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martedì 7 Settembre 2021
In EvidenzaCovid-Shake: un nuovo mix di razzismo e disparità sociale

Covid-Shake: un nuovo mix di razzismo e disparità sociale

Il covid è la dimostrazione dell’impatto reale di razzismo e disparità che vanno oltre le categorie etniche per allargarsi a quelle socio economiche.

Covid, razzismo e disparità: vecchie narrazioni

C’è stata una narrazione continua, ossessiva, compulsiva, da quando è iniziata la reclusione forzata di milioni di persone per l’emergenza pandemica, che spinge sul tasto dell’esperienza emozionale positiva.

I primi ad adeguarsi sono stati i grandi brand, nei loro spot per le TV, disponibili già all’inizio del primo lockdown del 2020, con sospetto tempismo.

I messaggi sono stati pressoché identici, che si trattasse di un divano, di un parmigiano o di un automobile: ripartiremo, siamo un grande popolo, siamo tutti uguali, uniti nella sorte.

L’uguaglianza davanti all’elemento estraneo invasore, demolitore di abitudini e certezze.

La realtà, ovviamente, ha rivelato ben altra pratica e l’uguaglianza è qualcosa di puramente astratto, al contrario, la disuguaglianza pandemica è un fatto.

Il coronavirus è la dimostrazione pratica dell’impatto reale del razzismo.

Slogan di un manifestante

Il razzismo è un fattore di censo

Ma il razzismo di cui parliamo non è una categoria di pensiero astratta, una costruzione immaginaria.

Gli xenofobi, i populisti, i sovranisti si trincerano dietro le questioni identitarie, mentre gli antirazzisti  spingono la discussione sul piano della moralità individuale. Ma il razzismo è un fattore che modella la vita delle persone.

È un razzismo di censo, di nascita e appartenenza sociale. Che va ben oltre le categorie etniche per allargarsi a quelle socio economiche.

Detto in maniera molto banale: chi non ha nulla fa paura a chi ha poco. Scatena l’istinto predatorio della difesa del proprio territorio. Nella società piramidale, il vertice è difeso dagli ultimi gradini, quelli che separano dalla base.

Poiché il coronavirus continua a imperversare in tutto il mondo, è diventato evidente che, sta avendo un effetto peggiore su certe categorie piuttosto che altre.

Slum africani

Ci sono fattori determinanti come il sovraffollamento nelle case, il lavoro insicuro e la mancanza di accesso agli spazi verdi, riscontrabili nelle grandi masse urbane – neo lumpenproletariat – per dirla marxianamente,  che sono più vulnerabili.

E questo non è l’unico modo in cui la determinazione sociale sta giocando un ruolo nella crisi. Se osserviamo anche la gestione securitaria del problema, è ancor più evidente.

I cattivi cittadini

In tutto il mondo i cattivi cittadini sono stati presi di mira in modo sproporzionato da una narrazione emergenziale che ha accompagnato l’applicazione delle misure di blocco in maniera spesso confusionaria.

Ovviamente essere bravi cittadini in lockdown, zone rosse, arancioni e via dicendo, quando si appartiene ai ceti alti, è molto più semplice.

Ricordate lo slogan “Io resto a casa”?  Bellissimo, certo, un messaggio di impatto immediato ma che è risultato molto diverso in base al censo.

Se a pronunciarlo è il vip della TV, in collegamento con la libreria alle spalle, in appartamenti di 150 metri quadri col giardino, è un conto. Ma la famiglia di un immigrato in regola, operaio tessile, con 6 persone in 50 metri quadrati?

Case popolari

Nei paesi anglosassoni, secondo un indagine del Daily Telegraph, è nei quartieri con un numero maggiore di persone di origine migrante che è stata effettuata la maggior parte delle multe per aver violato le direttive sul distanziamento sociale.

Mentre, allo stesso tempo, gruppi di bianchi in modo schiacciante nel West Village di New York hanno violato liberamente le distanze sociali con bassissime percentuali d’intervento delle forse dell’ordine.

Si torna quindi al solito punto: il discorso razziale riguarda il potere, il che è molto contrario al modo in cui di solito viene discusso.

Storie dalla pandemia, confessione di un imprenditore suicida

La governance del razzismo

Sulle nostre TV, molto spesso veicolate culturalmente verso un populismo piuttosto becero, il discorso è visto come un inutile moralismo di sinistra su questioni legate alle migrazioni, messo in contrapposizione alle preoccupazioni di una classe lavoratrice che ritengono unicamente italiana, cristiana e bianca.

La disuguaglianza si esprime in tutte le dimensioni della vita. Ma, se guardiamo da dove son partite  le crescenti richieste di allentamento delle misure di allontanamento sociale, ovvero nel nord globale del mondo, il quadro è molto chiaro.

Nel nostro caso in quel nord locomotiva che è anche una delle aree più colpite: nel bergamasco, con ancora le immagini dei camion dell’esercito che trasportavano fuori città le bare, confindustria locale forzava per riprendere a pieno regime la produzione.

Questo disprezzo è stato reso possibile dal trattamento del razzismo come una questione di semplice opinione.

Invece è un metodo di governance che modella le possibilità di vita delle persone e consente il mantenimento di uno status quo prestabilito.

 


Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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