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giovedì 19 Maggio 2022
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L’Interista esistenzialista: Radu e la fatal Bologna

I tanti reiterati rinvii hanno trasformato un match come tanti, ad un crocevia forse fatale per l’intera stagione dell’Inter: Bologna amara e Radu in lacrime.

Radu e la fatal Bologna

Aleggiava una certa, strana atmosfera nella vigilia di Inter-Bologna. Strana perchè i tanti reiterati rinvii avevano trasformato un match senza nessuna importanza quando programmato a gennaio, ad un crocevia fondamentale per l’intera stagione dell’Inter.

Strano anche l’avversario, un Bologna che nelle ultime otto partite aveva vinto una sola volta, contro la Samp, ma aveva pure fermato sul pareggio sia il Milan che la Juventus.

L’Inter, viceversa, era proveniente da una serie di vittorie nette e senza discussioni, con il morale alto il giusto, l’atteggiamento dei singoli settato sul positivo. Alla vigilia era arrivata la notizia del forfait di Handanovic: poco male, ci penserà Radu a difendere la porta, cosa vuoi che possa andar male, contro il Bologna?

Squadra rognosa il Bologna, di quelle che ti fanno giocare male, che ordinatamente ti aspettano e alla prima occasione ti pungono. Una di quelle squadre da mettere sotto subito, per fargli capire che non è aria, per fargli abbassare subito la cresta.

E in effetti, dopo soli tre minuti l’Inter sembrava aver fatto sua questa politica, con il solito Perisic che spaccava la porta. Apparentemente regolata la pratica, la squadra si è disposta in modalità economy, ha rallentato i ritmi, ha scelto di non pressare alta aspettando il Bologna nella propria metà campo, compatta.

Difficile capire se questa condotta fosse stata dettata espressamente da Inzaghi, ma nei fatti era abbastanza sensato ragionare in termini conservativi, in fin dei conti l’Inter è attesa da un calendario che snocciola 6 (adesso 5) match nel giro di neanche un mese. Purtroppo a conti fatti, non si è rivelata una buona strategia.

Si, perchè il Bologna ci ha messo venti minuti per raccapezzarsi, il tempo di organizzare una sortita, far pervenire la palla a Barrow che ha pennellato sulla testa di Arnautovic (com’era la regola dell’ex?) che non si è fatto pregare a spedirla nell’angolino, vincendo il combattimento aereo con Di Marco.

E pensare che a Barrow sembrava toccata la stessa sorte di chi, per consegna, nelle scorse partite erano stato demandato alla marcatura a uomo di Brozovic, finire sfiancato dal moto perpetuo del croato. Stavolta invece l’espediente ha funzionato, eccome: Broz per almeno tutto il primo tempo è stato completamente offuscato dal gambiano che si è tolto pure lo sfizio di fare l’assistman.

Il primo tempo è scivolato via senza troppi scossoni se non per il sistema nervoso di Barella, anche in questa occasione molto, troppo nervoso per riuscire costruttivo. E infatti in uno scambio di “opinioni” con Arnautovic viene ammonito. Probabilmente Inzaghi sarebbe stato pure disposto a derogare dalla regola che si autoimposto da sempre, cioè di sostituire il giocatore che si fosse macchiato di un cartellino giallo, riconoscendo essere il Barella fondamentale per il flusso di gioco.

Purtroppo però la temperatura della nervatura del sardo aveva sconfinato nel fuorirange, e l’elegante dialettica prima intercorsa tra lui e l’Arnautovic era degenerata in una vera e propria sfida a singolar tenzone. Inzaghi ha dovuto masticare amaro e operare la sostituzione con Sanchez, che in fondo c’è pure il problema di fare gol a quegli assatanati in maglia rossoblù e mettere un attaccante in più è d’uopo.

Non che quelli lì si stiano dannando l’anima più di tanto: sembrerebbero già abbastanza soddisfatti di portare il pareggio a casa, che tanto a casa ci stanno già.

A dirla tutta, detengono già lo scalpo di Juve e Milan, non sarebbe male ottenere pure quello dei campioni di casa, che se lo meriterebbero pure ‘sti spocchiosi, vista la melina e le continue richieste di 0-3 a tavolino avanzate presso tutti i vari gradi di giudizio sportivo.

Pur tuttavia traccheggiano, buttano via la palla, simulano infortuni, licenziano i raccattapalle. Fanno quelle cose che – insomma – si fanno quando si vuol mantenere lo status quo senza menarsi troppo il belino. Non che i nostri stiano a guardare, qualche occasione la creano pure, ma è chiaro che la verve degli incontri precedenti è andata ramenga.

Intorno al settantesimo è abbastanza chiaro a tutti che il muro bolognese è destinato a tenere davanti alle mareggiate nerazzurre che in realtà sono poco più che increspature. Lautaro sembra tornato a quello del mese scorso, Dzeko andrebbe fornito con più traversoni perchè in vantaggio di svariati centimetri su Medel ma i pochi cross che vengono confezionati sono palle basse quasi sempre preda di Theahte e Samorou (non giuro di aver scritto bene i nomi di ‘sti due).

Poi succede che Perisic nella sua candida ingenuità, da fallo laterale indirizza la palla verso Handanovic, che svirgola la palla facendola rotolare in rete. Ecco, ne ha fatta un’altra delle sue, ‘sta razza di brocco. Certo, pure Inzaghi che mette in campo un portiere con il mal di schiena che razza di imbecille è? Come? Non era Handanovic? Vabbè, sempre colpa sua è, ti pare il momento di farsi venire il mal di schiena?

Qualcuno ha avvisato – per favore – il Bologna che senza far niente è passato in vantaggio? Ah, il pallone lo ha messo dentro Sansone? Strano, non avrei detto. Insomma la frittata è fatta: per gli inutili 15 minuti a disposizione si buttano “in the box” un pò di palloni alla viva il parroco.

Succede niente e alla fine si è fatta una certa e c’è da tornare a Milano, a leccar tanto di ferite. Il calendario adesso è quello giusto, possiamo mettere da parte il regolo calcolatore, i due punti sotto il Milan sono ufficiali, definiti e definitivi.

Nulla è perduto anche se.  Si puó ancora fare, ammesso che. Ci si attacca a quello che c’è, poca giubbanza, scampoli di speranza, quell’esile filo di grasso che cola. Ad esempio, all’Udinese domenica prossima mancherà Makengo, squalificato. Meglio che niente…

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Filippo De Fazio
Filippo De Fazio
Lavora "indegnamente" per la forza armata dell’aria da sempre (ma sono solo problemi loro). Lettore incallito e compulsivo, grafomane della vecchia scuola, ex calciatore dagli esiti disastrosi, popolano di lignaggio, ha un’insana tendenza ad annoiare e ad annoiarsi.

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