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martedì 17 Maggio 2022
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Ucraina, il marketing di guerra in occidente, sul campo si prepara la battaglia per Izyum

La partita di Izyum è cruciale o almeno le truppe russe la interpretano così a livello strategico: con l’abitale lungo thread su Twitter Nico Piro, il pioniere italiano del giornalismo mobile, fa il punto della situazione.

La battaglia per Izyum e il marketing bellico

Di Nico Piro*

Come ti vendo la guerra? Il vice segretario generale della Nato Mircea Geoană dice alla BBC che la guerra in Ucraina potrebbe durare per anni. Ora qualcuno ricorderà che nella prima metà marzo avevo detto: se entro 1 settimana non si arriva a soluzione negoziale il conflitto entrerà in stallo.

Era l’epoca in cui gli opinionisti con l’elmetto ci spacciavano l’imminente golpe a Mosca, il collasso dell’economia russa, la sconfitta militare, “non fermiamoci proprio ora che abbiamo piegato l’avversario” insomma una fine vicina della guerra che si vabbè è un male ma tutto sommato necessario e gestibile, roba di settimane.

Narrazione dominante a firma PUB. Ora mi pongo una domanda: ma se un fesso come il sottoscritto era arrivato a metà marzo a prevedere lo stallo sul campo di battaglia, possibile che la Nato se ne accorga solo oggi che siamo poco distanti dal 70mo giorno di guerra?

Stimando gli analisti Nato mi pare davvero difficile e allora mi chiedo: se ci avessero detto (a noi opinione pubblica) già all’epoca che la guerra poteva durare anni noi come avremmo reagito? Questa è una domanda cruciale che bisogna porsi ma non per fare un processo alle intenzioni che è davvero inutile, per addestrarsi a smontare la narrazione bellicista, ad esercitare il dubbio di fronte alle dichiarazioni che vogliono addomesticare il male della  guerra.

Un conflitto è un prodotto e chi crede (a prescindere dalla cattiva o dalla buona fede, quest’ultima credo alberghi in molti di quelli che spingono per la guerra) che sia il prodotto migliore sugli scaffali vuole e deve venderlo all’opinione pubblica.

Ce lo insegna l’Afghanistan, un conflitto che sono riusciti a piazzarci (anche io ci ho messo un po’ per capirlo) per vent’anni.

Ma veniamo a quello che accade sul campo. La situazione è grossomodo sempre la stessa cioè siamo in fase preparatoria della battaglia (artiglieria, bombardieri).

A mio modesto avviso è sempre più chiaro che la partita di Izyum è cruciale o almeno le truppe russe la interpretano così a livello strategico. Cerchiamo di capire perchè: Izyum è sotto controllo russo da molti giorni e viene usata come base per manovrare verso Sloviansk e quindi Kramatosk considerando – mi pare – l’autostrada come asse di penetrazione (in attesa che si asciughi terreno, l’asfalto è cruciale) per quell’accerchiamento delle truppe ucraine che dovrebbe chiudere una sacca salendo da Donetsk e scendendo da Lugansk (per capirci).

In questo mi pare anche chiaro (lo confermavano pure gli americani ieri) che Mariupol non sia più un focus per i russi che stanno sganciando unità dalla città ormai ridotta in macerie (tragedia assoluta) per riposizionarle dove servono di più cioè al nord, nel “calderone”.

Evidente che ad ogni azioni c’è una reazione e la ritirata ucraina potrebbe essere da un lato il tentativo di guadagnare tempo (in attesa di nuovi armamenti più adatti alla situazione) dall’altro una tattica per “allungare” le forze nemiche e renderle vulnerabili. Vedremo.

Il min. Difesa russo afferma di aver colpito una fabbrica di missili a Kiev, i racconti dal campo dicono altro (ob.civili). Comunque sia la presenza del segretario generale dell’Onu (dopo le parole di apprezzamento per le Nazioni Unite spese da Mosca con Guterres) in città durante i bombardamenti rappresenta un ulteriore escalation, oltre qualsiasi prassi diplomatica.

Da giorni Mosca dice che gli attacchi oltre frontiera dell’Ucraina sono causa di questa “risposta” missilistica sulla capitale.

Intanto Biden ha chiesto a Congresso 33 miliardi di aiuti per Kiev (20 per armi) mentre la Truss (min difesa UK) afferma che l’obiettivo è tornare al pre-2014, riprendendosi Donbass e Crimea.

Insomma una prospettiva rassicurante alla quale si aggiunge la continua minaccia russa di usare armi non precisate (“non le nomino nemmeno” ha detto Putin nel suo ultimo discorso) nucleare? missili ipersonici? Caldo è anche il fronte economico, in un mondo sempre più globale, le sanzioni hanno molte facce.

 

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* Nico Piro è un giornalista, scrittore e blogger italiano, attualmente inviato della redazione esteri TG3.

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