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martedì 11 Maggio 2021
AgoràStalinismo: le origini, il potere, le purghe.

Stalinismo: le origini, il potere, le purghe.

Lo Stalinismo in una rapida e lucida analisi delle sue origini, il potere, Trotsky, le purghe e egli effetti che ne conseguirono.

Le origini dello Stalinismo

Nel testo The Birth of Stalinism, lo storico ceco, Michael Reiman, fornisce un fondamentale argomento sulle origini del sistema stalinista.

La crisi economica e sociale

Le politiche dettate da Stalin emersero anche da una reazione alla profonda crisi sociale ed economica.

Il raccolto del 1927 fu così scarso che, all’inizio del 1928, fu introdotto il razionamento del cibo. Il raccolto del 1928 fu addirittura peggiore.

Alla crisi nelle campagne si aggiunse una crisi nel settore industriale. In più il sistema eretto da Stalin sopravviveva nel sempre continuo accerchiamento del sistema capitalista. Dunque, i fattori che definiremmo oggettivi, hanno indubbiamente inciso sul processo degenerativo della conquiste della rivoluzione russa.

Il corso degli eventi

Ma l’involuzione sovietica, dopo la prese del potere di Stalin, poggia anche su elementi “soggettivi” e sarebbe un errore, un grave errore, sottovalutare il peso politico delle “scelte di partito” nel processo di burocratizzazione dello stesso.

È indubbio che se alcune correnti (uomini, gruppi dirigenti) in determinati momenti storici avessero avuto un atteggiamento e una sensibilità diverse, probabilmente il corso degli eventi non avrebbe assunto le stesse forme.

Se Trotsky avesse affrontato Stalin prima e al momento opportuno durante la battaglia interna e se Zinioviev e Kamenev non avessero sostenuto Stalin in un primo momento, nei primi anni venti, siamo certi che la storia avrebbe assunto il medesimo decorso, nelle stesse forme?

Ma quando è iniziato il processo degenerativo del potere sovietico?

Lenin contro Stalin

Sin dal 1919 il partito bolscevico, per evitare il lievitare crescente degli uomini d’apparato e dei burocrati all’interno del partito, istituì il Rabkrin (Commissariato del Popolo per l’ispezione operaia e contadina).

Il Partito Bolscevico mise Stalin al vertice di questo commissariato per le capacità organizzative mostrate in passato.

Dunque Lenin, già dal 1919, a meno di due anni dalla Rivoluzione, avvertiva un pericolo di burocratizzazione del Partito. Uomini estranei alla rivoluzione, molti di essi senza principi – perfetti aspiranti burocrati, si stavano attrezzando per salire sul carro dei vincitori.

Nel 1922 il pericolo di deviazione burocratica agli occhi dei Lenin si fa più pressante: Il nostro programma di partito, un documento che l’autore dell’ABC del comunismo conosce bene (riferito a N. Bucharin), dimostra che il nostro stato è uno stato operaio con distorsioni burocratiche…“. (Lenin, Opere complete, volume 32).

Lenin nota quindi, anche prima di Trotsky il pericolo d’involuzione del partito.

Stalinismo: le origini, il potere, le purghe.

 

Il primo scontro

Uno dei primi scontri tra Stalin e Lenin fu sulla questione del monopolio del commerci estero.

Trotsky racconta:

Lei (Trotsky a Lenin) propone di iniziare una lotta non solo contro la burocrazia di Stato, ma anche contro l’Ufficio organizzativo del Comitato Centrale? Io mi misi a ridere, sorpreso. L’ufficio organizzativo era l’anima dell’organizzazione staliniana. Può darsi. Ebbene – continuò Lenin – io le propongo un blocco contro la burocrazia in genere e, in particolare, contro l’ufficio organizzativo. È un onore – risposi – formare un blocco buono con una buona persona.

(da Trotsky, La mia vita)

La maggioranza dei massimi dirigenti del Partito, con Stalin in testa, erano favorevoli all’abolizione o al forte ridimensionamento del monopolio del commercio estero.

La politica del gruppo dirigente guidata Stalin supponeva che una ripresa degli scambi economici con l’estero avrebbe favorito la NEP.

Trotsky si espresse contro questa politica, dichiarando che questa scelta non avrebbe fatto che indebolire lo stato operaio sovietico nei confronti degli avversari di classe. Lenin concordò con le posizioni di Trotsky.

I due vinsero il primo round contro di Stalin, tanto che Lenin dirà a Trotsky: Sembra che siamo riusciti senza colpo ferire, con un semplice movimento di manovra. Propongo di non fermarsi e continuare l’offensiva. (da Trotsky, La mia vita)

La questione “georgiana”

Lenin si rese conto con chi aveva a che fare solo verso la fine del 1922, quando capì chiaramente quali metodi Stalin stesse usando per silenziare il dissenso dei compagni georgiani.

