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sabato 27 Febbraio 2021
Agorà Chiara Ferragni Unposted o Zombieland?
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Chiara Ferragni Unposted o Zombieland?

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Per uscire dalla bolla mediatica sul coronavirus, il nostro Marquez si è prestato a un esperimento cognitivo su se stesso. Fuori dagli hashtag trend di giornata, lontano da qualsiasi pregiudizio, scevro da condizionamenti, lontano dagli sguardi di parenti e conoscenti si è concesso la visione del documentario Chiara Ferragni Unposted per togliersi quel vezzo autoreferenziale da intellettuale radical chic. Ce l’avrà fatta?  In redazione abbiamo molti dubbi…

Chiara Ferragni Unposted intro

Chiara Ferragni ha una marcia in più. L’influencer ha creato un impero dal nulla. Miss Pantene è l’italiana più famosa al mondo. Chiara Ferragni in piena emergenza sanitaria a Milano ha raccolto milioni di euro, dando un esempio concreto di solidarietà
Tutto vero, nessuno lo vuol negare. Ma i peana finiscono qui.

 

Goethe-su chiara ferragni unposted
Goethe dopo la visione di Chiara Ferragni Unposted

«Non cercate nulla dietro ai fenomeni: essi stessi sono la teoria.»

Questa massima di Johann Wolfgang Goethe, è scolpita come un epigrafe definitiva alla diatriba imperitura generazionale tra novecenteschi e millennial, digitali e analogici. E al centro del fenomeno c’è sempre il web.

La sua pulsione ossessiva, attraverso i social network, ad inventare se stessi, creare il proprio brand, il proprio marchio personale, sempre al centro di un universo apparentemente egotico, dove il proprio ombelico è il centro di tutto.

Con un’identificazione totale tra chi vede, chi è visto e chi agisce. il tema centrale è proprio questo narcisismo impazzito, dove ognuno in qualche modo si sente protagonista di una storia, è al centro di qualche cosa, indipendentemente se sia vero o reale.

Tutto diviene fenomeno, immedesimazione, emulazione, ripetitività in un gioco di specchi. E tutto questo ci porta al centro del maelstrom: Chiara Ferragni Unposted: il documentario su una delle più famose influencer del mondo, nonché una delle italiane più note, dopo esser stato presentato appena pochi mesi fa al Festival di Venezia, facendo storcere il naso a più di un osservatore, ha poi sbancando il botteghino, prima dell’era pandemica, frantumando record d’incassi per le platee del belpaese, sorprendendo ancora una volta i novecenteschi.

L’influencer cremonese, 17 milioni di followers (!), resta un mistero per noi cresciuti nei bar con le sedie filettate di quella strana plastica colorata, quasi sempre blu, rossa o gialla, con il telefono a gettoni nella sala sul retro e i primi videogiochi moderni come Space Invaders, col capannello di bambini a guardare il giocatore, piazzato ai suoi fianchi.

 

Chiara Ferragni Unposted e reposted

Sappiamo tutto di lei ma in realtà non sappiamo nulla, perché tutto ciò per cui la giovane donna è diventata un fenomeno globale, lo percepiamo come il nulla.

È la versione digitale di quella celebre scena morettiana in Ecce Bombo, dove Michele Apicella chiede alla sua giovane amica da poco conosciuta: Ma tu come vivi? e lei: Giro, faccio cose, vedo persone. Solo che in questo caso il giro, faccio cose fa fatturare alla Ferragni milioni di euro e noi novecenteschi, con gli occhi iniettati di sangue e stupore, ci tramutiamo in repliche dell’Urlo di Munch.

Si ma concretamente, cosa fa la Ferragni? Come la si identifica? Se si cerca di lei, ogni definizione comincia dal: «Chiara Ferragni, seguitissima sui social». Dunque è il suo pubblico che la definisce e non la si può evocare senza richiamarne i follower.

Ma perché è seguita? Continuiamo a chiedercelo, sinceramente stupefatti, ancorati a dinamiche antiche che ormai paiono un orpello, cioè il produrre qualcosa che venga da se stessi e che non sia il se stessi in quanto tale. Ma la risposta non la troviamo.

Chiara Ferragni champion: è un fenomeno!

La rivista Forbes la inserì tra i 30 giovani più influenti al mondo. Chiara è contesa dalle case di moda come testimonial, è un immagine che attira visualizzazioni con ogni prodotto: quest’inverno ha firmato anche delle acque minerali.

