pollici, e guardare la prossima serie su Netflix.

 

Nena – Irgendwie · Irgendwo · Irgendwann

 

 

Cartoline da Salò: un anno marchiato dalle stimmate della pandemia

 


Guido Hauser
Guido Hauser
Giornalista e scrittore

Ti potrebbe anche interessare

66 COMMENTS

Comments are closed.

Ultimi articoli