Lenin, dunque si affrettò, ad indirizzare le sue dure critiche a Stalin riguardanti il suo metodo di direzione. La questione “georgiana” fu una sorta di catalizzatore per Lenin perché aveva capito che con Stalin non poteva giocare di fioretto.

Decise di scrivere quello che fu soprannominato il Testamento:

Stalin è troppo grossolano, e questo difetto, del tutto tollerabile nell’ambiente e nei rapporti tra noi comunisti, diventa intollerabile nella funzione di segretario generale. Perciò propongo ai compagni di pensare alla maniera di togliere Stalin da questo incarico e di designare a questo posto un altro uomo che, a parte tutti gli altri aspetti, si distingua dal compagno Stalin solo per una migliore qualità, quella cioè di essere più tollerante, più leale, più cortese e più riguardoso verso i compagni, meno capriccioso…

(da M. Lewin, L’ultima battaglia di Lenin)

L’opposizione della sinistra

IL 15 ottobre del 1923, quarantasei vecchi bolscevichi inviarono al centro del partito una dichiarazione che da un lato criticava la linea economica del partito e dall’altro, ancor più duramente, criticava il regime dispotico interno.

Tra i maggiori firmati della Piattaforma dei 46 vi erano: due ex-segretari di partito come Prebrazeneskij, Serebrijakov, eroi dell’ottobre rivoluzionario quali Antonov Ovseenko, Muralov, grandi figure del partito come Pjatakov, Rakovskij, Smirnov. Trotsky non era tra i firmatari, ma nei fatti ne fu l’ispiratore.

Nel testo vi sono importanti riflessioni:

Il Partito sta cessando di essere quella viva collettività indipendente… noi constatiamo la sempre crescente, e ora appena nascosta, divisione del partito tra una gerarchia segretariale e la “gente tranquilla”, tra funzionari professionali di partito nominati dall’alto e la massa generale del partito…

La lotta che si sta conducendo nel partito è tanto più aspra quanto più silenziosamente e segretamente procede. Se solleviamo questa questione di fronte al Comitato Centrale, è proprio per trovare la soluzione più rapida e meno dolorosa alle contraddizioni che stanno lacerando il partito e per rimetterlo senza indugio su basi sane.

(da Documenti dell’opposizione di  sinistra)

Nel marzo del 1924 Trotsky pubblica le Lezioni dell’Ottobre nelle quali critica le posizioni di Zinoviev e Kamenev durante la rivoluzione (i due si erano opposti pubblicamente alla presa del potere nel 1917), la Trojka reagisce rispolverando il passato non bolscevico di Trotsky (per un breve periodo Trotsky simpatizzò con i menscevichi).

Durante il XIV congresso Zinoviev e Kamenev mossero critiche alla teoria del socialismo in un paese solo e alla destra del Partito capeggiata da Bucharin, il quale aveva avanzato le parole d’ordine contadini arricchitevi, ma senza rompere con Stalin, promuovendo così una formula algebrica per mantenere unita la maggioranza, sintomo comunque di un mal di pancia dei due triumviri.

La Trojka comunque non reggerà ancora per molto. Zinoviev e Kamenev compresero che il loro ruolo era secondario all’interno del Partito. Stalin è il vero leader, il capo indiscusso. Aveva mosso, con grandi capacità, tutte le sue pedine, rimuovendo e sostituendo funzionari e segretari a lui ostili con docili figure fedeli.

Giovani funzionari estranei al marxismo si affacciavano “affamati” nel partito. Stalin stava utilizzando le nuove leve “arriviste” per scalzare gli oppositori.

Nel giro di soli dieci anni dallo scoppio della rivoluzione, lo stalinismo aveva vinto. È la vittoria dell’apparato che ha soffocato gli ideali della rivoluzione.

Come è stato possibile strangolare un partito che per più di vent’anni si era formato nella vivida e sana discussione?

Stalinismo: le origini, il potere, le purghe.

 

Lo Stalinismo e i suoi effetti: la modifica dell’apparato

Stalin fece, in modo arbitrario, alcune modifiche alla struttura organizzativa del partito.

Creò, come prima cosa, “una sezione di organizzazione e di istruzione”, un corpo volante di ispettori incaricati di controllare le organizzazioni locali.

Questo gli permise di avviare le prime sostituzioni e/o rimozioni di chi non considerasse fedelissimo. In contemporanea, sempre nei primi anni ’20, l’Ufficio politico decise di inviare un osservatore al collegio della Ghepù (ex Ceka, polizia sovietica) con l’intento di “rassicurare” i cittadini sovietici.