Si ma, insistiamo, perché? Cosa fa? È bella? È per quello? Si, è bella, ma come tante, non basterebbe a spiegare questo fenomeno. Canta, balla, è una designer, progetta cose? Qualcosa insomma… No, niente. È brillante, colta? Lo sarà senz’altro. Dalle interviste o quel che appare (e non poco, visto che è online qualsiasi parte della sua vita quasi ogni giorno) non sembrerebbe.

Scrive da adolescente e pensa come la maggioranza silenziosa: Io sono il boss di me stessa – Non sono mai andata dallo psicanalista, ma mi farebbe super piacere farlo – Una donna è molto più di un corpo – la mia Speedy Bag di Louis Vuitton, indimenticabile!

Chiara l’influencer e…c’è pure Fedez!

 

Sappiamo, perché lo ha detto lei più volte, che ha iniziato facendosi 50 selfie al giorno, da adolescente, sola nella sua cameretta, e fondamentalmente, ha continuato a fare quello. Con un blog, poi con i collaboratori, sempre di più, e la gente, la nuova gente, i millennial come vengono definiti sui giornaloni tipo Repubblica, cominciano a seguirla, sempre di più, giorno dopo giorno, senza che noi “vecchi” ce ne rendessimo conto.

Ma se ne accorgono i grandi marchi, i pubblicitari, la televisione, quelli si attentissimi. E cominciano gli inviti, prima la Settimana della Moda di Milano, poi le agenzie, poi la TV. E quando nel 2013, in piazza Duomo, presenta il suo libro – con consigli di stile e raccomandazioni per super divertirsi! – arrivano duemila ragazzine bionde come lei, magre come lei, vestite come lei.

E noi di nuovo con l’espressione Urlo di Munch. Una spiegazione, la più semplice ma contemporaneamente la più paradossale è quella dell’effetto Band-Wagon, ovvero: un personaggio è famoso in quanto seguito sui social ed è seguito sui social in quanto è famoso.

Ferragni Zombieland

Un gruppo di ricercatori anni fa effettuò un esperimento divenuto famoso, ovvero predispose due versioni della stessa piattaforma online da cui scaricare brani musicali: nella prima era possibile vedere il numero di download, nella seconda no. i brani in cui era possibile leggere i numeri, dunque già popolari , continuavano a crescere di numero. Gli altri a ritmo molto ridotto.

E’ l’effetto band-wagon o carrozzone: tutto ciò che è manifestamente di successo piace in quanto di successo. A prescindere.

In un certo senso è come nella zombieland alla Romero: gli zombi che come coazione a ripetere, senza capire perché. anche da morti continuavano a tornare nel centro commerciale, a seguire le insegne luminose.

 

Chiara Ferragni e gli oreo: com’è brava!

E arriviamo dunque a Chiara Ferragni Unposted che sbalordisce al botteghino. Ma non c’è bisogno di vederlo, e lo dico dopo averlo visto, e non per snobismo aristocratico, perché non si può veder tutto nella vita, ci sono delle scelte da fare. Capire non vuol dir comprendere, ci dicevano una volta, e viceversa.

Ma un documentario su se stessi, prodotto da se stessi (molti non lo sanno, ma è uno dei punti che spiegano più cose del fenomeno, senza la necessità di guardarlo) è un po’ come quei documentari sul culto della personalità girati nei regimi asiatici o sudamericani.

Un po’ come voler scoprire il lato inedito e umano di Pinochet guardano un documentario prodotto da Pinochet stesso: Lo sapevate che Augusto cantava benissimo in napoletano?

Chiara Ferragni e il codacons: ma è così brava?

Chiara Ferragni Unposted: fotografata, selfizzata, instangrammata, snapchattata e condivisa più o meno 100 milioni di volte a settimana da milioni di ragazzini soli, ammiratrici, odiatori e seguaci, è il fenomeno, il genio, nell’era in cui si confonde l’intelligenza con il talento, la determinazione con l’estro, l’arrivismo con l’estemporaneità. Sia chiaro, è un giudizio sui fenomeni, non sulle persone.

Ma noi novecenteschi in questa zombieland contemporanea, di cui siamo complici per negligenza e sciatteria, ancora ce la meniamo con lo studio dell’essere del nulla (ontologia, che palle!) in base ai suoi fenomeni intendendo proprio come il nulla intervenga in modo intimo e costitutivo nella realtà umana,configurandosi come positività in assenza di attributi (eccallà), ossia come produzione dal nulla e come vuoto intimamente necessario al mutamento.

O più semplicemente dovremmo tornare a utilizzare parole come miracolata e culo.

 

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Marquez
Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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