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martedì 17 Maggio 2022
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W Grignani, Rossi e quelli che non gliene frega un accidenti

Con un sistema diventato sempre più telecomandato, un vecchio pazzoide si trova a essere molto più alternativo dei presunti alternativi e quindi viva i Gianluca Grignani.

W Grignani, Rossi e…

A volte, quando mi annoio, ripesco una fantastica apparizione di Vasco, di cui conosco oramai ogni secondo e muoio inevitabilmente dal ridere, soprattutto quando cerca di liberarsi il braccio da Mike e quando dopo un po’ gli dà la mano come se lo avesse appena visto. Un capolavoro.

Ma io non sto ridendo di Vasco, sto ridendo per Vasco. Sto ridendo per l’irriverenza, per l’assenza di calcolo, perché sostanzialmente non gliene frega un cazzo.

La sua fattanza è liberatoria, in uno show business dominato dal carrierismo, dai business plan e dalle strategie, cose che c’erano pure allora, ma ora si sono accentuate in maniera esasperante.

Ed è per lo stesso motivo che rido vedendo la performance di Grignani, che è la catastrofe che manda in vacca tutti i piani, che ti riscatta dal doversi sorbire questi ex trapper ed ex indie di quasi nessun talento che stanno lì a calcolare ogni punto di share che guadagnano con ogni furbatina comunicativa.

Dei ragionieri del consenso facile, nati più vecchi dei vecchi, ma addobbati da ribelli e rivoluzionari. Gente che non viene presentata con quello che ha creato, ma con i like che ha avuto.

Grignani, invece, è come il pugile bollito che decide per orgoglio di non perdere l’incontro truccato o Fantozzi che vince la partita di biliardo dando del coglionazzo al mega dirigente e lo fa con la zampata del vecchio leone, rubando totalmente la scena a Irama.

Perché lui era lì solo per far fare bella figura al giovane nella sua sfida con Rkomi per accreditarsi come nuovo Vasco e per quello era stato di certo pagato profumatamente.

Grignani inciampa all’entrata, non è mai sincronizzato con Irama e manco ci prova, anzi sembra cambiare il tempo apposta e poi va in fuga in mezzo al pubblico tirandosi dietro le telecamere per un tempo che a Sanremo è più che interminabile e che deve aver fatto esplodere di rabbia l’artista committente e il suo staff.

Peggio ancora gli parla sopra mentre canta, lo fa letteralmente sparire, beccandosi in solitaria l’ovazione del pubblico. Irama lo abbraccia, ma si vede che mastica amaro, quando gli dice “sei una Rockstar” intendendo “sei un maledetto vecchio coglione fallito“.

Ma Grignani è il glitch umano nel sistema tecnocratico di artisti automatizzati del music business odierno ed è per questo che a lui va la nostra simpatia.

Gli si fa un gran torto a compatirlo, molto peggiore di quello che si fa a deriderlo, perché il compatirlo è pietismo cattolico simpatetico al sistema, mentre la derisione benevola è complicità nel difetto di fabbricazione e sollievo nel vedere che lassù c’è ancora qualcuno che malfunziona come noi comuni mortali.

Beninteso Grignani è ed è sempre stato un artista mainstream e del sistema ha goduto finché c’è stato un certo margine di tolleranza per il difetto, che ora non c’è più.

È tutto il sistema che è diventato più telecomandato e ora un vecchio pazzoide come lui si trova a essere molto più alternativo dei presunti alternativi e quindi viva i vecchi cavalli pazzi come Gianluca Grignani, che gli dei lo benedicano, lui e gli ultimi della specie di quelli che non gliene frega un cazzo.

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Umberto Palazzo
Umberto Palazzo
Cantautore e produttore, ex Massimo Volume, Santo Niente e Allison Run.

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