In realtà lo scopo di Stalin era influenzare le decisioni della CEKA. Creò inoltre una segreteria personale, fuori dagli organismi di partito, dal ruolo indefinito, chiamando al suo servizio giovani funzionari estranei alla lotta del bolscevismo e pronti a tutto: Ezov, Smitten, Bauman, Poskerebysev per citarne alcuni.

Il ribaltamento della struttura organizzativa del Congresso

Contemporaneamente aumentò i membri del CC, allargando così la sua influenza. Ormai era la segreteria ad avere il potere assoluto. Non era più come sotto la guida di Lenin ove il Congresso di Partito eleggeva un Comitato Centrale che, a sua volta, eleggeva un Segretario Generale (responsabile organizzativo).

Sotto Stalin questo modello era stato sostanzialmente ribaltato ed era il Segretario Generale a determinare la composizione del Politburo e del Comitato Centrale.

L’elezione di Kirov

Un fatto singolare che pone l’accento su quanto sia importante il funzionamento democratico di un partito: nel corso del XVII congresso del PCUS, nel 1934 (Procacci, Storia del XX secolo), Kirov, protetto di Stalin, ma forse più sobrio di lui nell’amministrare il partito, fu eletto segretario con le modalità di voto segreto.

Naturalmente Stalin manipolò e invalidò le votazioni del congresso. A testimonianza di tale avvenimento vi sono due prove storiche.

La prima ci viene dalla testimonianza storica di Saumjan, uno dei pochi sopravvissuti alle purghe:

Alcuni delegati e soprattutto quelli che ricordavano il testamento di Lenin cominciavano a pensare che era ora di togliere a Stalin l’incarico di segretario generale per trasferirlo ad altro incarico.

(da P. Broue, La rivoluzione perduta)

La seconda testimonianza (questa indiretta) è la vittoria silenziosa che gli uomini che sostennero Kirov ottennero al congresso. Infatti, Kirov entrò nella segreteria insieme a Zdanov, Kaganovic e Stalin. Ma Stalin, cosa molto strana, non venne nominato segretario generale, bensì semplice segretario.

Dunque è chiaro che la democrazia interna fosse uno strumento utile contro i germi dell’ipercentralismo.

Lo Stalinismo del terrore: le purghe

Stalin era l’incarnazione vivente di un termidoro burocratico. Nelle sue mani, il terrore è stato lo strumento per schiacciare partito, sindacati, soviet e per instaurare una dittatura personale alla quale non manca che la corona imperiale.

Il terrore, adempiendo alla sua missione rivoluzionaria, divenne lo strumento principale finalizzato alla sopravvivenza degli usurpatori, trasformandosi, in questo modo, in “assurdità”, per usare l’espressione di Engels.

Nel linguaggio della dialettica, questo significa essere candidato ad un crollo inevitabile.

Stalin non era pazzo, anche se ci fu indubbiamente una progressiva deviazione psicologica. Ma la crudeltà, l’arroganza, la tortura, la strage creata da Stalin e del “suo” sistema non furono che le normali derivazione del sistema stalinista.

Ecco giustificate le continue epurazioni dei grandi rivoluzionari. Stalin non poteva tollerare la verità, non poteva tollerare che il marxismo continuasse il suo cammino in Russia poiché esso avrebbe rappresentato la fine dell’apparato burocratico e di Stalin stesso.

La polizia segreta, NKVD

Un ruolo fondamentale nella costruzione della burocrazia sovietica e di questo perfido sistema lo ebbe la NKVD, la polizia segreta. L’NKVD eseguiva le direttive dell’apparato centrale del partito “comunista” russo facendosi artefice di epurazioni, processi farsa, uccisione e quant’altro di più spregevole si possa pensare.

Alcune cifre sui massacri perpetuati dall’apparato stalinista potrebbero facilitare la comprensione delle argomentazioni sopra espresse.

I massacri: epurazioni e purghe

Quando venne avviata la campagna di liquidazione dei kulaki come classe nel 1930, vi furono nel giro di due anni circa 1.800.000 di contadini deportati nelle zone più remote del paese.

Secondo Chlevnjuk, da quanto si ricava dai materiali dell’indagine dell’OGPU, nel 1930/31, furono condannate circa 390.000 persone, la maggioranza delle quali venne inviata nei campi di prigionia. 21.000 di essi furono condannati alla fucilazione.

Contemporaneamente le epurazioni si diressero contro il partito, in particolare contro le presunte furie trotskiste: circa 200.000 furono gli espulsi dal partito.

