www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.
Edward Luttwak è l’uomo che nei momenti importanti appare sulle reti italiane di massima diffusione per ricordare la voce del padrone e dettare la linea con gli ospiti sull’attenti.
Luttwak, la voce del padrone
Edward Luttwak, il politologo Usa consulente del Dipartimento di Stato americano, uomo da sempre considerato vicino ai Servizi di sicurezza, è la voce del padrone che si fa sentire qui in Italia.
Ospite fisso e conteso dei talk show italiani, interviene in collegamento, con l’immancabile immagine della Casa Bianca sullo sfondo, come a ricordarci di cosa stiamo parlando al di là del tema ipotetico. E detta la linea con gli ospiti sull’attenti.
Appena la tensione internazionale reclama attenzione, quando c’è una crisi, Luttwak l’esperto compare. Ma esperto di cosa? Del colpo di Stato segreto. Nel 1968 ha pubblicato Strategia del colpo di Stato, diventato una sorta di Bibbia reazionaria.
Il testo del politologo, a rileggerlo, fa venire i brividi. Al suo interno ci sono passaggi che vi suoneranno terribilmente familiari:
“Noi vogliamo prendere il potere all’interno del sistema presente. […] Noi dunque avremo un compito duplice: imporre il nostro controllo alla macchina dello Stato e allo stesso tempo usarla per imporre il nostro controllo al paese nel suo complesso”.
“Il nostro strumento sarà il controllo dei mezzi di comunicazione di massa. […] Le trasmissioni radio e televisive avranno lo scopo non già di fornire informazioni sulla situazione, bensì di controllarne gli sviluppi grazie al nostro monopolio sui media”.
“Dobbiamo fare ogni sforzo per sopprimere quel genere di notizie [trattasi della controinformazione]. Se qualche resistenza compare, dobbiamo sottolineare con forza che essa viene da ‘isolati’ ostinati individui, mal informati o disonesti, che non sono affiliati a nessun gruppo o partito importante. […] L’inevitabile sospetto che il colpo di Stato è opera delle macchinazioni della Compagnia [la CIA], può essere stornato attaccandolo violentemente e l’attacco sarà tanto più violento quanto più questi sospetti sono giustificati. Faremo uso di una selezione adatta e opportuna di frasi sgradevoli, […] che restano utili come indicatori del nostro impeccabile nazionalismo”
L’autore di queste “perle” è l’uomo che nei momenti importanti appare sulle reti italiane di massima diffusione, non per darci informazioni sulla situazione, ma per controllare gli sviluppi dei commenti, intervenendo col suo supposto prestigio contro le voci dissonanti.

L’ultima perla di Luttwak
In un articolo pubblicato su Il giornale l’11 maggio, Edward Luttwak ha scritto una riflessione su «la strada interrotta di un’offensiva quasi vittoriosa» in Iran. Secondo il politologo, con il regime in ginocchio un’azione militare sul campo avrebbe permesso la sua rimozione ma «Trump non ha potuto inviare truppe» perché gli americani «non lo avrebbero capito».
Ma la chicca arriva sul finale, ed è questa: «Per gli Stati Uniti, la sindrome post-eroica significa che se, mettiamo, mille militari americani venissero uccisi mentre finalmente si sconfiggono i pericolosissimi governanti iraniani, la ricompensa per il presidente Trump potrebbe essere una rapida rimozione dalla Casa Bianca per impeachment, con un numero sufficiente di voti repubblicani. Se è questo il motivo per cui i Marines e i paracadutisti restano inerti, allora è arrivato il momento di rivolgersi ai contractor, che non hanno da temere né elezioni né impeachment».
Ma è sullo schermo tv che il politologo, nella brevità dei tempi televisivi, quando bisogna essere diretti e coincisi, da il ‘meglio’ di se.
Luttwak e l’apologia della guerra
Ogni apparizione del politologo si tramuta, con le sue esternazioni, in un atto di violenza per chiunque lo stia ad ascoltare con un minimo di discernimento. Le sue parole, pronunciate da chiunque altro (da Cremaschi a Orsini, fate voi, copriamo tutte le posizioni), farebbero scattare tutte le commissioni di vigilanza esistenti in Italia.
Come dimenticare la performance di Luttwak nel marzo del 2022, in prima serata, a “Quarta Repubblica”, il programma di Rete 4 condotto da Nicola Porro? Un intervento che aveva quasi dell’incredibile. Non c’è nemmeno da fare sottolineature. Testuale:
“L’Europa è cresciuta con la guerra. L’Europa ha conosciuto sviluppo e crescita con la guerra. Sempre. Ora è finito questo strano periodo di pace. Siamo nel post-pacifismo. Tutti, a partire dalla Germania, hanno voltato pagina e si riarmano. Gli uomini amano la guerra, le donne amano i guerrieri. Il pericolo della guerra nucleare non c’è, perché i russi non vi ricorrerranno mai. Io ho fatto tre guerre. È stata un’esperienza bellissima e invito gli italiani a considerarla”.
Il solo pregio di queste parole è che spazzava via tutta la narrazione pelosa di politica e media, intrisi di propaganda bellica velata dall’ipocrisia dello scontro tra il bene e il male, la resistenza, la dignità di un popolo che va al macello per la libertà.
Niente di tutto questo. Il tema politico è la guerra, in se stessa, come strumento di modifica della società. Un’arcaica e brutale rappresentazione della natura umana, dove non trovano spazio la storia e le sue lezioni, le acquisizioni del pensiero razionale.
Chi parla di complessità, cioè i famigerati “pifferai di Putin” secondo il mainstream, reclama il diritto alla diversità da tutto questo e la necessità che prevalgano quei processi di apprendimento dalla storia per superare questo stato delle cose.

Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
Leggi anche
- Fermi ad Hormuz, Trump e la guerra che l’America non riesce più a vincere
- Gaza distrutta, ma l’Europa continua a fare affari con Israele
- Campo largo o campo santo? Il centrosinistra continua a scambiare i sondaggi per un progetto
- Era meglio quando c’erano gli Squallor
E ti consigliamo
- Gli analfoliberali
- Malagrazia, viaggio tra streghe e inquisizione
- Un’abitudine inesauribile, scrivere di cinema
- Oltre il confine. Riflessioni dal crepuscolo dell’Occidente
- Pancia di balena
- Shidda
- Noisetuners
- Novecento e oggi
- A sud dell’impero. Breve storia della relazione sino-vietnamita
- Sintropie. Mondo e Nuovo Mondo
- La terra di Itzamnà: alla scoperta del Guatemala
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult













