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martedì 12 Ottobre 2021
PolisLa Fase 2 del populismo: l'alfabeto violento della demagogia

La Fase 2 del populismo: l’alfabeto violento della demagogia

Con la ripartenza scatta anche la Fase 2 del populismo che con il surplus di ore passate in quarantena sui social, ha tratto nuova linfa.

Fase 2 del populismo: la ripartenza

La ripartenza è il nuovo motto del paese: ripartire, tutti: dalle grandi opere ai parrucchieri, dalle acciaierie ai mercatini rionali.  Nessuno si senta escluso, come cantava De Gregori. La storia siamo noi e bisogna ripartire. Non possiamo attendere un vaccino.

Come il motto di vecchi predoni da strada: O la borsa o la vita. Piazza Affari o il Covid

E la politica? I protagonisti degli ultimi due anni della vita pubblica, i capitani coraggiosi, come stanno? Il populismo è entrato anch’esso nella Fase 2?

A dir la verità, per un breve periodo, tra gli editorialisti di punta, era circolata l’idea che il populismo fosse stato spazzato via dalla nuova realtà post epidemica: assieme a lui via le semplificazioni, i complottismi,  l’ostilità ai vaccini e alla scienza. Tutto questo pare già sorpassato dalla cronaca.

Anche perché i vari populismi, italiani, europei e atlantici, sono anch’essi un virus, che aveva già contagiato il nostro tessuto sociale attraverso il digitale, e che nella pandemia, con il surplus di ore social, hanno in realtà respirato autonomamente.

Populisti e sovranisti

Nella prima fase i vari Salvini, Meloni and co, hanno cercato di negare l’evidenza, sul modello Trump. Anche in Italia abbiamo avuto negazionisti lungimiranti: basti pensare al medico sospeso dal direttore del Pio Albergo Trivulzio di Milano per aver permesso ai propri infermieri di usare le mascherine, quando ancora non erano ritenute necessarie.

Seguendo il meccanismo tipico del populismo, che non è una dottrina ma una pratica politica,  i leader populisti hanno cercato di cavalcare l’emergenza negata sino al giorno prima. Di qui le giravolte della premiata ditta  Salvini & Meloni, sino alla svolta mistica della preghiera contro la pandemia.

E ci è andata pure bene:  mentre i nostri si affidavano alla Madonna, il loro collega ungherese Viktor Orbán: dopo aver sospeso informazione e indipendenza della magistratura, ha sospeso pure il Parlamento, stavolta con la scusa di combattere il virus.

Fase 2, Lega arcobaleno

Il rischio per tutti è quello simile alla sindrome di Stoccolma: i reclusi tendono ad amare il loro carceriere, cioè i governi. E questo i nostri sovranisti lo sanno bene, infatti hanno cominciato a strepitare, inveire, fare  fuoco e fiamme contro la dittatura della maggioranza di un premier Conte novello Kim Il sung.

Reazioni isteriche della Lega a qualsiasi iniziativa del governo, criticabile o meno, per carità, ma sentir parlare di violenza e antidemocraticità da parte del partito di Salvini, fa sentir meno la terra sotto i piedi, se non avessimo il sense of humor a sostenerci.

Per i populisti tutto violento: la violenza quella delle Ong che arricchiscono gli scafisti sulle spalle degli italiani impegnati nella resistenza al virus, è violenza quella di Conte che affronta l’emergenza pandemica a forza di decreti. E cosa dire della brutalità dell’Europa che vuole affamare il paese per poi depredarlo?.

Ma è un vecchio trucco. Quando tutto è violento, nulla più lo è. È il nuovo, antico, alfabeto del populismo globale.

Tutto è violento, da contrastare duramente, tranne la violenza vera che è considerata libertà di espressione, tutela della diversità, salvaguardia della purezza, con sinistri richiami a tempi passati.

Quando saremo al governo polizia e carabinieri avranno mano libera per ripulire le città. La nostra sarà una pulizia etnica controllata e finanziata, la stessa che stanno subendo gli italiani, oppressi dai clandestini. (Matteo Salvini, agosto 2016, al comizio di Ferragosto a Ponte di Legno.)

