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domenica 23 Gennaio 2022
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Boxe, a Livorno “Pugni amaranto” e politica

Esiste ancora il pugilato? È praticamente scomparso dai circuiti televisivi, anche da quelli a pagamento perché non rende quanto gli sport maggiori, ma lontano dalle telecamere ci sono atleti e appassionati, palestre e tifosi, e ci sono ancora gli incontri di cartello, come quello durante l’evento Pugni amaranto che ha visto i pesi massimi Alessio Marchese e Sergio Romano impegnati nella rivincita del match dello scorso maggio. Il nostro inviato ce lo racconta.

Pugni amaranto…contro il Jobs Act

Che c’entra, chiederete? A parte il fatto che “contro il Jobs Act” c’entra sempre (per chi abbia un minimo di coscienza civile e politica deve essere come il delenda Chartago per Marco Porcio Catone), ora vi spiego.

La manifestazione “Pugni amaranto”, giunta alla 14ma edizione, nasce per raccogliere fondi in favore dell’Associazione Cure Palliative di Livorno Onlus, ed è organizzata dalla Spes Fortitude (non è un errore di stampa, l’hanno chiamata proprio così) del livornese Lenny Bottai, noto più o meno come “il pugile comunista”.

Non che tutti gli altri pugili siano di destra, è che non risultano altri pugili che abbiano coniugato impegno sportivo e impegno politico, a parte Mohammed Alì che in questo specifico campo è un esempio inarrivabile. (Ci sarebbe anche Nino Benvenuti, che nel 1964 si candidò con il MSI ma poi mollò tutto per evitare contestazioni e strumentalizzazioni. Invito il lettore a non confondere il giudizio storico e politico generale col giudicare un uomo, cosa che non si dovrebbe mai fare: nessuno di noi è profugo istriano, se fossimo stati al suo posto chissà che non avremmo maturato sentimenti analoghi).

Insomma, il 13 dicembre 2014 Bottai è a Las Vegas per quello che probabilmente è l’incontro più importante della sua carriera, cioè la semifinale mondiale IBF categoria superwelter contro Jermall Charlo, e sale sul ring indossando una maglietta con la scritta “No Jobs Act!”. Per me è più che sufficiente per tributargli un elogio, e adesso parliamo di sport.

 

I dilettanti, (quasi) tutti livornesi

L’evento catalizza da sempre l’attenzione degli appassionati di boxe della città, la partecipazione del pubblico è molto attiva e pittoresca: ognuno dei ragazzi ha attirato allo stadio Armando Picchi compagni di palestra, amici e parenti che fanno il tifo.

Francesco Lami dell’Accademia dello Sport vince nettamente ai punti su Antonio Giambastiani della Spes Fortitude grazie alla penetrazione del suo jab. A seguire Leonardo Niccoli del KTA Boxing Team ha la meglio su Ashley Rosi dominando le prime due riprese, Rosi vince nettamente la terza ma non basta.

Infine Alessio Sitri della Spes Fortitudo fatica contro Devid Pazzagli della Boxe Calenzano: subisce fino a metà della prima ripresa quando lo “straniero” subisce un richiamo ufficiale (con penalizzazione) per avere portato un colpo con l’interno del guantone; da quel momento Sitri si riprende, domina la seconda ripresa, nella terza i due contendenti si lasciano andare a scambi aperti e poco precisi ma anche questa è di Sitri, che vince ai punti.

Da segnalare l’arbitraggio femminile del primo e del terzo match, tecnicamente perfetto e molto autorevole senza scadere nel protagonismo.

Federico Gassani contro Admir Oglic, pesi mediomassimi leggeri

Il beniamino di casa (6-0-1) sin dalla prima ripresa martella il bosniaco (0-4-0) con una incredibile quantità di colpi ai fianchi, quasi tutti col destro ma non solo. Oglic (si scrive proprio così, è sbagliato sul manifesto) non è in grado di reagire efficacemente e si limita a difendere cercando di limitare i danni.

Il lavoro di demolizione di Gassani però non è risolutivo, fino a quando nel 6° e ultimo round gli scambi si aprono riesce a piazzare un perfetto gancio sinistro che manda al tappeto l’avversario: Oglic si rialza a stento, ha lo sguardo spento e l’arbitro non può fare altro che decretare il KOT.

Boxe, a Livorno “Pugni amaranto” e politica

Alessio Marchese contro Sergio Romano: la rivincita dei pesi massimi

Marchese (2-3-1) è genovese ma si allena con Bottai, il campano Sergio Romano (10-19-3) vuole riprovarci dopo che nello scorso maggio aveva perso di misura ai punti.

Sono due pesi massimi come quelli di una volta: ben piantati sui piedi, niente saltelli né mossette, e giù mazzate. Nella prima ripresa Marchese tiene l’iniziativa, ma quasi tutti i pugni vanno sui guantoni a parte qualche colpo sotto e qualche montante, mentre Romano è pericoloso solo sulla corta distanza (Marchese è in vantaggio di parecchi centimetri in altezza e in allungo, ma cede 10 anni al rivale, 42 contro 32).

Anche la seconda ripresa è di Marchese, Romano riesce a portare solo qualche isolato gancio sinistro. Romano però si aggiudica la terza ripresa riuscendo a portare più volte Marchese alle corde e a colpirlo con precisione, e anche la quarta approfittando del fatto che Marchese non ha più la precisione mostrata nei primi due round.

Nella quinta Marchese riprende l’iniziativa e spara molti colpi pesanti, quasi tutti su guantoni e braccia (ma come difende bene Romano!), i pochi a segno bastano ad aggiudicarsi la quinta ripresa. Nella sesta e ultima i due dominuiscono le cautele e si colpiscono un po’ a casaccio, pari o forse leggero vantaggio per Marchese. Che si aggiudica, anche stavolta di misura, il bellissimo match.

Boxe, a Livorno “Pugni amaranto” e politica
Romano mette Marchese alle corde

Il mio cartellino è questo, anche se Romano nel suo profilo FB dichiara che il vincitore era lui ma che comprende la logica che porta a premiare il pugile di casa. Non è la solita lamentela di chi dice che è colpa dell’arbitro, ma una sua considerazione personale su un match molto equilibrato. Comunque io sono tornato nella mia città e lui nella sua, quindi sono fuori dalla portata dei suoi pugni e pertanto posso ribadire la mia opinione.

 

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Artemio Altidori
"So' contento"

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