Nel 1933 furono inviati al confino circa 270.000 “deportati speciali”, nello stesso anno la popolazione dei campi di prigionia aumentò quasi di 200.000 unità.

Secondo una relazione redatta nel novembre del 1935 dal presidente della corte suprema della RSFSR, Bulat, ad uso di Stalin e Molotov, nella prima metà del 1933 solo nella Repubblica russa erano state condannate più di 738.000 persone.

Nella seconda metà dell’anno, i condannati, furono più di 687.000.

Intanto continuavano le purghe nel partito. Nel 1933 il totale degli espulsi assommò a circa 450.000.

Nel loro complesso queste cifre ci permettono di sostenere che il numero totale delle vittime delle deportazioni, fucilazioni, arresti ed espulsioni dal partito durante la crisi del 1932/33 non fu inferiore ai 2.000.000.

Al primo gennaio del 1934 i prigionieri dei campi della OGPU erano più di 510.000 stando ai dati di Getty, Rittersporn e Zemskov, più o meno quanti erano coloro che si ritrovavano nelle carceri e nelle colonie penitenziarie del commissariato alla Giustizia. 1.072.000 erano , invece, i deportati nei “villaggi speciali” per Zemskov.

Attenendoci ai dati ufficiali nella RSFSR nel 1934, furono condannate circa 1.200.000 di persone. Questi dati relativi ai primi anni 30, sono parziali, poco più che briciole, ma possono dare l’idea di quello che fu il terrore di Stalin.

Morto Stalin se ne fa un altro

 

La depravazione umana e l’assenza di una coscienza politica

L’«apparatchik stal» è l’uomo che si identifica totalmente col Partito, che soffoca nel suo monolitismo rigido alcuni fenomeni di doppia coscienza e di doppia personalità.

Lo stalinismo segnò le persone anche nella sua etica, lo stalinismo ruppe quelle maglie della coscienza di classe su cui poggiava e poggia il marxismo rivoluzionario.

Da una parte l’uomo di partito si sente il rappresentante della classe operaia ma al tempo stesso agisce come un despota nei confronti della stessa.

I dirigenti sovietici dell’epoca stalinista (a tutti i livelli) riuscirono a dividere la sua personalità d’apparato dalla sua etica personale. Insomma il partito giustificò tutto, a chi viveva per il partito tutto era permesso.

Vi riportiamo alcune tratti di personalità influenti ai tempi di Stalin, per evidenziare l’assoluta devastazione umana.

Jogoda

Probabile organizzatore dell’assassinio di Sergei Kirov, il 1º dicembre 1934 a Leningrado, evento che segnò l’inizio delle grandi purghe staliniane.

Supervisionò gli interrogatori nel primo dei processi di Mosca nell’agosto 1936 che si concluse con la condanna e la fucilazione, tra gli altri, di Lev Kamenev e Grigorij Zinov’ev, principali esponenti dell’opposizione di sinistra del partito comunista

Ezov “nano assetato di sangue

fu il vero artefice ed organizzatore delle purghe staliniane nella seconda metà degli anni ’30, inclusi aspetti di sadismo durante le deportazioni.

Berija

Un vero e proprio violentatore seriale, si dice secondo Montefiore, girasse per le strade della città con la sua auto di servizio a caccia di giovani donne per rapirle e violentarle.

Molotov

Fu l’uomo più influente negli anni ’30 dopo Stalin, soprannominato culo di pietra, sua moglie fu deportata da Stalin in un gulag e nonostante tutto questo rimase fedele a Stalin sino alla fine.

Si racconta che durante il periodo di prigionia della moglie era solito apparecchiare la tavola nella speranza che tornasse. Va aggiunto che Molotov, morto a metà degli anni ’80, spesso sognava di trovarsi nel deserto e non sapere dove andare sino a quando non gli compariva in sogno Stalin per indicargli la strada (P. Broue, La rivoluzione perduta, Comunisti contro Stalin, F. Chuev, Ricordi di Molotov).

Il nichilismo di fondo del metodo stalinista, prima camuffato dal mito della costruzione sociale, si presenta come una perfetta macchina dell’annientamento totale, fatto da disonestà quotidiana, indifferenza, ipocrisia, cinismo. Doppia coscienza e doppia morale.

Il rispetto dei compagni era subordinato all’esigenza di prevalere, il fine giustificato dal mezzo. Insomma esattamente l’opposto dell’etica socialista.

 

Stalinismo: le origini, il potere, le purghe.
La salma di Stalin, 1953 

Marcel B: La partita della morte

 

 


Marcel B
Marcel B
Storico. Trotzkista in esilio

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