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giovedì 19 Maggio 2022
AgoràEffetto talk show: sulla guerra s'è alzato il nuovo muro

Effetto talk show: sulla guerra s’è alzato il nuovo muro

L’effetto talk show ha creato schieramenti e rispolverato scontri dialettici “anni Ottanta”: la minaccia nucleare, l’invadenza della Nato, i russi di nuovo cattivissimi come in “Alba rossa”.

Effetto talk show, il nuovo muro

Il ritorno della “grande storia” con la guerra in Europa, gli schieramenti, la geopolica, tutta insieme all’improvviso, ha fatto venire i capogiri a molti.

In parte lo si deve alla tv trasformata in un gigantesco Risiko con le cartine della Russia, i movimenti di truppe, carri armati, avanzamenti. L’effetto talk show ha creato schieramenti e rispolverato scontri dialettici “anni Ottanta”: la minaccia nucleare, l’invadenza della Nato, i russi di nuovo cattivissimi come in “Alba rossa” e “Rocky IV”.

I media si sono appiattiti sull’algoritmo della guerra, che ha ricalcato perfettamente quello della pandemia. Ma sulla guerra in se, gli effetti della tragedia in Ucraina sulla nostra società, è stato nel talk show di La7, Piazzapulita, ieri sera, con Michele Santoro che ribadiva le sue posizioni e Formigli che ribadiva le sue, che s’è avuta la vera percezione su quello che sta accadendo: l’edificazione di un nuovo muro.

Durante il confronto tra i due giornalisti, da una parte c’era Formigli che, implicitamente, con le sue domande e le sue obiezioni, sosteneva la resistenza in Ucraina e le posizioni della Nato, degli Usa e dell’Europa; di fronte a lui Michele Santoro che, partendo dal difendere le naturali ragioni della resistenza Ucraina, se ne distaccava poi per criticare le politiche del nostro governo, di quest’Europa, della Nato e di Biden, che fondamentalmente sono la stessa cosa.

Nei fatti è andata in onda la rappresentazione plastica della divisione esistente rispetto a questa guerra, come ha spiegato benissimo Pina Fasciani in un lungo intervento sui social:

“Una divisione che separa e scava un fosso tra coloro, la maggioranza presuppongo, che condannano la guerra almeno in via di principio così come da dettato Costituzionale.

 

Questa separazione nel campo dei sostenitori di quel principio è un elemento grave e pericoloso per una serie di implicazioni e conseguenze.

 

La prima è che indebolisce il fronte di chi dovrebbe lavorare per una soluzione pacifica del conflitto e costruire spiragli di trattativa, tentando di allargare il fronte delle vie diplomatiche

 

La seconda è che precipita la discussione sempre all’origine, ovvero alla condanna dell’aggressore, cosa peraltro già ribadita da tutti. È una sorta di stallo polemico che non fa fare un passo in avanti sul piano della discussione sulle possibili soluzioni. Si resta alla falsa polemica proputin,\ controputin che appanna lo sguardo sulla realtà.

 

La terza è proprio la realtà. Realtà che va avanti, le morti e le distruzioni proseguono, come proseguono i richiami di Zeleskij a un maggiore coinvolgimento di tutti nel conflitto, con accuse di vigliaccheria a chi non interviene, Putin che gioca su più piani tra attacchi militari e ora con i ricatti energetici/economici, Biden che respinge ogni possibilità di dialogo e rinfocola a ogni dichiarazione l’escalation, depotenziando i già esigui elementi di trattativa.

 

Questi tre elementi bastano a richiamarci alla realtà, cruda e terrificante. Non c’è nella situazione data, dopo oltre un mese di orrore, chi costruisce, con autorevolezza, un esito pacifico.

 

La trattativa in corso nei fatti è solo un pannicello caldo (sic!) temporaneo. Ciò che è in gioco non è l’Ucraina, ma cosa, sulla testa dell’Ucraina, si sta giocando, quale resa dei conti è in corso.

 

La cosa ormai è evidente : l’oggetto del contendere è l’assetto mondiale nei rapporti di forza, l’egemonia,, il primato sul governo del mondo. Lo scontro è in atto, la guerra è in corso e ci coinvolge tutti.

 

Non è in ballo democrazia contro autocrazia, non è in ballo libertà contro violazione dei diritti, questo riserviamolo alle ideologie spicciole. Ciò che è in ballo è il dominio sui beni, sui popoli, sulle nazioni. È in atto uno scontro tra imperialismi. Questo è.

 

Ed è tutto così dannatamente spietato che non ci si ferma neanche davanti a un possibile esito nucleare.

 

Se questo è in gioco, fa ridere la risposta di Letta a Santoro, non è adeguata alla realtà. Ribadire l’indignazione di tutti per l’aggressione non è sufficiente, ribadire i fondamenti della resistenza non è sufficiente. Serve una proposta politica forte, all’altezza dello scontro esistente.

 

Serve una nuova visione del mondo, spetta alla politica delinearla, è sua precisa responsabilità, e bisogna farlo con urgenza, con passi fermi, prima che il mondo finisca.”

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