23.5 C
Rome
giovedì 29 Luglio 2021
AgoràFidel Castro: Condannatemi, la storia mi assolverà

Fidel Castro: Condannatemi, la storia mi assolverà

Fidel Castro il 16 ottobre 1953 come difesa in seguito al fallito assalto alla Caserma Moncada, tenne un discorso che si concluse con la celebre frase: La storia mi assolverà.  Eccone un estratto per ricordarlo, 67 anni dopo.

Fidel Castro Condannatemi, la storia mi assolverà3

Fidel Castro: La storia mi assolverà

Signori Giudici,

mai un avvocato ha dovuto esercitare il suo ufficio in tal difficili condizioni; mai contro un accusato sono state commesse un tal cumulo di irregolarità schiaccianti. L’uno e l’altro sono in questo caso la stessa persona. Come avvocato, non ho potuto vedere il verbale né lo vedrò e, come accusato, da settantasei giorni sono chiuso in una cella solitaria, totalmente e assolutamente isolato, al di là tutte le prescrizioni umane e legali.

Chi sta parlando aborrisce con tutta la sua anima la vanità puerile e non sono parte del suo animo né del suo temperamento qualsiasi posa da tribuno né sensazionalismi di nessun tipo. Se ho dovuto assumere la mia propria difesa davanti a questo tribunale è per due motivi. Il primo perché praticamente mi si privò di essa completamente; il secondo perché solo chi era stato ferito tanto profondamente e aveva visto tanto indifesa la patria e avvilita la giustizia, puo’ parlare in una occasione come questa con parole che siano sangue del cuore e organi vitali della verità. […]

non è stato lasciato passare nella mia cella nessuno trattato di Diritto Penale. Solo posso disporre di questo minuscolo codice che mi ha prestato un avvocato, il valente difensore dei miei compagni: il dott. Baudilio Castellanos. Allo stesso modo è stato proibito che giungessero nelle mie mani i libri di Martí: sembra che la censura del carcere li abbia considerati troppo sovversivi. O sarà forse perché io dissi che Martí era l’autore intellettuale del 26 luglio [data dell’assalto alla Caserma Moncada, ndr]? […]

Non importa in assoluto! Porto nel cuore le dottrine del Maestro e nel pensiero le nobili idee di tutti gli uomini che hanno difeso la libertà di tutti i popoli

Signori Giudici, perché tanto interesse a che io taccia?

Sarà che manchi completamente la base giuridica, morale e politica per focalizzare seriamente la questione? Che si teme tanto la verita’? Che si desidera che anche io parli per due minuti e che non tocchi qui i punti che non lasciano dormire a certa gente dal 26 luglio? […] Non accetterò mai questo bavaglio, perché in questo giudizio si sta dibattendo qualcosa in più della semplice libertà di un individuo: si discute di questioni fondamentali di principio, si dibatte delle basi stesse della nostra esistenza come nazione civilizzata e democratica. […]

È un principio elementare del Diritto Penale che il fatto imputato debba accordarsi esattamente al tipo di delitto prescritto dalla legge. Se non c’è legge esattamente applicabile al punto controverso, non c’è delitto.

Vi avverto che sono appena all’inizio. Se nelle vostre anime resta ancora un pezzetto di amore per la patria, di amore per l’umanità, di amore per la giustizia, ascoltatemi con attenzione. So che mi si obbligherà al silenzio per molti anni; so che cercheranno di occultare la verità con tutti i mezzi possibili; so che contro di me si alzerà la congiura dell’oblio. Però non per questo la mia voce si risparmierà […].

Ho ascoltato il dittatore il lunedì 27 luglio […]. L’accumulo di menzogne e calunnie che ha pronunciato nel suo linguaggio turpe, odioso e ripugnante, solo si può comparare con l’enorme quantità di sangue giovane e limpido che dalla notte prima stava spargendo, con sua conoscenza, consenso, complicità e plauso, la turba più crudele di assassini che possa mai concepirsi. […]

