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giovedì 15 Aprile 2021
TecnèDino Ignani e la virtù necessaria del bianco e nero

Dino Ignani e la virtù necessaria del bianco e nero

Con le sue immagini, i suoi scatti, Dino Ignani è riuscito a catturare lo spirito del tempo nella Roma degli anni ’80

Dino Ignani, Roma, i poeti, gli anni ’80

Dino Ignani è un fotografo romano con un lungo curriculum alle spalle. Più di ogni altro, si è impegnato a documentare Roma, i suoi poeti e la movida che animava la scena musicale degli anni ’80.

Dark Portraits è una galleria di oltre 400 ritratti sul movimento dark, un vero e proprio documento della storia del costume dal 1982 al 1985.

© Dino Ignani – tutti i diritti riservati – vietata la copia e la riproduzione

Intimi Ritratti è una ricerca personale ‘work in progress’ che attualmente consiste in circa 600 immagini di poeti in bianco e nero.

Giorgio Caproni © Dino Ignani – tutti i diritti riservati – vietata la copia e la riproduzione

Dino Ignani ha esposto in varie mostre personali in Italia e all’estero ed ha pubblicato vari libri di fotografia.

L’intervista

Innanzitutto, come è nato il tuo amore per la fotografia?

Nel 1975, il mio caro amico Maurizio (purtroppo non c’è più) che aveva da alcuni mesi iniziato un corso di fotografia, ma essendo poi stato ammesso al corso di regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, mi regalò la sua macchina fotografica (una Nikkormat).

Da allora iniziai a fotografare e acquistai l’attrezzatura per lo sviluppo e la stampa dei negativi. I risultati sembravano buoni ed erano apprezzati sia da Maurizio sia da altri amici. Così, continuando a fotografare e sperimentare sono passati, 45 anni!

Come hai iniziato a fotografare la scena dark romana degli anni’80’?

All’inizio degli anni’80 frequentavo una vineria in Trastevere, qui a Roma, che si chiamava ‘Fidelio’ e che purtroppo non c’è più. Il proprietario era un tedesco, Walter.

Nel suo locale appendeva dei bellissimi manifesti di film che portava dal Festival del Cinema di Berlino, si ascoltava per lo più musica classica, c’erano dei lunghi tavoli comuni che facilitavano la comunicazione ed io ero uno dei frequentatori abituali.

Ad un certo momento alcuni “dark” iniziarono ad incontrarsi assiduamente nella vineria. Dopo un paio di settimane ho iniziato ad andare con loro nei video-bar e nelle discoteche che proponevano serate con la musica che loro amavano. Così ho iniziato a fotografarli e questa “avventura” si è prolungata per 5 anni!

Perché la scelta di fotografare in bianco e nero?

Molti anni fa era una scelta quasi obbligatoria: se avevi l’intenzione e il desiderio di “trattare” per te stesso i rulli e le stampe delle fotografie, senza avvalersi dei laboratori di sviluppo e stampa, eri costretto a scegliere di fotografare in bianco e nero.

Avendo un corredo di camera oscura non era così complicato avere un controllo personale sull’immagine finale, mentre il trattamento del colore -sia per la pellicola negativa sia per la pellicola dispositiva- era molto complesso: prevedeva apparecchiature che potevano gestire la temperatura giusta dei liquidi di sviluppo per poter avere dei risultati ottimali.

Ora, con la fotografia digitale, avendo la possibilità di lavorare “in camera chiara” (con il computer e con programmi di post produzione), si ha la possibilità di avere il controllo personale e totale sull’immagine sia a colori sia in bianco e nero.

Io ho sempre amato la fotografia colori, a suo tempo dovetti fare ”di necessità virtù”. Dovettero fare la stessa cosa i primi cineasti. E poi la storia dell’arte è tutta a colori!

Quali sono i tuoi fotografi preferiti?

Per il modo che hanno di fotografare le persone, mi sento vicino a Robert Doisneau e Izis Bidermanas; per l’ironia delle sue immagini, mi piace molto Willy Ronis; invece per l’uso del colore e della ricerca dei soggetti e delle inquadrature prediligo Luigi Ghirri. Poi ci sono molti fotografi più contemporanei che apprezzo.

Riesci a vivere con la fotografia?

Per il tipo di fotografia che faccio è impossibile poter avere dei ricavi congrui: mi dedico a progetti che sviluppo e porto a termine nel corso di uno o più anni.

Progetti futuri?

Da alcuni anni sono concentrato principalmente su due progetti:le fotografie dei poeti e degli scrittori che eseguo nelle loro case e le fotografie degli artisti che eseguo nei loro studi.

Mercato dei fiori © Dino Ignani – tutti i diritti riservati – vietata la copia e la riproduzione

Potete vedere i lavori di Dino Ignani su: www.dinoignani.net



Daniela Giombini
Daniela Giombini
Ha collaborato per anni con ROCKERILLA e ha prodotto la fanzine musicale Tribal Cabaret. Ha inoltre un passato da promoter musicale nella Subway Productions di cui è fondatrice e con la quale ha promosso le tournée di artisti di fama internazionale come Nirvana, Lemonheads, Hole,Mudhoney ecc.

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