Se per una parte del paese il problema è Bella Ciao e non il girare armati, minacciare, inneggiare all’odio, siamo di fronte a un grave cambiamento del senso comune.
Se in Italia il problema è Bella Ciao…
L’omicidio di Youns El Boussetaoui, 39enne cittadino marocchino da parte dell’assessore alla sicurezza di Voghera, il leghista Massimo Adriatici, nella sua gravità, paradossalmente, va a saldarsi a un episodio decisamente minore accaduto qualche giorno prima, le minacce pubbliche degli ultras della Lazio al calciatore Hysaj, reo di aver cantato Bella Ciao: sta drammaticamente cambiando il senso comune di alcune cose in Italia.
C’è una parte del paese che ritiene un problema cantare una canzone partigiana e non girare armati, minacciare, inneggiare all’odio. Si tollera perfino che chi è nel governo inviti i giovani a non vaccinarsi durante una pandemi mondiale ed emetta sentenze di assoluzione per un caso di omicidio ad indagini in corso.
Torniamo al caso Hysaj, il calciatore reo di aver cantato un brano della Resistenza italiana durante il ritiro della Lazio. Il suo agente ha rilasciato un intervista in cui si è quasi scusato perché il suo assistito ha osato cantare un brano antifascista. Siamo praticamente a “Hysaj non lo farà più“. Mossa tra l’altro inutile poiché nelle stesse ore a Roma, dopo lo striscione appeso a un ponte di qualche giorno fa, è comparsa una scritta su un muro contro il calciatore albanese: “Hysaj verme, Ultras Lazio”. E non sarà l’unica.

La società Lazio con un comunicato ha difeso il giocatore imbarazzati giri di parola per evitare la parola fascismo, parla di “strumentalizzazioni politiche” come se ci fosse qualche cosa da strumentalizzare. E si riparte come niente fosse.
Eppure non è tanto paradossale come vicenda, se si pensa che la scorsa settimana, durante l’ennesima presentazione-comizio del libro “Io sono Giorgia“, in presenza della Meloni, stavolta in quel di Bologna, le forze dell’ordine sono intervenute in un bar adiacente, identificando titolare e lavoratori, perché avevano osato far suonare la canzone Bella ciao nella versione dei Modena City Rambler.

Una canzone da fastidio dunque, mentre invece è considerato tollerabile minacciare chi la canta. Per non parlare del rispuntare di tutti i sostenitori della “legittima difesa” nel caso Voghera, quelli che ritengono giusto sparare a un uomo disarmato – in maniera accidentale o meno sarà la magistratura a chiarirlo- facendosi giustizia da se.
Soprattutto se l’altro è il nemico perfetto, il bau bau evocato continuamente da una classe politica irresponsabile: extracomunitario, irregolare, con precedenti penali. Praticamente è un condannato a prescindere, qualcosa che andava estirpato.

Tutto ciò è il segno di come, in questo paese la semplificazione estrema di tutto, le scorciatoie violente, la legge del branco e del più forte, la paura come regolatore della vita sociale, stia diventando senso comune.
Dichiararsi fascisti e comportarsi come tali in buona parte dell’opinione pubblica è considerato come dichiararsi antifascisti e questo è inaccettabile.
Non si può avere una posizione neutrale fra chi è fascista e chi non lo è, come se si trattasse di un dibattito in par condicio. Non c’è nessuna polemica, come vengono derubricate sui tg certe notizie, non c’è nessun “caso”: l’antifascismo è la nostra normalità, Bella ciao è la nostra normalità, la giustizia nei tribunali è (dovrebbe…) la nostra normalità.
Tutto il resto cerca risonanza e legittimità, facendo finta di non ricordare che in questo paese la maggior parte del sangue, dalle tragedie, delle provocazioni, sono venute dalla stessa parte e da chi la coccolava e blandiva.
Siamo nello zeitgeist, lo spirito del tempo, ed è li che bisogna adoperarsi con un nuovo sforzo di condivisione ed educazione ai valori della convivenza civile, del diritto e dei doveri all’interno di una comunità.
Il problema non è Bella ciao, il problema sono i fascisti consapevoli e inconsapevoli.
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