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Mentre la politica occidentale litiga su identità e “remigrazione”, il mondo cambia. Cina e Russia pianificano decenni, l’Occidente vive di sondaggi e bilanci trimestrali. Intanto l’intrattenimento digitale anestetizza una società sempre meno capace di pensare il futuro.
L’impero della trimestrale e l’oppio digitale: cronaca di una sconfitta silenziosa
Mentre la politica italiana si accapiglia su proposte di legge anacronistiche come la “Remigrazione“, cercando di recintare il vuoto con bonus natalità basati sul sangue e slogan identitari, il mondo reale si sta spostando su assi che la nostra classe dirigente non sembra nemmeno in grado di percepire. La sensazione non è quella di una crisi passeggera, ma di un’implosione sistemica che ricorda sinistramente la caduta dell’Impero Romano.
Il dibattito sulla cittadinanza e sui “meriti” di nascita è l’ultimo rifugio di un Occidente che ha smesso di progettare il futuro. Definire l’italianità come un valore biologico in una terra che è, per millenni, il risultato di incroci e stratificazioni, è un’operazione ideologica che serve a coprire un fallimento più grande: l’incapacità di garantire dignità.
Nascere in una parte del mondo piuttosto che in un’altra non è un merito, è “solo culo”. Ma è molto più facile vendere la paura del “diverso” che ammettere che siamo tutti schiavi di un sistema capitalistico che vive sulla sproporzione tra una minoranza di predatori e una massa di sfruttati.
Trimestrale contro Piano Quinquennale.
Il vero divario tra l’Occidente e i nuovi protagonisti globali (Cina e Russia in primis) non è solo economico, ma di visione. La nostra classe dirigente è ossessionata dal “trimestrale“: il bilancio fiscale, il sondaggio elettorale del lunedì, il post virale. In Cina, si ragiona per decenni. Mentre noi smantelliamo il welfare e frammentiamo la società, loro costruiscono infrastrutture strategiche e investono sul capitale umano.
Se il tuo orizzonte temporale è di tre mesi, non puoi governare processi epocali come l’Intelligenza Artificiale o i grandi flussi migratori causati dalla depredazione coloniale che l’Occidente continua a perpetrare. Ti limiti a reagire ai sintomi, ignorando la malattia.
TikTok: l’oppio 2.0 e la guerra cognitiva
L’esempio più lampante di questa asimmetria è tecnologico. In Cina, la versione nazionale di TikTok (Douyin) è uno strumento pedagogico: limiti di tempo rigorosi per i giovani e algoritmi che spingono scienza, cultura e disciplina. In Occidente, lo stesso strumento è stato trasformato in un “oppio 2.0”: un flusso infinito di contenuti svuotati di senso, progettati per rincoglionire le nuove generazioni, frammentarne l’attenzione e distruggerne la capacità critica.
Mentre Pechino addestra i quadri dirigenti e gli scienziati di domani, l’Occidente esporta un modello di intrattenimento che produce una massa di consumatori passivi, incapaci di reagire al declino. Non è un caso, è una strategia di guerra cognitiva che la nostra classe dirigente o per incompetenza o per complicità si rifiuta di vedere.
L’invisibile resa
Siamo sulla prua di un Impero morente che, per non guardare l’iceberg, discute della disposizione delle sedie sul ponte. La sconfitta dell’Occidente non avverrà necessariamente con un’esplosione nucleare, ma attraverso una lenta e inarrestabile perdita di senso, competenza e coesione. Una società slegata, dove nessuno è più disposto a lottare per un progetto comune perché il “comune” è stato svenduto al profitto immediato, è una società già sconfitta.
Le leggi sulla remigrazione sono cazzate irrealizzabili, rumore di fondo per un pubblico ipnotizzato dallo schermo. Il futuro appartiene a chi ha ancora un progetto. E, al momento, quel qualcuno non parla italiano, né inglese. Parla russo e cinese.

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