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venerdì 20 Maggio 2022
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Ripresa record? I ricavi dall’export vanno a finire all’estero

La ripresa sbandierata, trainata dall’export e incensata a reti unificate, parla di dati sbalorditivi nel report 2021, che hanno superato il 2019, ma non dice che questi ricavi vanno all’estero e i salari restano al palo.

I ricavi dall’export? Vanno a finire all’estero

La Banca Centrale italiana ha pubblicato il bollettino della Bilancia dei Pagamenti di dicembre 2021 e il bilancio 2021.

Vi è un surplus delle partite correnti pari al 3.3%, in diminuzione a causa del maggior deficit dei servizi (in specie le spedizioni) e una diminuzione del surplus delle merci derivante dal commercio estero, causa maggior deficit energetico.

In ogni caso il paese è in surplus, ha più di quanto riceva. Spicca il dato degli investimenti finanziari degli operatori economici italiani all’estero, che ammonta a 128 miliardi di euro.

Da qui questi operatori hanno ricavato interessi e dividendi pari a 22 miliardi. La posizione finanziaria netta estera, vale a dire la differenza tra crediti e debiti, è pari a 105 miliardi di surplus. È come se tutta questa manna si sia riversata all’estero.

I media incensano i dati sbalorditivi dell’export nel 2021, che hanno superato il record del 2019, ma non serve a nulla, tutti soldi che vanno all’estero, nel mentre, per sostenere questo ritmo, la classe dominante fa da cane da guardia ai salari, che devono essere bassissimi. 23 milioni di lavoratori, 3 milioni di lavoratori in nero e milioni di disoccupati immolati sull’altare degli investimenti finanziari all’estero.

Ormai non seguo più i media, ho visto che sui giornali sono scandalizzati da eventuali rivendicazioni salariali. Evidentemente i loro padroni gli dicono di stare zitti sulla Bilancia dei Pagamenti, per non far sapere. Tutto taciuto, provo a darne informazione, per smascherare questo scandalo.

Il sangue dei lavoratori viene immolato per poche centinaia di migliaia di finanzieri, che rilasciano continuamente interviste sulle cose da farsi.

Sempre “riforme”, per deflazione salariale e regalie a Confindustria e banche. Nell’immediato dopoguerra questi soggetti furono taciuti, non parlavano più, perché non glielo permettevano e perché avevano vergogna di quanto successo nel ventennio.

Ormai sono 30 anni che dominano incontrastati ma evidentemente non hanno più il senso della vergogna, ogni tanto piangono sulla povertà immane che c’è: lacrime di coccodrillo.

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Pasquale Cicalese
Pasquale Cicalese
Economista. Laureato in Scienze Politiche. È impiegato alla Regione Calabria. Autore di "Piano contro mercato. Per un salario sociale di classe" (L.A.D., 2020)

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