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Il turismo è forse la manifestazione più eclatante del potere seduttivo del capitalismo con la sua promessa che appare molto più autentica e genuina di quella della pubblicità.
Turismo e capitalismo
Il turismo è forse la manifestazione più eclatante del potere seduttivo del capitalismo.
Il capitale ci fa intravvedere in ogni merce la soddisfazione definitiva al nostro desiderio.
Questo non si verifica mai perché il desiderio umano è ontologicamente non saturabile. Il capitalista lo sa e continua a vendere.
Ogni giorno le pubblicità in TV, che sono il vero spettacolo della TV, ci mostrano che le merci non sono solo degli oggetti più o meno belli o utili, ma sono delle vere e proprie esperienze, delle promesse di felicità, di compimento del desiderio, di saturazione del vuoto della condizione umana.
Nella vita di tutti i giorni, queste merci arrivano a casa ma senza il contorno visto in TV: tramonti mozzafiato, donne e uomini bellissimi, deserti sconfinati, amici e perfino parenti simpaticissimi. Dunque, la merce perde ben presto il suo fascino, sia perché comunque il desiderio umano non può mai essere soddisfatto sia perché il contorno quotidiano è sempre molto diverso da quello della pubblicità.
E allora interviene il turismo a fare una promessa che ci pare molto più autentica e genuina di quella della pubblicità. Nelle varie località di vacanza pare ci possano essere infatti i tramonti, i deserti, uomini e donne pronti a trasgredire, bar meravigliosi che trasformano parenti e amici in compagnie gaudenti e senza pensieri ecc… Ecco, il turismo è la promessa della pubblicità finalmente realizzata: la merce diventa veramente emozione, felicità, compimento della vita, saturazione del desiderio.
Ovviamente, anche in vacanza il desiderio non si satura, la vita non acquista senso e una scopata in più non ci dà l’amore e la pienezza del vivere. Per non parlare dei parenti che in vacanza possono risultare ancora più fastidiosi che nella vita di tutti i giorni, un po’ come a Natale.
Eppure, le sinistre cosa fanno oggi? Chiedono più turismo per tutti, prezzi più bassi, voli low cost, masse di persone a distruggere (nemmeno tanto lentamente) le fragili città d’arte con l’idea che la cultura è il petrolio di un paese.
Vogliono insomma la protezione per vivere la vita imposta dal capitale e non la liberazione per vivere una vita che parta dall’impossibilità di saturare il desiderio umano e quindi dalla riserva di energia spirituale, artistica, politica e sociale che dovrebbe caratterizzare l’umano una volta liberato delle imposizioni del consumo.
Che poi, a dirla tutta, solo chi è animato dal sogno di una cosa, dalla tensione alla liberazione, può anche guadagnarsi il diritto a una vita dignitosa e protetta. Altrimenti, continuerà a strepitare dal divano di casa chiedendo la protezione del capo o della capa di turno con buona pace dei sogni di un ritorno della socialdemocrazia.
Ho detto tensione alla liberazione, perché nella vita dell’uomo non si dà mai alcun compimento. Il capitale fa credere che tale compimento sia possibile e produce la cattiva infinità dei consumi compulsivi.
La liberazione – vogliamo chiamarla orizzonte del comunismo come avrebbe detto il mio maestro Pietro Ingrao – non promette alcun compimento, ma solo una vita sensata nel ballo popolare e sociale in cui condividere la tensione alla liberazione, l’impossibilità a compiersi che però non è un fallimento per l’umano, ma la sua cifra più autentica, la possibilità della sua libertà, della sua creatività, della sua capacità di essere solidale e aperto all’altro.

* Per gentile concessione di Claudio Bazzocchi dalla sua pagina Fb
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