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martedì 9 Marzo 2021
Tecnè Quando Akira Kurosawa tentò il suicidio

Quando Akira Kurosawa tentò il suicidio

Akira Kurosawa nel 1971, perseguitato dalle sue origini samurai e dall’ossessione per il cinema, decise di togliersi la vita. Cosa accadde?

Akira Kurosawa, il gesto estremo di un guerriero

L’anno era il 1971 e un uomo, assai celebre, un ostinato, un samurai nello spirito, uno anche un po’ esagerato, lo possiamo dire, si chiuse nel bagno e in maniera inconsulta cominciò a tagliarsi le vene. Piccoli sfregi scarnificatori che volevano andare sempre più in profondità.

A salvarlo furono i figli, Hisao e Kazuko, arrivati pochi istanti prima del peggio.

Magari, ci piace immaginare, non potendo sapere cosa stesse accadendo dietro quella porta, che la donna, Kazuzo, avrà anche imprecato contro il padre perché stava continuamente chiuso in bagno, forse per la prostata, forse a leggere la cronaca sullo Yomiuri shimbun, e non c’era verso di farlo uscire.

Stiamo parlando dell’immenso Akira Kurosawa.

Proprio così. L’autore di Rashōmon, de I sette samurai, di Il trono di sangue, quel giorno dopo aver fatto un consuntivo della sua vita drammatica, perseguitato dalle sue origini di samurai e dalla sua ossessione per il cinema, decise in maniera plateale di togliersi la vita.

Fortunatamente venne soccorso dai figli che, anni dopo, in alcune interviste, ricordavano come il grande regista, già in ospedale, era in qualche modo pentito del suo gesto e aveva chiesto scusa delle noie che stava causando.

Cos’era accaduto nella vita del cineasta per indurlo a un simile gesto?

Era stato escluso dal film Tora! Tora! Tora!  In realtà più che escluso sostituito.

D’altronde sarebbe stato abbastanza complicato immaginare una collaborazione tranquilla tra un regista giapponese e un produttore americano per realizzare un film di guerra sulla pianificazione e l’attacco a Pearl Harbor.

Si corse seriamente il rischio di una terza guerra mondiale.

Quando Kurosawa tentò il suicidio2

Successivamente Kurosawa ebbe la possibilità di rifarsi avendo a disposizione un budget molto ricco per il suo primo film a colori.

Si immagina quindi un altro successo planetario come I Sette Samurai, un altro capolavoro di cappa e spada, ma quello che ti fa? Una storia di un ciabattino triste, lunga centoquarantaminutinterminabili. Dodes’ka-den è intenso, bello, onirico ma pesante come la digestione di un peperone sotto al sole.

Quando Kurosawa tentò il suicidio3

Il film è un fallimento. Kurosawa si deprime. Sente su di sé il peso del disonore.
Cosa fare per liberarsi di questo macigno ossessivo che questa volta non è la prostata?
Suicidarsi, come ogni buon giapponese che si rispetti. Chi sbaglia paga. Oppure si da all’animazione. Ma non era il caso del buon Akira.

È vero, il suicidio pare una cosa effettivamente esagerata, uno si aspetta che se proprio un film va male, forse anche due film, diciamo anche tre, abbondiamo, magari ci pensi sopra e un quarto non lo fai più. Certo non in Italia, ma l’Italia… vabbé, questa è un altra storia.

Fatto sta che Kurosawa si salva e lentamente riprende la sua produzione di cineasta che ci darà altri grandi film come Ran, il suo capolavoro shakespeariano ispirato al Re Lear. La critica internazionale è in brodo di giuggiole.

Ran, il trailer ufficiale

 

La sua vena nonostante il taglio non si era esaurita. Come si suol dire: a volte le ferite rinforzano. A volte.

Ma lui era Kurosawa, voi no. Non fate esperimenti simili.



Nicola Guarino
Nicola Guarino
Regista, autore e ufologo, per non farsi mancare nulla.

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