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L’America profonda che gli eterni obamiani europei fingono di non vedere, distratti dal grande ministero dell’immaginazione, Netflix, è un panorama di rovine e contrasti; il primo paese al mondo per partecipazione alle messe e il primo per morti ammazzati con armi da fuoco. Un paese che sceglie la guerra come valvola di sfogo delle contraddizioni interne.
USA, come sono democratici…
– Fausto Anderlini*
First America! Ma non sono stati in grado di mettere fuori gioco un (ex)Presidente come Donald Trump, che ha tentato un colpo di stato e che perciò si appresta a tornare al potere alle prossime elezioni.
Hanno messo in pista per non far spazio ai sanderisti (manco fossero i sandinisti!) e far mostra di moderatismo, un Presidente letteralmente rimbambito come Joe Biden, presumibilmente manipolato da boiardi più accaniti di quelli che in Vaticano facevano festa con Wojtyla in procinto di santificazione.
Hanno una Corte Suprema farcita di reazionari medioevali messi lì dal presidente golpista, che a confronto il patriarca russo Kirill è un progressista coi fiocchi.
Revocato l’aborto, con le galere ricolme di milioni di disoccupati e coscritti razziali, le relazioni civili regolate con armi di sterminio di massa liberamente in vendita nei supermercati, la pena di morte comminata nei penitenziari e direttamente su strada da una polizia ammalata di obesità, restano in piedi, chissà perchè, solo i quartieri eleganti della popolazione benestante. Unico barlume dello stilismo democratico visibile a Castro, Hillcrest e dintorni con le bandiere iridate che sventolano, per ora in vita.
Un sistema sanitario a base plutocratica così virulento che non accetta neppure le timide riforme obamiane. Nel mentre le fratture di classe nella divisione della ricchezza hanno toccato una intensità inaudita.
Se si escludono le isole ipertecnologiche dell’apparato militare industriale e finanziario con le loro èlites accasate nell’eleganza più esclusiva, nelle quali è rientrato tutto il fall-out dell’innovazione, il resto dell’America interna è un panorama di rovine: città diroccate, villaggi abbandonati, infrastrutture fatiscenti, distese sterminate di mobil-home abitati da milioni e milioni di zombies sociali, poveracci, donne divorziate povere, sole e scarmigliate con torme di bambini malnutriti, anziani e mutilati su seggiole a rotelle.
Con intere zone che ricordano piuttosto le plaghe diseredate dell’Africa nera. Con le strade percorse da fanatici religiosi e altri settari senza denominazione che erigono chiese private per accogliere una inusitata popolazione di sofferenti psichici.
Gli Usa sono il primo paese al mondo per partecipazione alle messe e il primo per morti ammazzati con armi da fuoco.
Un panorama a perdita d’occhio di relitti e decadenza per descrivere il quale non basterebbe il bulino di Piranesi e si potrebbe continuare con un elenco sterminato di contrasti.
E con un paese siffatto alle spalle, compendio di un secolo di egemonia imperiale sul mondo, vogliono far guerra alla Cina, alla Russia e alle cosiddette ‘autocrazie’ asiatiche in nome della superiore ‘civiltà occidentale’ di cui si ergono a paladini.
La guerra come valvola di sfogo delle contraddizioni interne. Ma non sarebbe meglio che mettessero a posto le cose a casa loro?

* Grazie a Fausto Anderlini
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