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Amadeus torna per l’ennesima volta al TG1, luogo scelto dal conduttore per i suoi annunci per il Festival di Sanremo, annunciando in pompa magna la presenza di John Travolta tra i superospiti della kermesse canora. Ed è subito tripudio cringe di genuflessione a stelle e strisce.
Il Festival, John Travolta e quell’Italia genuflessa
Amadeus ieri ha “interrotto” il TG1 per annunciare la presenza di John Travolta al Festival di Sanremo.
Il bravo presentatore (nella definizione di Frassica) ha ovviamente fatto riferimento a “La febbre del sabato sera” nel timore che il mummificato pubblico generalista della rete ammiraglia non ricordasse bene chi fosse il settantenne divo hollywoodiano.
“Un attore che ha fatto ballare intere generazioni”, ha detto, facendo ancora riferimento al personaggio di Tony Manero, figura indimenticabile per chi è cresciuto negli anni ’70, assai meno per le generazioni successive.
E si accettano scommesse suo fatto che Lorella Cuccarini, che ha interpretato Sandy di Grease in una versione teatrale italiana, farà un’incursione sul palco per ricreare una scena con l’attore hollywoodiano, nonostante sarà accanto ad Amadeus nella serata del venerdì.
Ora, a noi Travolta sta assai simpatico e gli perdoniamo tutto, pure di essere (stato) un sostenitore fanatico di Ron Hubbard e Scientology. E il fatto che qualcosa interrompa anche se per pochi secondi quell’obbrobrio di TG è cosa lodevole.
Ma l’entusiasmo con cui accogliamo gli “amici americani” che si degnano di far visita alla nostra remota provincia dell’impero va sempre sottolineata.
D’altronde noi siamo il paese che dedica aperture dei notiziari al fatto che un nostro gruppo musicale suoni negli States,; e siamo il paese degli autori cinematografici che ad ogni intervista parlano della loro formazione con il grande cinema europeo, il neorealismo, e poi Kurosawa, Bergman e Rossellini. Ma poi appena si comincia a parlare di possibile “nomination all’Oscar” si trasformano nel mago G Galbusera (un misto tra Slash e lo Zio Sam) sventolando la bandiera a stelle e strisce ad ogni ospitata televisiva, come i ragazzotti che lasciano il paesino per andare a vedere le giostre a Disneyland.
Ovvio che non ho nulla contro chi corre alle notte degli Oscar per la sfilata sul red carpet, (e anche se ce l’avessi, non credo che un Garrone, Guadagnino o un Sorrentino ne soffrirebbero particolarmente) ed è altrettanto ovvio che sia un passaggio obbligato e agognato per chi lavora in certi ambienti.
Ma trovo piuttosto frustrante l’dea che i “nostri” ce l’abbiano fatta perchè sono sbarcati ad Hollywood.
Al contrario, se i “nostri” sono a Hollywood vuol dire che tutto il carrozzone artistico e culturale che si professa alternativo al modello culturale imperante e opprimente ha totalmente fallito nel suo scopo e non è riuscito a creare nulla di minimamente autonomo ed autosufficiente. E conferma solamente il nostro eterno provincialismo culturale e la nostra assoluta irrilevanza a livello internazionale.

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