Quotidiano on-line ®

30.9 C
Rome
domenica, Luglio 3, 2022

Enrico Berlinguer e lo Stato. Il principio di responsabilità

Per Enrico Berlinguer era centrale un’etica dello Stato poggiata sul principio di responsabilità che funse da guida per le proposte politiche come il “Compromesso storico”.

Enrico Berlinguer e lo Stato

“Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita”. (Enrico Berlinguer)

Tra le tante citazioni che si sono fatte e si potrebbero fare di Enrico questa secondo me è quella che più lo identifica. C’è in essa l’essenza della sua personalità sia caratteriale che di pensiero politico. Si è più volte analizzato il concetto di “Diversità” e lo si è criticato anche dall’interno del PCI come un modo per isolarsi trincerarsi nel proprio campo di identità.

Essa invece spiega in modo semplice che nel fare politica non ci deve essere “doppiezza”. Una, la politica praticata tutti i giorni “tra politici”: compromessi al ribasso, sottobosco, piccolo cabotaggio, ricerca di potere anche personale, corruttela… L’altra, la politica “ufficiale”: la linea pubblica, da raccontare ai media, alla “gente”, ai militanti, agli elettori: vizi privati, pubbliche virtù.

Per esempio non è diventare o apparire un po’ più di centro che si conquista il consenso dei moderati, egli infatti era apprezzato da moltissimi moderati. “Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona” ebbe a dire in un motto dei sui spettacoli Giorgio Gaber. Non una chiusura quindi ma una chiave per aprirsi anche agli “altri” attraverso la “credibilità” di pensiero e di comportamenti personali.

Non è stato l’unico, forse il più rappresentativo, il più “iconico” come si usa dire oggi, di una generazione che foggiò il suo carattere nei valori della resistenza. Era questa l’essenza della battaglia per una riforma dei partiti e della politica che va sotto il nome di “questione morale”. Un tema da egli aperto negli anni ’80 e non ancora chiuso.

Non solo “carattere”, dunque, ma una spiccata e peculiare cultura della politica, un’etica dello Stato poggiata sul principio di responsabilità che funse da guida per le proposte politiche come il “Compromesso storico”. Un compromesso profondo tra le forze più rappresentative dell’Italia antifascista al fine di salvare la democrazia che rischiava di annegare, dunque “storico” e non di basso livello.

Salvare le “Istituzioni” dalla deriva partitocratica da un lato e rafforzamento della “coscienza democratica” nella nazione dall’altro contro le derive “anti-stato” rappresentate dalla malavita organizzata, le frange estremistiche e terroristiche sia di destra che di sinistra, ecco il compito.

Si avverte questo bisogno oggi, dopo l’ubriacatura “populista“ che le forze antifasciste raccolgano le forze e propongano un’”alternativa democratica” allo smembramento in atto delle istituzioni seguito al disfacimento dei partiti della prima repubblica e al fallimento dell’ondata populista della seconda.

Non un generico “campo largo” quindi ma un “campo di azione” delle forze democratiche e di sinistra per un programma chiaro di trasformazione dello Stato e delle politiche che salvino le istituzioni e governino il paese in senso egualitario. Questo, credo, avrebbe detto Berlinguer.

Leggi anche

Donato Lamacchia
Donato Lamacchia
Attivista nel PCI all'epoca di esistenza di quel partito, interessato al dibattito sull'evoluzione della sinistra nell'era dei cambiamenti digitali.

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli