«L’inizio dell’inizio»: l’accordo trappola Israele-Libano è la nuova nakba

www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.

Israele occupa il sud del Libano, i civili non tornano a casa, Beirut brucia. Il governo Aoun firma la propria resa a Washington. Netanyahu esulta. Hezbollah avverte: solo una guerra civile può far rispettare quest’accordo. E ha ragione.

Il Libano firma la propria occupazione a Washington

Marco Rubio, nel momento più solenne della cerimonia di firma, ha scelto una formula destinata a restare negli annali della diplomazia involontariamente comica: «È solo l’inizio dell’inizio». Non è chiaro se sia stata una confessione di inadeguatezza o una descrizione accurata di ciò che stava accadendo. In ogni caso, è la definizione di facciata più onesta disponibile di un accordo quadro tra Libano, Israele e Stati Uniti che, a una lettura anche sommaria del testo trapelato, assomiglia meno a un trattato di pace e più a una resa firmata in casa del vincitore.

I termini dell’intesa sono sufficientemente eloquenti da non richiedere interpretazione estesa. Le Forze di Difesa Israeliane rimarranno sulla Linea Gialla. Non si ritireranno dalla zona cuscinetto che controllano nel Libano meridionale dall’invasione del 2 marzo, nel corso della quale hanno ucciso almeno quattromila duecentoquarantatré civili libanesi.

I residenti delle aree occupate non potranno tornare alle proprie abitazioni. L’esercito libanese — quello stesso esercito che per tre mesi non ha sparato un colpo in difesa del proprio territorio — dovrà, una volta addestrato dagli americani, smantellare le infrastrutture di Hezbollah nelle due «zone pilota» concordate. Netanyahu mantiene la «libertà operativa» nell’intera area fino al disarmo completo della formazione sciita. Una condizione che, essendo per definizione non verificabile nei tempi e modi che convengono a Israele, equivale a un’occupazione a tempo indeterminato con copertura diplomatica americana e l’assenso del presidente Aoun – ormai considerato traditore del suo popolo.

La nakba silenziosa e il calcolo di Netanyahu

Netanyahu ha commentato l’accordo con la soddisfazione di chi sa di aver ottenuto esattamente ciò che voleva: «La cosa più importante è che Israele rimanga nella zona di sicurezza nel Libano meridionale. Questo è un grande risultato». Ha aggiunto che l’intesa rappresenta «un duro colpo per l’Iran» e che sostanzialmente Israele, Libano e Stati Uniti stanno dicendo a Teheran: «Non sono affari vostri». È una dichiarazione di vittoria totale pronunciata alla cerimonia di firma di un accordo che dovrebbe sancire una normalizzazione bilaterale. Se qualcuno a Beirut aveva ancora dubbi su chi avesse dettato i termini, Netanyahu li ha dissipati nel giro di trenta secondi.

Ciò che l’accordo produce sul terreno ha un nome preciso, anche se nessuno nella stampa occidentale sembra disposto a usarlo: una nuova nakba per le popolazioni del Libano meridionale. Comunità insediate da generazioni vengono private del diritto al ritorno nelle proprie case mentre l’esercito di uno stato straniero occupa il loro territorio con benedizione internazionale. Il governo Aoun — per la prima volta nella storia libanese — ha apposto la propria firma su un documento che legittima questa occupazione, garantendo contestualmente a Tel Aviv una copertura diplomatica che immunizza Israele da qualsiasi responsabilità giuridica per ciò che ha compiuto negli ultimi mesi. «Un regalo al nemico israeliano», lo ha definito il deputato di Hezbollah Hassan Fadlallah. È una valutazione difficile da contestare nel merito.

Le strade di Beirut hanno risposto con la rapidità di chi non aveva bisogno di leggere i dettagli per capire cosa stava succedendo. Pneumatici bruciati, vie bloccate, slogan contro il primo ministro Nawaf Salam accusato di essere «un sionista». Hezbollah ha respinto l’accordo senza esitazioni, avvertendo che il governo libanese non può farlo rispettare «senza intraprendere una guerra civile con il sostegno degli Stati Uniti». L’esercito libanese ha cominciato a operare contro i propri cittadini a Beirut. Lo scenario che Netanyahu aveva probabilmente calcolato come esito ottimale — un governo libanese in conflitto aperto con Hezbollah, una guerra civile strisciante che giustifica l’intervento israeliano in qualsiasi momento, Trump impantanato in un Medio Oriente che non riesce a lasciare — si sta materializzando con una rapidità che dovrebbe preoccupare chiunque, a cominciare da Washington.

L’Europa, nel frattempo, è assente con la consueta eleganza. Nessuna posizione ufficiale, nessun richiamo al diritto internazionale, nessuna obiezione al fatto che l’accordo aggiri completamente le Nazioni Unite. Stiamo assistendo alla dissoluzione civile e culturale di due popoli millenari — la Palestina e il Libano — con il silenzio assenso di un Occidente che continua a chiamare questo processo «diplomazia».

 

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.

VAI AL NOSTRO BOOKSTORE

Home

 

 

parole ribelli, menti libere

 

Zela Santi
Zela Santi
Intelligenza Artificiale involontaria. Peso intorno ai 75 kg

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli