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mercoledì 14 Aprile 2021
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Klarita Pandolfi, la Old Signora della New Wave

È stata un simbolo della scena gotica romana, una delle protagoniste indiscusse delle notti degli anni ’80. Creativa, esuberante e sempre pronta a mettersi in gioco. Dal talento eclettico, negli anni, ha spaziato dalla musica, al teatro, al booking promotion, all’arte, fino a tornare alla musica col suo nuovo progetto ”Old Signora”. Incontriamo Klarita Pandolfi, sofisticata dark lady che ha scelto come base Londra, ma non dimentica la sua romanità.

Il ritorno della ‘Old Signora’, Klarita Pandolfi

Sei stata un’icona del dark romano una animatrice della movida romana degli anni ’80. Che ricordi hai di quel periodo?

Ricordo quel periodo con affetto e nostalgia non solo in quanto periodo di ‘perduta gioventù’ ma per tutta l’energia, la voglia di fare e di emergere che si respirava tra noi giovani e anche meno giovani. A parte i vari bar e discoteche, ricordo in particolare le serate di cinema a Massenzio durante la giunta di Renato Nicolini. Noi ci passavamo le notti intere tra un film e un altro.

Di soldi nelle tasche ne avevamo ben pochi essendo quasi tutti studenti in vacanza, soltanto alcuni di noi avevano un lavoro. Ho menzionato Massenzio perché non era territorio esclusivo per noi ragazzi eccentrici ma un luogo dove mischiarci con gente di tutte le età, a volte con famiglie intere, ed era interessante scambiare idee ed opinioni, credo che inconsciamente ci faceva sentire più accettati.

Negli anni 80 eravamo da poco usciti dal periodo oscuro e violento degli anni di piombo e c’era un bisogno assoluto di esprimerci al di fuori della pesantezza politica, esprimerci tramite la musica, l’arte e la moda. C’è chi definì quegli anni gli anni della cultura dell’effimero, ma noi avremmo voluto che quelle estati durassero per sempre.

Come è nata la tua passione per la musica goth post-punk?

Ero un’avida lettrice di riviste musicali sin da ragazzina (Ciao 2001, Rockstar e più in là ovviamene Rockerilla), quindi scoprii il punk nel 76/77 proprio tramite tali riviste. Sapevo che qualcosa di importante stava accadendo oltre la Manica ma solo, appunto, per averlo letto e non per ascolto diretto. Diventai una grande fan delle Slits, pensai che non c’erano solo i Sex Pistols, Clash, Buzzcocks etc. ma anche donne cosi estreme, selvagge quasi.

Mi hanno sempre affascinato le donne del ‘rock’, sognavo di essere una di loro. Siouxsie faceva parte di quel giro, il famoso Bromley Contingent, ma si distinse con il suo primo album The Scream per i suoni più oscuri, diversi dal punk classico, e decisamente più sofisticati. Ne rimasi folgorata. Questo, unito ad una mia naturale propensione per la malinconia, mi ha portato a seguire altri gruppi facenti parte di quel genere.

Per chi suona il...Carillon Del Dolore?

Dimmi ,cosa facevi nello specifico in quegli anni?

Dopo gli studi classici e turistici, frequentando il centro di Roma con alcuni amici ‘neutri’ notai un gruppetto di ragazzi dal look punk a piazza Navona. Pensai ‘ah ma allora esistono anche qui e non solo a Londra’, mi fiondai subito per fare conoscenza, mi invitarono ad andare al Uonna Club qualche sera dopo, e da lì mi integrai in quel giro, iniziai a costruire amicizie più solide, la maggior parte di loro suonavano e da lì sperimentai varie collaborazioni.

Partecipai a varie performance al Piper con Art Production di Parisi & Gigliotti e con il gruppo Rosenkreutz, suonai per un po’ il basso (solo due corde) con i Circus Joy registrai un demo come Siamese Twins con Marcello Fraioli dove cantavo insieme alla mia amica Giulia Roncati aka Rebecca.

Per il resto si andava quasi tutte le sere per i vari locali a ballare e ad ascoltare altri gruppi, si facevano lunghe sedute da Fidelio a Trastevere per discutere nuove idee e progetti o in casa di qualche artista più grande noi al centro di Roma a parlare di letteratura, il tutto accompagnato da buon cibo e da litri di vino come da tradizione Romanesca.

Indubbiamente eri la “Regina” incontestata della scena dark romana, immortalata in tante foto bianco e nero del fotografo Dino Ignani. Da dove viene questa tua voglia di differenziarti e farti notare?

Oh no, non ero solo io la regina ma tante di noi portavano quella oscura corona! A parte Rebecca c’erano Luisa Mann, Marina Lorenzi, Donatelli Mei, Anna Lombardi e altre. Con queste ultime sono in contatto ancora oggi ed ognuna di loro ha avuto una carriera negli ambiti artistici. Certo, c’erano anche piccole rivalità come è normale a quell’età e si faceva a gara a chi si vestiva in modo più originale, a chi ballava più forsennatamente o a chi aveva più progetti in vista. Di mio non sono mai stata particolarmente egocentrica, credo, anche perché come sai anche tu, non era piacevole girare per Roma essendo insultate dai passanti per il modo in cui si appariva.

Klarita Pandolfi, la old signora della new wave

Cantavi, facevi performances, la modella e l’attrice a Roma. Poi l’artista, fotografa e la Booking agent a Londra…

Dopo qualche anno il nostro giro di amicizie creative cominciò un po’ a sgretolarsi, e il girare per locali tutte le sere non aveva più il fascino della novità e della motivazione, quindi mi iscrissi ad un Accademia di teatro, la Libera Accademia di Arti Sceniche ed Espressive diretta da Lorenzo Artale, finiti i tre anni iniziai a recitare in alcuni progetti di teatro, diciamo di avanguardia, mentre di giorno lavoravo come assistente e occasionalmente modella per uno scultore neo classico.

Come attrice ricordo spettacoli sempre interessanti e mai banali, testi d’autore, ottimi registi e varie buone recensioni, ma sempre pochi introiti, non abbastanza per campare indipendentemente e decentemente.

Una volta a Londra e decisamente ispirata dal mio luogo di lavoro ho iniziato a sperimentare con immagini, installazioni e suoni. Ho partecipato e anche curato diverse mostre collettive in gallerie minori e non commerciali a Londra, Birmingham, Manchester e Brighton.

Klarita Pandolfi, la old signora della new wave

Come mai ad un certo punto della tua vita hai deciso di andartene e cambiare nazione, trasferendoti a Londra, meta molto gettonata per la scena underground?

Dopo 15 anni di teatro anche come aiuto regista e altro, sentii di nuovo voglia di cambiamento e decisi di venire a Londra per trovare un’altra strada, ma non sapevo bene di preciso cosa.

Assurdamente non ero mai stata a Londra negli anni 70 e 80, quando praticamente ci andavano tutti, ma una volta arrivata non mi sono più mossa, ora sono 22 anni che risiedo nella perfida Albione. Ho trovato la mia strada? Non lo so. Non si può mai dire.

Di sicuro ho trovato un ambiente dinamico e la possibilità di esprimermi attraverso altri mezzi che non fossero solo teatro e cinema.

Come è la vita di un’italiana a Londra?

Londra è da sempre una città multietnica quindi il fatto di essere italiana non è mai stato discriminante, ma credo che dipenda molto dall’ambiente in cui si vive, di solito dove c’è cultura non esiste discriminazione, e non esiste nemmeno tra le classi lavoratrici, almeno tra quelle che vivono in città. Per il resto è una vita normale anche se più frenetica, a volte rimpiango la rilassatezza e la flemma che si trova a Roma.

Lì hai trovato anche l’amore e ti sei sposata con un inglese, entrambi lavorate alla Tate Gallery. Com’è il mondo dell’arte visto da vicino in uno dei musei più importanti del mondo?

Si, ho conosciuto mio marito Russell sul posto di lavoro, alla Tate, è un appassionato di cinema e cultura Italiane e questo mi colpì di lui.

Il mondo dell’arte in un grande museo come la Tate da una parte è molto alla portata di tutti, questo è lo scopo principale: avvicinare e far conoscere ed apprezzare a più persone possibili la collezione sia Britannica che quella moderna e contemporanea mondiale, e ciò avviene tramite programmi educativi ed eventi spesso in collaborazione con le varie circoscrizioni, e porta indubbiamente a risultati positivi.

Allo stesso tempo però bisogna considerare che è anche un business dove girano miliardi con tutte le conseguenze del caso, per esempio, qualsiasi decisione o cambiamento richiede mesi e a volte anni di riunioni, attese e ripensamenti.

Potersi fare una chiacchierata informale con David Hockney, o Damien Hirst o i Chapmans Brothers, o assistere all’installazione di opere celebri è alquanto soddisfacente.

Klarita Pandolfi, la old signora della new wave

Come sta cambiando l’Inghilterra ai tempi della Brexit?

