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domenica 10 Ottobre 2021
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Speciale: i 100 anni del Partito Comunista Italiano

100 anni fa, il 21 gennaio 1921, nasceva il Partito Comunista Italiano dalla scissione dal Psi: una storia di simboli e uomini in lotta.

100 anni del Partito Comunista Italiano

Il Partito comunista italiano nacque 100 anni fa, attraverso quell’evento passato alla storia come la scissione di Livorno. Durante il XVII Congresso del Partito socialista Italiano, che si tenne nella città della costa toscana al teatro Goldoni dal 15 al 21 gennaio 1921, con la partecipazione di 2.500 delegati, la corrente comunista guidata da Amadeo Bordiga e Antonio Gramsci, abbandonò i lavori congressuali per proseguirli autonomamente al teatro San Marco dove ebbe luogo la fondazione del Partito comunista d’Italia, sezione della III Internazionale.

Nel giugno del 1943, la denominazione fu modificata in Partito comunista italiano.

Speciale i 100 anni del Partito Comunista Italiano
Antonio Gramsci

Fu con Gramsci che il partito diede avvio a un nuovo corso, seguendo la bolscevizzazione e consolidando la presenza del partito nella società. Tutto ciò fu sancito dal congresso di Lione del 1926 ma con la promulgazione delle”leggi speciali del regime fascista e l’arresto di Gramsci  l’8 novembre 1926, il PCd’I entrò in clandestinità.

Nel 1927 la direzione del partito fu trasferita a Mosca sotto la guida di Palmiro Togliatti. La lotta partigiana e il nascere di una nuova classe dirigente fecero svolgere ai comunisti un ruolo fondamentale nella lotta contro il nazifascismo. Il partito tornò sulla scena politica nazionale dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.

Con il ritorno di Togliatti in Italia nel marzo del 1944, con la cosiddetta svolta di Salerno si ridefinì la linea del partito: l’unità antifascista con le forze repubblicane. L’idea  era che la trasformazione socialista dell’Italia non dovesse avvenire per via rivoluzionaria bensì attraverso la progressiva ascesa delle masse popolari al governo della cosa pubblica. Conseguentemente il Pci fece parte dei governi dell’Italia democratica, partecipò alla ricostruzione economica e politica ed estese la sua influenza nella società attraverso una capillare rete di sezioni territoriali; ebbe una cospicua presenza nella maggiore organizzazione sindacale, la Cgil, dispose di un diffuso organo di stampa, L’Unità, e fu costantemente presente negli enti locali.

Speciale i 100 anni del Partito Comunista Italiano
Palmiro Togliatti

Con la denuncia dello stalinismo di Nikita Krusciov nel XX congresso del Pcus e l’invasione sovietica dell’Ungheria (1956)  il Pci dovette operare un’ampia riflessione sulla propria strategia e sul socialismo realizzato: nell’VIII congresso (1956) il partito iniziò a prendere le distanze dall’unitarismo di stampo sovietico prevalente nel movimento comunismo mondiale, accentuando sul piano della politica interna gli aspetti democratici e gradualisti già presenti nell’elaborazione togliattiana, la cosiddetta via italiana al socialismo.

Luigi Longo successe alla segreteria del partito alla morte di Togliatti (1964) e il Pci colse il successo del 26,9% nelle elezioni del 1968. La stagione delle lotte operaie e il processo di unità sindacale, nonché lo spostamento a sinistra della pubblica opinione,  ma il nuovo segretario Enrico Berlinguer rispose con la strategia del compromesso storico (1973), una proposta di collaborazione con le forze cattoliche e socialiste per il rinnovamento del paese che generò una diffusa discussione tra militanti e società civile.

Dopo ulteriori affermazioni elettorali del Pci (tra queste, il 34,4% nel 1976), si concretizzò  la svolta con l’accordo sull’astensione al governo presieduto da Giulio Andreotti (1976), poi sul voto al nuovo monocolore Andreotti, inaugurato nel giorno del rapimento dello statista democristiano Aldo Moro, il 16 marzo 1978, da parte delle delle Brigate Rosse.

Berlinguer e i giovani alle prese con le sfide del Duemila

La fase di solidarietà nazionale ebbe termine nel 1979 con la decisione comunista di uscire dalla maggioranza, mentre iniziava un trend elettorale negativo. Sul terreno internazionale, l’invasione sovietica dell’Afghanistan (1979) e la proclamazione della legge marziale in Polonia (1981) segnarono un’ulteriore differenziazione dall’Urss, con la dichiarazione di Berlinguer circa l’esaurimento della “spinta propulsiva” della rivoluzione sovietica (1981).

Nel 1984 morì Berlinguer, il giorno dei suoi funerali fu una delle manifestazioni pubbliche di maggiore intensità emotiva nella storia dell’Italia.  A lui seguì nella carica di segretario generale Alessandro Natta. Il dato elettorale continuò a evidenziare una fase di grave difficoltà con un calo di consensi al 26,6% nel 1987.

Anche in seguito al crollo del comunismo nei paesi dell’Est europeo il Pci, sotto la guida di Achille Occhetto avviò una profonda fase di trasformazione, culminata nel 1991 nello scioglimento del partito (il congresso si tenne a Rimini dal 31 gennaio al 3 febbraio) e nella contestuale costituzione del Partito democratico della sinistra. L’ala più intransigente, contraria al cambiamento, diede vita al Partito della rifondazione comunista.


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