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martedì 12 Ottobre 2021
Polis13 giugno 1984: i funerali di Berlinguer e della nostra ingenuità

13 giugno 1984: i funerali di Berlinguer e della nostra ingenuità

Il 13 giugno del 1984 si tennero i funerali di Enrico Berlinguer, un evento segnante nella vita di un’intera generazione.

I funerali di Berlinguer

L’impatto emotivo della morte di Enrico Berlinguer fu clamoroso, al di là di ogni analisi sull’uomo, il personaggio e il politico.

I suoi funerali furono un autentico rito collettivo che, a posteriori, appare sempre più il saluto definitivo al “come eravamo”.

Canzoni, documentari, film, un vero pantheon s’è alzato negli anni nel ricordo di Enrico, il segretario martire della causa che aveva occupato tutta la sua esistenza, i suoi ideali di gioventù ai quali era rimasto fedele tutta una vita, come dichiarò lui stesso in un’intervista.

Così scriveva Lietta Tornabuoni sulla prima pagina del quotidiano “La Stampa”:

Nel chiaro leggero dell’aria serale, nel vento fresco che muove migliaia di bandiere rosse in piazza San Giovanni, Pertini pallido e sfinito si piega a baciare la bara di Berlinguer.

La gente lo chiama, lo applaude per tanto tempo, e l’onda del battimani è più forte delle note solenni della musica d’addio. Un milione e mezzo di persone, magari di più, impossibile contarle.

Il segretario comunista ha avuto dopo la morte il suo comizio più grande, l’emozione più profonda e il consenso più vasto di tutta la vita.

Una folla sterminata, addensata nella piazza ma unita anche nei cortei e altrove per l’intera città, venuta da tutta Italia: bandiere rosse, pugni chiusi levati, fiori rossi, striscioni, canti alti o sommessi.

Grida: “Enrico, Enrico”. Fazzoletti rossi. Cartelli. Uno dice: “La grande forza dell’uomo è il pensiero. Tu hai saputo pensare. Grazie, Enrico”; altri ripetono con affettuosità familiare “Ciao, Enrico;

“Addio” è l’unica grande parola stampata in rosso su quella prima pagina dell’Unità che molti portano spiegata in mano o sul petto, come un emblema di lutto o un modo di espressione.

13 giugno1984: i funerali di Berlinguer e della nostra ingenuità

Da quel 13 giugno 1984 una parte della sinistra italiana ha messo, metaforicamente, il santino di Berlinguer in tasca, evitando qualsiasi discussione sulle problematiche relative all’eredità politica e ogni riflessione critica sul berlinguerismo, con le virtù ma anche i limiti, preferendo l’agiografia miracolistica.

Eppure le immagini che ancora possiamo vedere in tanti filmati, documentari, con tutta la dose d’ingenuità che il tempo ha deposto come una patina malinconica su i tanti volti dell’epoca, ci restituiscono la cartolina di una comunità che credeva in qualcosa.

Una comunità legata da un’idea di futuro, di società, di condivisione possibile con gli altri e non solo dall’odio contro qualcuno, come in questa lunga legge della giungla per la sopravvivenza come viviamo da anni.

Nel chiaro leggero dell’aria serale, Pertini bacia la bara che poi s’allontana. La piazza orfana si svuota molto lentamente.

L’ultimo applauso del giorno di lutto è per Letizia Berlinguer, al cimitero di Prima Porta dove ha voluto che il marito venisse sepolto accanto al padre nella tomba della famiglia, anziché accanto a Togliatti e Longo nella tomba ufficiale del partito al cimitero del Verano.

E’ una tomba semplice. C’è scritto soltanto il cognome. Ci sono dei fiori rossi.

L’hanno chiusa alle sette e mezzo di sera, mentre gli ultimi lasciavano piazza San Giovanni, sfiniti e tristi, con le loro bandiere rosse arrotolate.

I funerali di Berlinguer sono stati i funerali della beata ingenuità di quella “meglio gioventù” che aveva ragione ma ha perso. E quando ha vinto, ha finito per perdere ancor di più.

Berlinguer e i giovani alle prese con le sfide del Duemila

 

“Enrico Enrico!”

Il 7 giugno del 1984 il segretario del Partito Comunista Italiano, Enrico Berlinguer, fu colto da ictus mentre teneva un comizio a Padova nel pieno della campagna elettorale per le elezioni europee.

Durante il suo intervento accusò il malore che lo costrinse a una pausa mentre si apprestava a pronunciare la frase: “Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda”.

Pur palesemente provato Berlinguer continuò il discorso fino alla fine, nonostante la folla preoccupata dei compagni urlasse: “Basta, Enrico!”.

Alla fine del comizio fu prima condotto all’albergo e subito dopo trasportato all’ospedale, dove fu ricoverato in condizioni drammatiche.

Un sentimento di sgomento attraversò tutto il paese. Appelli, messaggi di sostegno giunsero da ogni dove.

Tra i tanti, l’Unità pubblicò il telegramma delle lavoratrici e lavoratori della Sipea di Nichelino Ti aspettiamo in piazza con noi per continuare le nostre lotte.

I giorni che seguirono fino al giorno dell’annuncio ufficiale del decesso, l’11 giugno, furono quelli di una lenta agonia.

Sandro Pertini decise di trasportare la salma sull’aereo presidenziale: Lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta.

Al funerale, a Roma  parteciparono circa due milioni di persone. Il corteo con la bara sfilò dalla sede del PCI, in via delle Botteghe Oscure, a piazza San Giovanni.

Occhi lucidi di pianto e pugni chiusi ad accompagnare il feretro. Un grido risuonava in continuazione: Enrico, Enrico!

Rai, telecronaca dei funerali di Enrico Berlinguer


Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (RockShock Edizioni)

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