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lunedì 17 Gennaio 2022
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PNRR e DL semplificazioni: parchi naturali a rischio?

Con l’approvazione del DL semplificazioni si rischia che i vincoli paesaggistici e ambientali siano quasi del tutto azzerati.

PNRR e DL semplificazioni

Con il plauso quasi totale del Parlamento, prima della pausa estiva, è stato votato il DL semplificazioni che ha spianato la strada alle misure del PNRR.

Ridurre gli adempimenti burocratici per il raggiungimento di un obiettivo è senz’altro un fatto positivo, a patto che l’obiettivo in questione rappresenti però un beneficio.

Quando si tratta di compromettere l’integrità delle riserve naturali e dei parchi regionali e nazionali, ad esempio, ridurre tempi e snellire modalità per ottenere le autorizzazioni costituisce invece un danno se è vero, come la compagine politica di maggioranza sostiene, che salvaguardare l’ambiente oggi sia una priorità.

Sono bastate poche righe inserite nell’articolo 40 del decreto convertito in legge, per aggiungere le aree naturali protette tra le zone in cui sarà possibile impiantare nuove infrastrutture di telecomunicazione, con procedure semplificate caratterizzate da una semplice segnalazione ed una riduzione dell’iter autorizzativo da 6 mesi a 90 giorni.

Si tratta di strutture per lo più fisse montate ad altezza compresa tra 15 e 50 metri, che richiedono per la loro installazione la posa di cavi e il trasporto di materiali tramite mezzi pesanti, che per giungere nei luoghi prestabiliti dovranno comunque attraversare, quindi compromettere, territori vergini dal punto di vista naturale.

I vincoli paesaggistici e ambientali verrebbero così quasi del tutto azzerati.

PNRR e DL semplificazioni: parchi naturali a rischio?

È giusto sacrificare sull’altare della corsa alla trasformazione tecnologica del paese l’ecosistema delle esigue aree verdi della penisola rimaste intatte?

L’interrogativo richiama il dilemma sulla priorità da accordare all’ambiente o allo sviluppo.

Quand’anche fosse veramente necessario violare i nostri “polmoni verdi” per ampliare ulteriormente la rete di telecomunicazioni in zone oltretutto poco abitate, il tema avrebbe dovuto almeno generare un dibattito pubblico e una discussione politica. Nulla di tutto ció.

L’impatto rilevante di tali infrastrutture nell’ambiente svilisce ogni impegno profuso in molteplici attività per la tutela del paesaggio, peraltro prevista dalla Costituzione e oggetto di numerosi regolamenti a livello locale per la tessitura del paesaggio agrario, perfino prescrivendo una rigida selezione delle specie arboree ammesse.

Non è facile stabilire se la misura sia stata adottata per assecondare determinati interessi commerciali o di potenti aziende, che non si giovano di elaborati procedimenti amministrativi, per avere mani libere sul territorio.

Un fatto è certo, le aree protette rappresentano una piccola fetta dell’Italia, pari all’11% della superficie totale.

Se non riusciamo a rispettare l’inviolabilità della natura in questa limitata frazione del nostro paese, con quale faccia ci uniremo alle campagne in difesa dell’Amazzonia che copre con la sua superficie boschiva quasi la metà dell’intero stato brasiliano?

 

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Emanuele Bruschi
Laureato in lettere, ha lavorato come educatore, insegnante, e nell'ambito della comunicazione social.

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