Come ho accennato prima non è che io personalmente ne risenta in particolare dato l’ambiente lavorativo e il mio giro di amicizie e vicinato ma, indubbiamente sta cambiando e in peggio. Il solo fatto che ora tutti i musicisti necessitano di una visa per venire a suonare nel Regno Unito (e viceversa) farà sì che solo i grandi nomi del mainstream potranno esibirsi, e questo tarpa le ali a tanti talenti validi di musica alternativa, indie, sperimentale e d’avanguardia, un disastro.

Già un certo cambiamento era avvenuto con la crisi economica del 2008, tantissimi locali storici hanno dovuto chiudere i battenti per lasciare posto ai costruttori di ‘luxury flats’, vedi l’Astoria, ma anche innumerevoli spazi più intimi, pubs che avevano palchi adibiti per concerti trasformati in gastro pubs o wine bars per gli impiegati della city.

Mettiamoci sopra le conseguenze del Covid ed ecco che la Londra innovativa e pullulante di arte e musica degli anni 60 in poi è ora solo un lontano ricordo. Si può sperare che, come da tutte le grandi crisi, ne esca un nuovo movimento, un nuovo fermento artistico e rivoluzionario, ma non riesco a immaginare come possa manifestarsi.

Brexit: quell’identità monarchica che vale meno dell’Europa

Ad un certo punto ti sei messa ad organizzare concerti ed eventi, a Londra. Come funziona questo business in Inghilterra? Con quali artisti hai lavorato?

A livelli alti non credo ci sia molta differenza, ma per l’organizzare eventi medio piccoli funziona in questo modo: il proprietario o manager del locale non ingaggia ne paga i musicisti direttamente come in genere accade in Italia, ma avviene tutto tramite il promotore. Con questo sistema si crea un rapporto più complice e di empatia tra il promoter e i musicisti.

Se una serata va male a livello di pubblico si condividono le responsabilità, i musicisti non pretendono dal promoter denaro che non è disponibile. In quasi 15 anni di questa attività è capitato di avere la serata morta ma questo non ha mai incrinato il rapporto di fiducia che si era creato.

Organizzare concerti era un attività che avevo in parte già sperimentato al Piper di Roma negli anni 80, quindi ho iniziato serate in piccoli pubs con 3 o 4 musicisti singoli in scaletta e sono state ben ricevute. Erano i tempi di Myspace e tramite questo media sono entrata in contatto con tanti altri, ho fondato Kaparte Promotions e messo su eventi in locali un po’ più grandi e prestigiosi (non stadi eh), facendo a volte anche quattro eventi a settimana lavorando full time di giorno alla Tate.

Ho anche curato due eventi alla Tate stessa. Ho lavorato in svariati eventi con Steven Severin dei Banshees, Roger O’Donnell dei Cure, Jochen Arbeit di Einsturzende Neubaten, Gina Birch delle Raincoat, Hugo Race, Larsen with Little Annie, In The Nursery, Othon & Ernesto Tomasini, Sol Invictus, ma anche tanti eccellenti musicisti meno conosciuti ai più come Madam, Raf and O, Naevus e Adam Donen, molti dei quali diventati poi carissimi amici.

Ho visto che hai un nuovo progetto:” Old Signora”, in cui canti, suoni e fai video di musica trap…

Diciamo che l’idea iniziale era quella di comporre qualche brano con influenze trap, ma poi il progetto che è del tutto personale, senza collaborazioni al momento, mi è leggermente sfuggito di mano ed è diventato molto ‘fai quello che ti gira per la testa in giornata, qualsiasi cosa sia’, quindi si è evoluto più che altro in video e immagini con musica ambient, dark ambient, o con spezzoni di frasi a rima o senza. Solo una track è cantata, Sparkling Robot, ispirata dal primo lockdown dello scorso anno.

Klarita Pandolfi, la old signora della new wave

Uso molta tecnologia fai da te, perché credo che parecchie persone della nostra età non più giovane sia capace di usarla con efficienza, checche se ne creda. Non ho intenzione di scimmiottare i giovanissimi e pur usando i loro mezzi le tematiche nei miei lavori sono chiare e limpide : sono una signora di una certa età ma ho comunque il diritto di esprimermi come meglio credo.

Seguite Klarita Pandolfi su Instagram e Facebook: #Oldsignora

 



Daniela Giombini
Daniela Giombini
Ha collaborato per anni con ROCKERILLA e ha prodotto la fanzine musicale Tribal Cabaret. Ha inoltre un passato da promoter musicale nella Subway Productions di cui è fondatrice e con la quale ha promosso le tournée di artisti di fama internazionale come Nirvana, Lemonheads, Hole,Mudhoney ecc.

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