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venerdì 13 Maggio 2022
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Quirinale, la democrazia costituzionale sotto attacco del qualunquismo dall’alto

Le votazioni per eleggere il Presidente della Repubblica sono diventate un pretesto mediatico per delegittimare la democrazia costituzionale e i suoi tempi e modi.

Il qualunquismo dall’alto contro la democrazia costituzionale

Da settimane è in atto un ansiogeno e ossessivo racconto mediatico intorno all’elezione del Presidente della Repubblica che tende a delegittimare il parlamento e i partiti che ci metterebbero chissà quanto tempo a scegliere il nuovo presidente.

Questa tiritera ha addirittura anticipato la prima votazione. “Ma come? Non ci potevano pensare prima?”

Noi che pure siamo all’opposizione di questi partiti non dobbiamo cadere nella tentazione di assecondare questa narrazione. Critichiamo le proposte – quasi tutte oscene a partire dall’autocandidatura Draghi – ma non che ci sia un confronto complicato per arrivare a un’elezione così importante.

Siamo di fronte all’ennesima puntata della lunga campagna di qualunquismo dall’alto che ha delegittimato la democrazia costituzionale in questo paese fin dalle fesserie sul modello anglosassone (quello di Trump e Johnson?) osannato dai referendari al seguito di Mario Segni all’inizio di questo trentennio di fallimentare bipolarismo e poi dalla discesa in campo del proprietario delle tv private.

A fomentare questo sentimento popolare contro il parlamento e il parlamentarismo sono opinionisti e commentatori, conduttrici e conduttori in un coro pari a quello che ha trasformato Draghi in superMario e dieci anni fa Mario Monti in Mosè che scendeva dal Monte Sinai dopo aver parlato col Signore (le tavole sotto formula di letterina le avevano già mandate Draghi e Trichet).

Una parte consistente di questo coro è imbevuta di un’ideologia e di un immaginario antiparlamentarista.

Buona parte avrebbe applaudito a scena aperta se alla prima votazione un parlamento zerbino avesse votato Mario Draghi.

Molti di quelli che sparano contro questa lungaggine ne approfittano per rilanciare la proposta di introdurre il presidenzialismo e far eleggere direttamente dal popolo il presidente (ci metteremmo meno tempo a fare le elezioni?).

Il Quirinale e il qualunquismo dall'alto contro la democrazia costituzionale

Si tratta della proposta che negli anni ’70 sosteneva soltanto Giorgio Almirante e che rimane un cavallo di battaglia di Giorgia Meloni e al resto della destra.
L’hanno rilanciata in questi giorni Paolo Mieli, Matteo Renzi e tanti altri personaggi che contano.

Nell’era dei Trump e Bolsonaro, Paolo Mieli ha l’ardire di dichiarare che la preoccupazione che avevano i costituenti non sarebbe fondata e che potremmo andare tranquillamente verso il presidenzialismo.

Tralascio che un presidente rimbambito come Biden dà l’idea che l’elezione diretta non è detto che favorisca la scelta di giovani brillanti come da mitologia presidenzialista. E’ stata proprio la Costituzione a impedire a Berlusconi negli anni ’90, nel 2001, nel 2008 di diventare un monarca ma troppi sembrano dimenticarlo.

La ricetta rappresenta un ulteriore passo nell’americanizzazione della politica, un altro passo verso il restringimento oligarchico.

Prima ci hanno tolto la legge proporzionale (o meglio hanno convinto il popolo che fosse un male e il popolo se l’è abolita con un referendum) che consentiva di eleggere un parlamento che fosse “specchio del paese”, per usare l’espressione di Togliatti.

Per decenni poteva accadere che il partito di governo la DC andasse in minoranza in parlamento su tante leggi fondamentali perchè le forze alleate (socialisti e laici) votavano insieme all’opposizione comunista. Per ben due volte (divorzio e aborto) la DC fu costretta a convocare referendum per cercare di abrogare leggi approvate da un parlamento in cui era andata in minoranza.

Il lavoro nella Costituzione Italiana

Il parlamento dal 1948 fino al 1994 veniva eletto con una legge che non distorceva la rappresentanza. Con un parlamento eletto su base proporzionale e senza sbarramenti si fecero le nazionalizzazioni, si istituì il servizio sanitario nazionale, si approvò lo Statuto dei Lavoratori, si aprirono le scuole e le università ai figli delle classi popolari, si fecero riforme avanzatissime come la legge Basaglia, ecc. ecc. Non ce lo dicono ma nella maggior parte dei paesi europei le leggi elettorali sono rimaste proporzionali.

Poi sono arrivati il maggioritario e il bipolarismo che hanno sottomesso il parlamento all’esecutivo. E tante controriforme sostenute sempre da quelli che alimentano il “qualunquismo dall’alto”.

Abbiamo due poli ma una sostanziale convergenza sulle politiche neoliberiste che hanno prodotto un crescente malcontento che a sua volta delegittima la democrazia costituzionale.

Gli attuali partiti e i loro dirigenti fanno parte tutti di un arco incostituzionale di forze che come principale sport hanno quello di modificare la Costituzione invece di attuarla. Condividono politiche che meriterebbero un’insurrezione popolare.

Il risultato è che propongono nomi per la presidenza della Repubblica che suscitano molte perplessità e a volte orrore o ilarità disperata.

Detto questo però difendo il fatto che il parlamento voti finchè non riesce a eleggere un presidente. E che questo non sia tempo perso ma semplicemente esercizio democratico.
Consiglio di cambiare canale o spegnere la tv. Basta ogni tanto aggiornarsi con un tg.

Dopo la fine del movimento operaio storico sono venuti meno anche i partiti popolari di centro. Abbiamo partiti e politicanti che sono sponsorizzati dalle imprese più dei piloti di formula uno.

Viviamo in una postdemocrazia. Lottiamo per eliminare il post non quel che resta della democrazia.

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Maurizio Acerbo
Segretario nazionale di Rifondazione Comunista- Sinistra Europea. Attivista, agitatore culturale. Comunista democratico, libertario e ambientalista. Marxista psichedelico.

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