Ma mai nessuno che se la stupri, così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato? (Dolores Valandro, consigliere leghista di Padova, rivolta all’ex ministro per l’Integrazione Cècile Kyenge, 2013)

Bisognerebbe vestirli gli immigrati da leprotti per fare pim pim pim col fucile. (Giancarlo Gentilini, ex sindaco leghista di Treviso, 2008)

Difendiamo chi ci difende: abbiamo presentato due proposte di legge per aumentare le pene a chi aggredisce un pubblico ufficiale e per abolire il reato di tortura che impedisce agli agenti di fare il proprio lavoro (Giorgia Meloni, luglio 2018)

La Sea Watch deve essere sequestrata, l’equipaggio arrestato, gli immigrati a bordo fatti sbarcare e rimpatriati immediatamente mentre la neve va affondata  (Giorgia Meloni, giugno 2019)

È il giorno della memoria, ricordatevi di andare a pijarlo. (Cristina Bertuletti, sindaco di Gazzado Schianno (va), Gennaio 2018)

Mettiamo le donne in vetrina per il turismo. ( Roberto Salvini, consigliere regionale della Lega, 20 settembre 2019)

Se avessi un figlio gay lo brucerei in un forno. (Giovanni De Paoli, consigliere regionale della Lega Liguria,  2017)

Facendo una rapida ricerca online su espressioni violente o frasi choc pronunciate dai politici, questo è un breve estratto, quel che esce fuori appartiene sempre alla stessa area.

La fase 2 del populismo: la paura della paura

È un compendio breve sul tema della violenza contemporanea. A pioggia poi, ricadendo, c’è quell’universo di cui si discute da tempo, che si alimenta di questo linguaggio e lo ripropone moltiplicato: gli haters dei social, le mamme gattine che esultano per i bambini affogati nel mediterraneo, le pensionate che inneggiano agli stupri contro le volontarie delle Ong.

Bisognerebbe indagare sulle radici di questo fenomeno, andando oltre la matrice politica, perché, inevitabilmente, ne siamo tutti esposti.

Quale paura genera questo meccanismo difensivo che si rifugia sotto l’ombrello protettivo dell’odio? È la paura della paura. La percezione deforme del pericolo.

Siamo tutti in pericolo. Ma questo pericolo non viene dal virus, dai cambiamenti climatici, da una minaccia atmosferica, dal meteorite continuamente evocato: quella è la natura, qualcosa che aleggia sopra e dentro di noi ineluttabilmente.

Non è nemmeno la paura per una guerra o quella derivante da un singolo o da un gruppo di fanatici, da uno stato o da una dottrina; il pericolo viene da un intero emisfero sociale. Esiste un modo di pensare in termini di sviluppo che è contro tutta l’umanità, sia che si tratti di bianchi buoni, moderati e timorosi di dio, che invece di oscure barbe fanatiche.

Siamo tutti in pericolo. Lo disse Pasolini a Furio Colombo durante un intervista, l’ultima da lui rilasciata, profetica, appena poche ore prima di essere martirizzato.

Qui c’è la voglia di uccidere. E questa voglia ci lega come fratelli sinistri di un fallimento sinistro di un intero sistema sociale. Voi siete, con la scuola, la televisione, la pacatezza dei vostri giornali, i grandi conservatori di questo ordine orrendo basato sull’idea di possedere e di distruggere. Beati voi che siete tutti contenti quando potete mettere su di un delitto la sua  bella etichetta… Non potendo impedire che accadano certe cose, si trova pace fabbricando scaffali.

Siamo tutti in pericolo. Clip da Pasolini, di Abel Ferrara

 

Ma di cosa parliamo, di chi parliamo? E Pasolini a chi si riferiva? I potenti, i politici, i capitani d’industria? In senso lato, si. È un’idea incessante che lavora.

Un sistema educativo che ci divide da sempre in soggiogati e soggiogatori, identico per tutti, in questo democratico, dalle classi dirigenti fino ai poveri, la manovalanza. Ecco perché si ha l’impressione che tutti vogliano e facciano le stesse cose.

Se ho tra le mani un consiglio di amministrazione o una manovra in Borsa uso quella. Altrimenti una spranga. E quando uso una spranga faccio la mia violenza per ottenere ciò che voglio. Perché lo voglio? Perché mi hanno detto che è una virtù volerlo: Io esercito il mio diritto-virtù. Sono assassino e sono buono.

Immersi completamente nella cultura del possesso, espressa in senso lato su tutto il vivere quotidiano, dagli oggetti alle persone, non si può mai sapere come reagirà una persona davanti alla privazione.

Così che nascono i mostri della porta accanto. Persone perbene, normali, a detta dei vicini, come sempre, che improvvisamente, per un improvvisa crisi economica, lavorativa o perché privati del possesso così recepito di una persona, compagna o moglie che sia, finiscono per compiere massacri.

Siamo in pericolo in quanto tutti potenziali assassini: sono le emozioni aliene del presente che blandiscono chi non ha i mezzi sociali e ambientali per riconoscerle.

 


Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (RockShock Edizioni)

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