Fidel Castro: Condannatemi, la storia mi assolverà

Signori giudici

è necessario che mi occupi un po’ del considerare i fatti. Si è detto, da parte del governo stesso, che l’attacco fu realizzato con tanta precisione e perfezione che evidenziava la presenza di esperti militari nella elaborazione del piano. Niente di più assurdo. Il piano è stato tracciato da un gruppo di giovani nessuno dei quali aveva esperienza militare; e rivelo i loro nomi, meno due di loro che non sono né morti né catturati: Abel Santamaria, José Luis Tasende, Renato Guitart Rosell, Pedro Miret, Jesús Montané e colui che parla. La metà sono morti, e con giusto tributo alla loro memoria posso dire che non erano esperti militari, però avevano patriottismo sufficiente per dare, a parità di condizioni, una sonora lezione a tutti quanti i generali del 10 marzo [i generali che appoggiarono il colpo di Stato di Fulgencio Batista il 10 marzo del 1952, ndr] che non sono militari né patrioti. […]

E’ ugualmente certo che l’attacco è stato realizzato con coordinazione magnifica. […]

Noi chiamiamo popolo se di lotta si tratta,

i seicentomila cubani che si trovano senza lavoro desiderosi di guadagnarsi il pane con onore senza dover emigrare dalla propria patria in cerca di sostentamento; i cinquecentomila operai stagionali della campagna che abitano in baracche miserabili, che lavorano quattro mesi e soffrono la fame per il resto dell’anno dividendo con i propri figli la miseria, che non hanno un fazzoletto di terra per seminare e la cui esistenza dovrebbe muovere a più compassione se non ci fossero tanti cuori di pietra; i quattrocentomila operai industriali e braccianti le cui pensioni, tutte, sono rapinate, […] la cui vita è il lavoro perenne e il cui riposo è la tomba;

Noi chiamiamo popolo se di lotta si tratta,

i centomila piccoli agricoltori che vivono e muoiono lavorando una terra che non è la loro, contemplandola sempre tristemente come Mosè la terra promessa, per poi morire senza mai giungere a possederla, che devono pagare per i fazzoletti di terra come servi feudali una parte dei propri prodotti, che non possono amarla, né migliorarla, né abbellirla, o piantare un cedro o un arancio perché non sanno se un giorno verrà un funzionario a dirgli che deve andarsene; i trentamila maestri e professori tanto pieni di abnegazione, di sacrifici e necessari al destino migliore delle future generazioni e che tanto male li si tratta e paga;

Noi chiamiamo popolo se di lotta si tratta,

i ventimila piccoli commercianti appesantiti dai debiti, rovinati dalle crisi e ammazzati dalla piaga di funzionari filibustieri e venali; i diecimila giovani professionisti: medici, ingegneri, avvocati, veterinari, pedagoghi, dentisti, farmaceutici, giornalisti, pittori, scultori, ecc., che escono dalle aule con i propri titoli desiderosi di lotta e pieni di speranza per trovarsi poi in un vicolo senza uscita, tutte le porte chiuse, sorde alle suppliche e al clamore.

Questo è il popolo! Quello che soffre tutte le sue disgrazie ed è pertanto capace di combattere con tutto il coraggio! A questo popolo, il cui cammino di angustia è lastricato di inganni e false promesse, non andavamo a dire: “Ti daremo” ma semmai: “Ecco prendi, lotta ora con tutte le tue forze perché siano tue la libertà e la felicità!“. […]

Cuba potrebbe albergare splendidamente una popolazione tre volte maggiore; non ci sono dunque ragioni perché esista la miseria  fra i suoi attuali abitanti. […]

Ai Signori Giudici,

la mia sincera gratitudine per avermi permesso di esprimermi liberamente senza meschine coazioni […]. Resta tuttavia all’Udienza un problema più grave: qui stanno le cause iniziate per i settanta omicidi, cioè per il più grande massacro che abbiamo conosciuto, e i colpevoli restano liberi con l’arma in mano che è una minaccia perenne per la vita dei cittadini; se non cade sopra di essi tutto il peso della legge, per codardia o perchè ve lo impediscono, e non rinunciano in pieno tutti i giudici, io avrò pietà della vostra dignità e compassione per la macchia senza precedenti che cadra’ sopra il Potere Giuridico.

In quanto a me so che il carcere sarà duro come non lo è mai stato per nessuno, pieno di minacce, di vile e codardo rancore, ma non lo temo, così come non temo la furia del tiranno miserabile che ha preso la vita a settanta fratelli miei.

Condannatemi, non importa, la storia mi assolverà.

 

Fidel Castro, La storia mi assolverà. Thomas Sankara: Discorso sul debito.


Ti potrebbe anche interessare

Ultimi articoli