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domenica 7 Marzo 2021
Polis L'eredità di Genova 2001: l'eterna sconfitta dei giusti

L’eredità di Genova 2001: l’eterna sconfitta dei giusti

Parlavano di neoliberismo sfrenato, di riscaldamento globale, di disuguaglianza sociale, dei rischi della salute, di politiche migratorie sbagliate: visti a quasi vent’anni anni di distanza, i motivi che portarono in piazza centinaia di migliaia di persone a Genova nel 2001 sono gli stessi che si sono realizzati drammaticamente oggi.

Genova 2001, avevano ragione, hanno ragione

Avevano ragione su tutto. Vent’anni dopo appare lampante come lo era già all’epoca per tutti quelli che guardavano il mondo senza il paraocchi luccicante, almeno in Italia, dell’ultra-liberismo pailettato in salsa d’Arcore.  Oggi il paraocchi ha la forma di una mascherina coi colori della nostra bandiera, ma il meccanismo di rimozione è identico.

C’è una storia infinita di sconfitte che si porta dietro una parte del paese. E avevano tutti ragione, come dei Don Chichotte lanciati contro il mulino a vento della storia.

Avevano ragione i pacifisti al tempo delle guerre americane in Iraq, sbeffeggiati dai soliti coi paraocchi e la bava alla bocca, che li canzonavano come pacifinti, quando preconizzavano il disastro, le bugie di Blair e Bush sulle armi di distruzione di massa di Saddam mai trovate.

Bugie poi ammesse candidamene dal Tony eroe del riformismo europeo, senza che nessuno gli presentasse il conto per le centinaia di migliaia di vittime.

Gli operai nel ’77, i No global, la pandemia

Avevano ragione i ragazzi della pantera, antesignani dei No global. Avevano ragione, andando indietro, persino nel ’77. Una ragione offuscata dalla stagione della violenza e dei depistaggi stragisti della parte oscura del paese.

Già, proprio il ‘77 operaio cioè quella straordinaria presenza in campo della soggettività degli operai che dalla fine degli anni sessanta,  rappresentò la vera novità, nei modi, nei contenuti e nelle forme per la trasformazione democratica della società.

Provate a ricordare la vertenza del gruppo Fiat, che allora coinvolgeva circa 200.000 tra lavoratori e lavoratrici, che dopo 100 ore di sciopero si concluse nel mese di luglio con un grande successo. Oppure lo sciopero generale dei metalmeccanici promosso nel dicembre ‘77, contro le politiche economiche del governo monocolore di Giulio Andreotti, il cosiddetto governo delle astensioni. Tutte cose impensabili oggi che  non devono essere oscurate nella trasmissione della memoria.

L'eredità di Genova 2001: l'eterna sconfitta dei giusti

E tornando all’oggi, al tempo della pandemia mondiale, c’è qualche ragione che fra qualche anno sarà più lampante.

Quello che abbiamo vissuto spiega perfettamente una delle asserzioni principali del materialismo storico (il buon vecchio Marx!), ovvero che il nemico non è la natura (virus) ma la storia (le condizioni create dagli uomini).
Tra qualche anno, col distacco necessario, sarà interessante e tragico contabilizzare e rapportare le vittime del virus con quelle degli speculatori in gessati blu.

L’eredità di Genova

Il G8 di Genova nel 2001 è entrato di diritto nella storia delle grandi sconfitte umane di questo paese. Uno dei peggiori momenti della storia sociale italiana, un momento che Amnesty International ha definito come la più grande sospensione dei diritti umani e democratici dalla Seconda Guerra Mondiale in Europa.

Ma a Genova successe anche un’altra cosa, molto più grave e dimenticata da quasi tutti. Quei giorni, per le strade del capoluogo ligure, tra attivisti di ogni bandiera e colore, sindacalisti, cattolici, antagonisti, migranti, studenti, professori, giornalisti indipendenti, c’erano migliaia di persone che portavano all’attenzione del mondo questioni che, a leggerle ora, sono i motivi del terrore per il presente che stiamo vivendo.

Come se quell’incubo ipotizzato si fosse realizzato: neoliberismo sregolato, paradisi fiscali, impoverimento delle classi medie. E poi l’insostenibilità delle politiche economiche fondate sul debito, emergenza climatica, instabilità mediorientale, esplosione di xenofobia e razzismo.

In questi giorni ci soffermiamo sulla barbarica uccisione di Carlo Giuliani, l’assalto medievale alla scuola Diaz, le torture cilene a Bolzaneto, perchè hanno lasciato una ferita insanabile in una intera generazione.

Ma rimarchiamolo ancora una volta: gli sconfitti avevano ragione e sono stati abbandonati.

BLOB – G8 Genova luglio 2001

 

Elegia degli sconfitti

Tra quegli sconfitti, nella maggior parte dei casi (qualche eccezione c’è sempre ma non è il fulcro del discorso), nessuno ci ha mai guadagnato un solo centesimo con le proprie azioni, anzi. Ci hanno rimesso quasi sempre: in soldi, procedimenti giudiziari, amicizie per discussioni teoriche e di principio, quanto non proprio di violenza fisica e psicologa subita.

Eppure il modo di vedere il mondo, la vita, gli altri è rimasto sempre lo stesso. Hanno continuato a guardare in quella direzione.

E allora quando pensate ai buonisti, alle zecche, a quelli del volontariato, ormai additati come reietti, nemici della nazione, non pensate ai soliti volti noti della politica come numi tutelari del vostro rancore. Provate invece a concentratevi su tutte quelle persone che avete incontrato nella vita, con cui avere condiviso involontariamente cose e fatto altre.

Persone che, parlo per quel che ho vissuto nel mio piccolo mondo, nonostante famiglie, lavoro o situazioni personali complesse, hanno sempre trovato il tempo per rivolgere un pensiero agli altri.

Amici che andavano volontariamente a cucinare per centinaia di rifugiati in un centro di accoglienza qui a Roma, (poi criminalmente smantellato dalle istituzioni locali). Persone che dedicano il loro tempo ai bambini meno fortunati, chi ai malati. Chi a raccogliere cibo e oggetti da spedire ai terremotati, così come irriducibili che caricavano materassi da spedire a Cuba(!)

Allora quando continuate a leggere ovunque delle colpe dei buonisti, i radical chic, è colpa daaa sinistra, da parte di una parte di paese che ragiona solo in termini punitivi e di rivalsa verso il prossimo, provate invece a pensare a questa umanità sconfitta. Ha tanti difetti, dalle magliette rosse ai Rolex(!) ma che non declina la vita unicamente in prima persona: io, me mio.



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Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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