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martedì 17 Maggio 2022
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Transnistria, il presidente Krasnoselskij accusa l’Ucraina per gli attentati

Vadim Krasnoselskij presidente della Transnistria, repubblica de facto indipendente ma non riconosciuta dalla comunità internazionale, ha accusato a chiare lettere l’Ucraina di essere dietro gli attentati terroristici degli scorsi giorni.

Il presidente Krasnoselskij: “L’Ucraina all’origine degli attentati in Transnistria”

La Transnistria, ufficialmente Repubblica Moldava di Pridnestrovie, è uno stato indipendente de facto non riconosciuto dalla maggioranza della comunità internazionale, che considera il suo territorio come parte integrante della Repubblica di Moldova.

In effetti, a trent’anni dalla dichiarazione d’indipendenza del 2 settembre 1990, la Transnistria ha ottenuto il riconoscimento unicamente da parte di altri governi che ne condividono la condizione di stati non riconosciuti dall’ONU, ovvero l’Ossezia del Sud,  l’Abkhazia e la Repubblica dell’Artsakh, con le quali nel 2006 ha costituito la Comunità per la democrazia e i diritti delle nazioni.

Poco conosciuta al grande pubblico, la Transnistria è salita alla ribalta delle cronache per il suo possibile coinvolgimento nell’operazione speciale russa in Ucraina (nella definizione russa del conflitto in corso), sebbene in realtà non ci sia stato nessun segnale di una partecipazione della Transnistria al conflitto.

Tuttavia, alcuni attentati terroristici che hanno avuto luogo negli ultimi giorni sul territorio dell’autoproclamata repubblica potrebbero essere connessi alla crisi ucraina, secondo quanto affermato dal presidente Vadim Krasnoselskij, confermato per un secondo mandato lo scorso dicembre.

Per la precisione, il 26 aprile, aggressori non identificati hanno fatto saltare in aria due antenne del centro radiofonico regionale di Grigoriopol, mentre il giorno precedente edificio del Ministero della Sicurezza di Stato della Transnistria a Tiraspol era stato bombardato da lanciagranate a mano, ed un’unità militare nel villaggio di Parkany era stata attaccata.

A seguito di tali episodi, il presidente della Transnistria ha tenuto una riunione del Consiglio di sicurezza della repubblica che ha deciso di dichiarare un’allerta terroristica intensificata per 15 giorni e rafforzare le misure di sicurezza.

“Come suggeriscono le prime conclusioni di misure operative e investigative urgenti, questi attacchi possono essere ricondotti all’Ucraina”, ha affermato a chiare lettere il capo di Stato. “Presumo che coloro che hanno pianificato questi attacchi perseguano l’obiettivo di trascinare la Transnistria nel conflitto. Posso dire con certezza che questi tentativi sono destinati a fallire”, ha aggiunto.

Il capo della Transnistria ha invitato Kiev “a indagare sui fatti del trasferimento illegale di particolari gruppi combattenti e sugli attacchi terroristici che hanno commesso” sul territorio della Transnistria. Inoltre ha chiesto al governo moldavo di non cedere alle provocazioni e di non attaccare la Transnistria.

La posizione del presidente Krasnoselskij è stata sostenuta anche dalla principale forza politica di opposizione in Moldova, il Partito dei Socialisti della Repubblica di Moldova (Partidul Socialiștilor din Republica Moldova, PSRM).

Secondo Vlad Batrîncea, leader del PSRM, dietro le esplosioni in Transnistria ci sarebbe un tentativo di trascinare il Paese in un conflitto armato. “Seguiamo con grande preoccupazione i crescenti tentativi delle forze esterne di trascinare il nostro Paese in un conflitto armato”, ha scritto Batrîncea attraverso i social network. “Il PSRM ha più volte sottolineato che la Moldova deve mantenere lo status di neutralità sancito dalla nostra costituzione, e la leadership a Chișinău e il l’intera classe politica deve escludere qualsiasi azione provocatoria che possa avere conseguenze disastrose per il Paese”.

Anche il governo russo ha espresso preoccupazione per quanto accaduto in Transnistria, augurandosi che né la repubblica autoproclamata né la Moldova entrino nel conflitto ucraino, come dichiarato dal viceministro degli Esteri Andrej Rudenko.

Va fatto notare che, subito dopo gli attentati terroristici, un importante esponente del governo ucraino, Oleksij Arestovyč, consigliere presidenziale di Volodymyr Zelenskyj, ha chiarato che “l’Ucraina potrebbe prendere il controllo della Transnistria” su richiesta della Moldova.

Interrogato su tali dichiarazioni, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov si è limitato a qualificarle come “piuttosto provocatorie”. Il governo filo-occidentale moldavo, guidato dalla presidente Maia Sandu, non ha in realtà espresso alcun interesse nell’intervento ucraino in Transnistria, ed anzi la stessa Sandu ha condannato gli episodi affermando che dietro gli attacchi terroristici c’erano quelle che ha descritto come “forze interessate alla destabilizzazione“.

Quello che è certo, e che né la Moldova né il governo della Transnistria hanno l’interesse ad essere coinvolte in un conflitto armato. Al contrario, l’Ucraina potrebbe tentare di allargare il conflitto ad altri Paesi per tentare di formare una coalizione internazionale antirussa.

Tra l’altro, proprio in queste ore, l’agenzia stampa russa TASS ha pubblicato la notizia secondo la quale il ministero dell’Interno della repubblica non riconosciuta ha riferito di un attacco proveniente dal territorio dell’Ucraina contro depositi di armi vicino al villaggio di Kolbasna. “La mattina del 27 aprile alle 8:45 [ora locale] sono stati sparati colpi di pistola dalla parte ucraina in direzione della zona residenziale di Kolbasna“, ha scritto il ministero attraverso il proprio canale Telegram. “La scorsa notte, diversi droni sono stati rilevati nel cielo sopra il villaggio di Kolbasna nel distretto di Rîbnița. I veicoli aerei senza pilota sono stati lanciati sopra il territorio della Transnistria dall’Ucraina“.

Giulio Chinappi è su World Politics Blog

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Giulio Chinappi
Giulio Chinappihttps://giuliochinappi.wordpress.com/
Laureato in Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale e in Scienze della Popolazione e dello Sviluppo. Ha svolto numerose attività con diverse ONG, occupandosi soprattutto di minori. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro, “Educazione e socializzzione dei bambini in Vietnam”, Paese nel quale risiede tuttora.

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