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Non paghi del disastro euro-ucraino e della catastrofe diplomatica israelo-palestinese, gli USA da tempo vanno in giro in Asia a proporre alleanze militari con la formula del “o con noi o contro di noi” sentendosi rispondere sempre più spesso: “contro”.
La catastrofe diplomatica americana
– Pierluigi Fagan*
Da qualche anno, i teorici della diplomazia alla Henry Kissinger invitano a rendersi conto che non c’è altra via per tenere in equilibrio un mondo in così veloce e potente mutamento. Invano.
A Washington debbono aver appaltato la politica estera a gente che ha fatto le serali o si è laureata on line. Non paghi del disastro euro-ucraino e poi quello israelo-palestinese, da tempo vanno in giro in Asia a proporre alleanze militari indo-pacifiche, invitando a mandare armi in Ucraina. Biden è anche andato a fare petting in Vietnam e cooptare coreani per future azioni in difesa di Taiwan.
Così Putin, dopo due chiacchiere fatte di recete con Xi Jumping, ha preso l’areoplanino ed è andato a firmare un’alleanza militare con la Corea del Nord tra lo sconcerto e lo sgomento di quelli del Sud e del Giappone. Poi è andato a firmare un accordo di eterna amicizia con il Vietnam che ha un lungo debito da saldare sin dai tempi della sua indipendenza a successiva guerra proprio con gli americani.
In pratica, ha dato manforte alla strategia americana che si presenta un po’ ovunque dicendo “da oggi ragazzi dovete dichiararvi o di qua o di là”, salvo far presenta in un secondo tempo quanto costa porsi a favore di x cioè a sfavore di y. Paesi pacifici già alle prese con problemi economici e di sano sviluppo, ora si trovano di colpo gettati in corse agli armamenti e minacce che sembravano svanite.
Davvero non ci si crede quanto è dadaista la strategia americana, non c’entra nulla simpatia o antipatia o adesione o avversità ideologica, è proprio che sembrano l’aereo più pazzo del mondo solo che fanno ridere molto meno (che a me poi faceva ridere poco anche di suo).
A suo tempo lessi che per la sua campagna elettorale contro la Clinton, Trump aveva un gruppo di soli quattro consulenti per la politica internazionale e tra l’altro, tutti monotematicamente specializzati in fossili (carbone, petrolio, gas) e del resto quando vinse nominò Segretario di Stato un ex CEO della Exxon-Mobil. Rozzo ma efficace.
Biden l’ultima volta (contro Trump) pare avesse messo i piedi un gruppo di 1500 esperti prefigurando un disegno molto complesso e articolato della politica estera, un ordito a grana finissima si sarebbe detto.
Be’, visti i risultati, meglio mettere tutto nelle mani di Luttwak e dirgli “vai e fai del tuo peggio”. Forse qualcuno dovrebbe toglierli dal tavolo Risiko e regalargli Diplomacy, è ora di cambiare gioco direi.

* Ripreso da Pierluigi Fagan-Complessità
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