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Tra conferme e imposizioni, il trio von der Leyen, Metsola e Kallas al vertice dell’Unione europea è uno schiaffo alle richieste di cambiamento espresse dagli elettori in tutte le consultazioni in cui sono stati chiamati a esprimere un parere. Ma le autocrazie le vediamo solo negli altri.
Tanti saluti da von der Leyen, Metsola e Kallas
I sondaggi indicano che la stragrande maggioranza degli europei non ne vuol sapere di guerra, sanzioni, riarmo? La UE piazza la russofoba guerrafondaia estremista Kaja Kallas alle politiche estere.
Alle elezioni europee i cittadini votano in stragrande maggioranza per liste critiche verso le politiche economiche e sociali della Ue? Al parlamento confermano la Roberta Metsola come presidente.
Ursula von der Leyen condannata dalla Corte europea per scarsa trasparenza nella gestione dei contratti vaccinali e rapporti opachi con Big Pharma? Viene confermata alla guida della Commissione.
L’Europa risponde con una pernacchia al cambiamento e alla democrazia.
L’Europa, i gioghi dell’establishment e l’avanzata delle destre
– Paolo Desogus*
L’establishment europeo ha sostanzialmente risposto all’esigenza di cambiamento espressa alle scorse elezioni con una sonora pernacchia.
A trarne vantaggio sono proprio “gli estremisti” ovviamente di destra contro cui la von der Leyen sbraita.
Eppure anche lei esprime una forma feroce di estremismo, fondato sul rispetto sacro, salvo accordi sottobanco, dei vincoli di bilancio, la sottomissione atlantista e il dogma della volontà dei mercati.
Alle scorse europee l’estrema destra ha vinto perché ha saputo travestirsi in forza di cambiamento. Proprio in Europa la maggioranza von der Leyen ha mostrato infatti quanto siano ormai culturalmente poveri e politicamente inermi i partiti che afferiscono alla famiglia dei popolari e a quella dei socialisti.
Entrambe condividono gli assunti principali del neoliberismo e non si sognano minimamente di metterli in discussione. La loro unica funzione è quella di muoversi nel sottobosco del potere europeo per ottenere qualche deroga al patto di stabilità o qualche privilegio di posizione per il proprio gruppo politico. Altro non c’è.
In questo contesto Giorgia Meloni ha giocato sino all’ultimo la carta del possibile sostegno a Von der Leyen. Credo che fosse solo un gioco strumentale. Non appena le si è presentata l’occasione di sganciarsi, dopo il sostegno dei Verdi, l’ha colta al volo. Ha ottenuto così un doppio risultato: da un lato si è presentata come un’interlocutrice dell’establishment, ma dall’altro ha scelto di trarsene fuori per continuare ad apparire come una sua ribelle e per continuare a capitalizzare consenso nell’area sociale che non trova ascolto a sinistra.
Più in generale, in Europa, la volontà di non cambiare di una virgola la linea politica economica e estera, soprattutto verso il conflitto in Ucraina, spingerà molti elettori a scegliere l’estrema destra, capace di porsi come forza di cambiamento, seppure in modo strumentale e falso, come Giorgia Meloni insegna.

* Per gentile concessione di Paolo Desogus
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