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martedì, Luglio 5, 2022

I diritti inviolabili e l’eutanasia: la necessità di un diritto infelice

La discussione sul tema dei diritti inviolabili e l’eutanasia è caratterizzata da molta confusione, sia presso l’opinione pubblica sia persino presso gli addetti ai lavori, addirittura per ciò che concerne l’argomento stesso del discorso. Resta la necessità di un diritto che per quanto “infelice” lo è inviolabilmente.

Se non v’è dubbio che esiste un diritto a vivere, non v’è neppure il dubbio che, almeno nel nostro ordinamento, esiste il diritto a morire. Anticipare o determinare la propria morte tramite il rifiuto delle cure, secondo quanto è disposto dall’art. 13 e dall’art. 32 secondo comma della nostra Costituzione, è lecito così come lo è suicidarsi.

I diritti inviolabili e l’eutanasia

I manuali di giurisprudenza, tradizionalmente, classificano le norme giuridiche in norme di diritto positivo e norme di diritto naturale: viene postulata l’esistenza di una serie di principi eterni e immutabili che fanno parte della natura umana, diritto naturale appunto, da cui discendono le norme giuridiche emanate dallo Stato, cioè il diritto positivo (dal latino positus, collocato). Il problema è che non vi è alcun accordo su quali dovrebbero essere questi principi universali ispiratori delle norme giuridiche.

L’articolo 2 della nostra Costituzione afferma che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità: i costituenti vollero affermare la prevalenza dei diritti fondamentali dell’uomo rispetto ad ogni istituzione politica e ad ogni potere costituito.

I diritti della persona vengono considerati alla stregua di valori supremi, permanentemente validi, sottratti alle maggioranze parlamentari e, perciò, superiori alla legge, oltre che non modificabili e non eliminabili neppure dal potere di revisione costituzionale.

I diritti inviolabili riguardano le libertà e i valori fondamentali della persona umana e, secondo la dottrina e la giurisprudenza, rappresentano una fattispecie aperta, ovvero una clausola generale di tutela sia dei diritti garantiti espressamente dalla Costituzione, sia di quelli nuovi che nascono con l’evolversi della società e via via riconosciuti dal legislatore o dalla giurisprudenza o da convenzioni internazionali: diritto alla vita, diritto alla libertà sessuale, diritto a costituire un’unione omosessuale, diritto alla privacy, diritto ad abbandonare il proprio paese…

Le cose, però, non sono facili come potrebbe sembrare.

I diritti inviolabili e l’eutanasia: la necessità di un diritto infelice

Qualche anno fa, la Corte Costituzionale è dovuta intervenire in merito a una vicenda di eutanasia che ha diviso l’opinione pubblica e che chiamava in causa i diritti inviolabili. Marco Cappato si era autodenunciato per la morte di Fabiano Antoniani, conosciuto come DJ Fabo, il quale, rimasto tetraplegico e cieco in seguito a un incidente stradale, aveva scelto di morire attraverso il suicidio assistito in una clinica svizzera.

Cappato lo aveva accompagnato e certamente sarebbe stato accusato per istigazione e aiuto al suicidio (articolo 580 del codice penale), perciò si era presentato spontaneamente dal giudice. Durante il processo aveva chiesto l’intervento della Corte Costituzionale sulla legittimità di questo articolo, decadendo il quale, sarebbero cadute tutte le accuse nei suo confronti e di chiunque ne imitasse il gesto.

Non era la prima volta che in Italia si parlava di eutanasia (Piergiorgio Welby, Eluana Englaro…), ma in questo caso la Corte Costituzionale ha dovuto ufficialmente prendere una posizione in merito, affermando che:

la rilevanza penale dell’aiuto al suicidio non può ritenersi contrastante con la Costituzione, ma deve essere interpretata tenendo adeguatamente conto di situazioni, come quella di DJ Fabo che, all’epoca in cui la norma incriminatrice fu introdotta, erano inimmaginabili e che solo gli sviluppi della scienza medica e della tecnologia hanno portato in rilievo.

La depenalizzazione dell’aiuto al suicidio non è tuttavia la strada da seguire, si legge in un altro passaggio della sentenza:

in tal modo, infatti, si lascerebbe senza un’opportuna disciplina la prestazione di aiuto materiale ai pazienti in tali condizioni, in un ambito ad altissima sensibilità etico-sociale e rispetto al quale vanno con fermezza preclusi tutti i possibili abusi. L’unica soluzione è quindi quella di un apposito intervento legislativo volto a regolare la materia in maniera tale da evitare abusi nei confronti dei soggetti più vulnerabili. Diventa fondamentale consentire al Parlamento ogni opportuna riflessione e iniziativa, così da evitare che una disposizione continui a produrre effetti reputati costituzionalmente non compatibili, ma al tempo stesso scongiurare possibili vuoti di tutela di valori, anch’essi pienamente rilevanti sul piano costituzionale.

La palla è passata al Parlamento, che a questo punto ha due approcci possibili alla materia: emanare una nuova legge o comprendere la fine vita nei diritti inviolabili della Costituzione. Le differenze sono enormi: mentre nel primo caso la legge potrebbe essere abrogata in futuro da maggioranze che non considerano inviolabile il diritto in parola, nel secondo caso il diritto all’autodeterminazione resta e il legislatore (presente e futuro) è obbligato a tenerne conto. E, in caso non vi fossero strutture autorizzate nel nostro paese, si potrà andare in un altro Stato e chiedere l’eutanasia. Ma non sarà imputabile di istigazione al suicidio chi lo ha accompagnato.

I diritti inviolabili e l’eutanasia: la necessità di un diritto infelice

Marco Cappato, alla fine del 2019, è stato assolto perché il fatto non sussiste; il Parlamento, nel frattempo, non ha ancora avviato alcuna discussione. La possibilità di scegliere di porre fine alla propria vita, indipendentemente dalla qualità, va contro una serie di principi etici, tra cui quelli fondamentali della religione cattolica: la laicità del nostro Stato è formalizzata nell’articolo 7 della Costituzione, ma nella sostanza la Chiesa ha un’influenza notevole nella politica italiana. E, in questo ambito, non sembra esservi nessuna apertura.

Nel frattempo, già da qualche mese, la Spagna ha legalizzato l’eutanasia.

 

 

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Massimiliano Scarna
Massimiliano Scarna
Ha scritto di cinema e informatica su svariate riviste nazionali (Horrormania, IdeaWeb…), insegna diritto ed economia nelle scuole superiori. Ha pubblicato tre antologie di racconti – Istanti d’istanti, Extra e Ultrabizzarro– più una manciata di storie su riviste, e siti web. Ama i libri, la musica metal e il cinema.

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