Alla scoperta delle opere di Marco Mattiuzzi, tra gli artisti della mostra collettiva “Emozioni – Ricordi d’infanzia …Ti dipingo una poesia”, promossa dall’associazione Artes Liberales per il gran ritorno all’auditorium di Santa Chiara di Vercelli.
Marco Mattiuzzi alla Emozioni – Ricordi d’infanzia …Ti dipingo una poesia
“Emozioni – Ricordi d’infanzia …Ti dipingo una poesia” è il titolo della nuova mostra che Artes Liberales propone per il gran ritorno all’auditorium di Santa Chiara di Vercelli dopo lo stop pandemico, inaugurata il 14 maggio e che si protrarrà fino a fine mese.
Fra i numerosi artisti, emerge la personalità artistica di Marco Mattiuzzi.


La biografia di Mattiuzzi dice molto sul suo approccio all’arte, vista come una miscela di tecniche, di ispirazioni e di mondi apparentemente lontani.
Negli anni ottanta inizia ad appassionarsi alla fotografia di viaggio, soffermandosi su arte, natura e paesaggi. In breve diventano i suoi soggetti preferiti ai quali applica svariate tecniche, dalle solarizzazioni ai viraggi, alle tinture, alle manipolazioni, ottenendo immagini ibride tra pittura e fotografia.
Con l’avvento del computer e della grafica digitale, Mattiuzzi raffina sempre più la sua produzione artistica fino ad arrivare alla realtà virtuale in 3D per la quale otterrà il 1° premio al concorso al I° Convegno Nazionale su VRML e Realtà Virtuale in Internet (Milano, CNR – 28 Maggio 1999).

Le opere esposte all’auditorium di Santa Chiara, mostrano la maturazione dell’immaginario dell’artista che prende spunto dalla letteratura, dalla poesia, dalla storia e dal mito e si concretizza in visioni monocromatiche che uniscono l’antico al moderno attraverso tecniche di arte digitale.
Ogni opera cela una storia. Ogni opera racchiude il ricordo di una emozione, di una sensazione che pur nascendo dall’intimità privata dell’artista appartiene ad una memoria collettiva, pubblica. Questa caratteristica rende l’arte di Mattiuzzi emozionalmente fruibile da molti.

Reminescenza ricche di contrasti, nei soggetti, nei colori e nella materia. L’uso del monocromatico crea bolle di memoria, in un continuo rimando tra passato, presente e futuro.
Mescolando i pixel come fossero ricordi, Mattiuzzi riporta nelle sue opere il Rinascimento cinquecentesco, le luci fiamminghe, le forme prima della contemporaneità e poi del futuro.

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