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Alcune preziosissime note di Pietro Ingrao su lavoro, alienazione e riduzione dell’orario di lavoro, tratte da discorsi pronunciati in quell’infinita battaglia congressuale dal 1989 al 1991.
Pietro Ingrao su lavoro, alienazione e riduzione dell’orario di lavoro
Fra il 1989 e il 1991 si concluse la storia del Partito Comunista Italiano. Venne assassinato perché – si diceva – il mondo era cambiato, perché il comunismo era morto, perché sinistra, da quel momento, doveva essere la regolazione del mercato e la possibilità di partire per tutti con uguali possibilità.
La politica, inoltre, diventava un campo laico in cui risolvere i problemi dei cittadini. Scomparivano le classi e la grande questione filosofica del movimento operaio: come compenetrare soggetto e oggetto e conoscere il mondo trasformandolo, limitando il più possibile l’alienazione costitutiva dell’essere umano.
La sinistra è scomparsa in tutta Europa e non solo in Italia. Chi si oppose alla dissoluzione del PCI trent’anni fa – e io fui orgogliosamente fra quelli – provò a dire che erano in arrivo tempi terribili e non certo la pacificazione universale sancita dal prevalere del diritti umani e dalle regole di un mercato al servizio dell’uomo.
Pietro Ingrao fu per me un punto di riferimento politico e culturale molto forte in quei giorni così dolorosi. Il calore del suo argomentare, la passione politica e filosofica del suo insegnamento rappresentò per tanti di noi una sorta di consolazione nel momento in cui il partito si dissolveva.
Fu l’ultima battaglia, come ho scritto in un mio libro, ma l’insegnamento di Pietro è rimasto per tutta la vita e mi ha fatto diventare grande.
Di seguito alcune preziosissime note di Ingrao su lavoro, alienazione e riduzione dell’orario di lavoro, tratte da discorsi pronunciati in quell’infinita battaglia congressuale dal 1989 al 1991.
Pietro Ingrao, Proposta di mozione da presentare al XIX congresso del PCI, dicembre 1989.
«Come punto di vista per la trasformazione della società, comunismo è la critica della ‘produzione per la produzione’, della prevalenza assoluta dell’accumulazione rispetto alle sue finalità concrete, dunque di un sistema sociale essenzialmente rivolto alla moltiplicazione quantitativa dei beni e dei bisogni».
Pietro Ingrao , Assemblea della presentazione della Mozione numero due. Perugia, 29 gennaio 1990.
«Il tema dell’orario di lavoro è decisivo per una saldatura, un incontro con le organizzazioni dei lavoratori d’Europa. Qui è la vera sfida. Qui l’attualità di un punto di vista critico, di una strategia antagonista alle nuove pervasive forme di dominio che sta assumendo la modernizzazione capitalistica degli anni Ottanta. O noi riusciamo a costruire – nella nuova dimensione internazionale – una convergenza strategica per un altro tipo di sviluppo, in cui contino l’autonomia, la compartecipazione, la creatività e il senso della vita, oppure raccatteremo briciole».
Pietro Ingrao , Conclusioni dell’Assemblea dell’Area dei comunisti democratici, Ariccia, 10 giugno 1990.
«Se io spingo avanti la riflessione su quelli che ho chiamato i processi di alienazione in questa nuova fase dell’innovazione capitalistica e nei regimi totalitari dell’Est, giungo a una critica alta del produrre come ‘possesso’, e scopro il limite che devo tenere vivo e forte anche dentro il processo lavorativo. Posso uscire dal fanatismo del produrre, dall’uomo come illimitato dominio, e così parlare agli ecologisti e dire: come io da questa nuova ricerca critica capisco molto meglio l’ecologismo, voi, dalla vostra angolazione, siete chiamati a riconoscere quanto importante può essere, per voi, la lotta contro l’alienazione dentro il processo lavorativo; e individuare i terreni dell’alleanza inedita, ma possibile, con quei tali della FIAT, di cui Romiti vuole comprare persino la coscienza».

* Articolo per gentile concessione di Claudio Bazzocchi dalla sua pagina Fb
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